Autocensura e barriere dell'informazione

18 dicembre, 2019
L'autocensura viene definita come l'atto di nascondere intenzionalmente e volontariamente delle informazioni, seppur in assenza di ostacoli formali.
 

A volte scegliamo di non svelare le informazioni in nostro possesso. Taciamo senza che ci sia una vera barriera a impedirci di parlare. Decidiamo che è meglio stare in silenzio invece di condividere le informazioni. Perché? Dobbiamo il tutto a un meccanismo psicologico conosciuto come autocensura. L’autocensura viene definita come l’atto di nascondere intenzionalmente e volontariamente delle informazioni, seppur in assenza di ostacoli formali.

Se pensiamo che svelare alcune informazioni potrebbe essere controproducente, probabilmente finiamo per non condividerle. Le informazioni autocensurate possono contribuire alla convivenza tra persone di una stessa società e aiutare a prevenire atteggiamenti ostili. Tuttavia, l’autocensura può causare angoscia, senso di colpa e vergogna, oltre a impedire il libero flusso di informazioni. Di conseguenza, può portare la società all’ignoranza, impoverire il dibattito politico e contribuire al deterioramento morale. 

Il libero accesso all’informazione

Il libero accesso all’informazione dà più valore alla libertà d’espressione e al pensiero critico, inoltre permette discussioni consapevoli, aperte e gratuite; facilita la trasparenza del sistema e migliora la fruibilità delle discussioni pubbliche.

Tutto ciò permette ai leader e a chi fa parte della società di prendere decisioni più equilibrate e meglio argomentate rispetto a temi sociali; in questo modo si preverranno le trasgressioni morali. Il libero accesso all’informazione permette anche uno scambio dinamico di opinioni e rende più facile lo sviluppo della tolleranza. 

 

Eppure, in ogni società c’è una certa tensione tra il flusso della libera informazione e i suoi limiti. In tal senso, tendiamo a pensare che un flusso incontrollato possa arrivare a danneggiare una società. 

In effetti, persino gli stati più liberali, democratici e illuminati ritengono sia necessario porre un freno almeno a parte dell’informazione e delle opinioni. Ma il limite all’informazione non è solo dettato dalle leggi, dalle norme e dai meccanismi formali, bensì anche da individui, come membri della collettività che impongono l’autocensura.

Caratteristiche dell’autocensura

L’autocensura richiede che il soggetto sia in possesso di un’informazione non ancora svelata. Sono da escludere dunque le opinioni. L’informazione, al contrario delle opinioni, deve essere veritiera, deve fare riferimento a fatti realmente accaduti e che si dà per scontato siano stati verificati e convalidati, indipendentemente dalle opinioni personali. Il contenuto dell’informazione può essere di diverso tipo, con tematiche che vanno da argomenti piacevoli a meno piacevoli.

L’atto di censura indica l’individuo che intenzionalmente e volontariamente rifiuta questa informazione (non la condivide) nonostante l’assenza di ostacoli formali, come la censura imposta dall’esterno, che gli impediscano di condividerla.

Ecco in cosa consiste: nel fatto che le persone decidano volontariamente di non condividere una informazione in assenza di un limite che impedisca loro di farlo. Tale comportamento implica che gli individui controllano e regolano in modo informale il flusso informativo; in altre parole, ostruiscono il libero accesso all’informazione, la libertà di espressione e il libero flusso di informazione.

 
Uomo in un bar con le cuffie alle orecchie

Elementi psicologici alla base dell’autocensura

L’autocensura si fonda almeno su tre elementi di base definiti dalla psicologia:

  • In primo luogo, gli esseri umani tendono, da un punto di vista evolutivo, a condividere, comunicare e divulgare le informazioni. I membri delle diverse società hanno un incentivo psicologico e sociale nel condividere informazioni. Pertanto, affinché abbia luogo l’autocensura, deve esistere un altro motivo in contrapposizione.
  • In secondo luogo, i membri di un gruppo si preoccupano del gruppo di appartenenza. Questo significa che cercheranno di mantenerne un’immagine positiva e di omettere quelle informazioni che abbiano implicazioni negative per l’immagine del gruppo.
  • Infine, una persona consapevole di essere in possesso di nuove informazioni rilevanti e che non siano ancora state svelate si troverà di fronte a un dilemma se è consapevole che queste potrebbero causare danno, perché in violazione di una norma, di un dogma, di una ideologia o di un valore.

La gravità del dilemma può variare da persona a persona e dipende dal tipo di informazione, contesto o da altri fattori. Ma un individuo può sperimentare almeno in minima parte un dilemma quando pratica l’autocensura.

 
Donna che si autocensura

Fattori che influiscono sulla situazione

Sono quattro i fattori che contribuiscono all’autocensura: il contesto di gruppo, i fattori individuali, il tipo di informazione e i fattori circostanziali. L’importanza del contesto collettivo affonda le radici nel fatto che quest’ultimo detta le necessità e gli obiettivi dei membri della società e le sfide che essi devono affrontare per raggiungerli.

Inoltre, offre opportunità e pone restrizioni, stimoli e inibizioni, così come gli spazi e i confini dell’agire umano. In quanto ai fattori individuali, i tratti della personalità, la visione del mondo, i valori, le ideologie, le emozioni, gli atteggiamenti e le motivazioni influiranno sull’autocensura.

Per quanto riguarda il tipo di informazione, a influire sulla censura saranno: il peso di un certo tipo di informazione, l’importanza che essa assume nel presente, il tipo di azione che coinvolge l’informazione, gli obiettivi dell’informazione e i quesiti problematici posti da quel tipo di informazione.

Al tempo stesso, i fattori circostanziali associali alla raccolta di informazioni, al numero di persone che ne sono a conoscenza, al tempo trascorso dal momento in cui l’informazione è stata acquisita e le caratteristiche del possibile audience a cui rivelarla (identità, ruolo, stato, ecc) influiranno sull’autocensura.

 

Sulla base di questa considerazione, la persona calcola i costi soggettivi e le ricompense per ogni decisione e poi si trova dinnanzi al dilemma che insorge quando si tratta di risolvere la dissonanza. Il risultato di queste considerazioni personali soggettive determina se una persona rivelerà l’informazione, a chi, se solo in parte o del tutto, o se piuttosto metterà in atto l’autocensura.