Autopsia psicologica: di che si tratta?

16 Maggio 2020
L'autopsia psicologica è un metodo scientifico che si applica nell'ambito di un'indagine giudiziaria. Il suo scopo è stabilire le possibili cause di un suicidio, se è effettivamente tale e a quali schemi psicologici si adatta.

L’autopsia psicologica è una tecnica forense volta a stabilire o specificare le cause del suicidio e, in alcuni casi, a confermare se la morte di una persona sia stata effettivamente causata da tale circostanza. È un metodo di investigazione relativamente nuovo, utilizzato in modo sistematico solo nel XXI secolo.

Il termine autopsia psicologica fu usato per la prima volta negli anni ’50 nelle opere di Shneidman e Farberow. Edwin S. Shneidman era uno psicologo clinico americano che si dedicò allo studio del suicidio e della tanatologia. Insieme a Norman Farberow e Robert Litman, ha fondato il Los Angeles Suicide Prevention Center nel 1958.

Ma il concetto di autopsia psicologica esisteva negli Stati Uniti già dal 1920. Dopo il periodo conosciuto come la Grande depressione, si verificò un’ondata di suicidi. Questa sorta di “epidemia” attirò l’attenzione di molti scienziati che cercarono di trovare le cause comuni dei suicidi. Ma fu solo con Shneidman e Farberow che si consolidò il concetto di autopsia psicologica.

“Il suicidio è il peggior tipo di omicidio, perché non lascia spazio al pentimento”.

-John Churton Collins-

Referto psicologico

L’autopsia psicologica

Durante un’autopsia psicologica si realizza una ricostruzione indiretta e retrospettiva della vita e della personalità della persona deceduta. È una tecnica investigativa che mira a stabilire le circostanze e le ragioni che hanno portato una persona al suicidio.

In termini generali, ha due obiettivi primari: il primo è di tipo forense, il secondo di natura epidemiologica. Si effettua un’autopsia psicologica nell’ambito di un’indagine criminale, dunque ci riferiamo a uno strumento a complemento dell’autopsia medico-legale. Si utilizza quasi sempre in caso di dubbi sulla causa della morte.

Da un punto di vista epidemiologico, questo strumento ha lo scopo di raccogliere informazioni pertinenti sul comportamento, le circostanze e le motivazioni del decesso di un individuo. Tutte queste informazioni possono servire a individuare fattori di rischio comuni col fine di prevenire o evitare nuovi suicidi.

Sebbene in misura minore, questo strumento serve anche ad altri scopi. Per esempio, a stabilire la validità legale delle azioni pre-morte (firma di documenti, ecc.). Può servire, inoltre, a valutare se sono stati commessi degli errori nella terapia delle persone sottoposte a trattamento medico o psicologico e, tra le altre cose, a strutturare profili psicologici e creare delle categorie criminologiche.

Gli strumenti di investigazione

Questo tipo di autopsia si basa su tre strumenti: lo studio della scena del crimine, la compilazione di profili psicologici e un colloquio con le persone vicine alla vittima. Lo studio della scena del crimine fornisce importanti indizi sul caso. Il metodo scelto, la disposizione degli oggetti attorno al corpo e altri elementi simili ci danno informazioni preziose.

La ricerca delle tracce psicologiche riguarda la raccolta di lettere, messaggi, giornali e tutti quei documenti o quelle informazioni che possono essere utili sia per stabilire un profilo psicologico della vittima sia per chiarire le circostanze in cui è avvenuta la sua morte.

I colloqui con le persone vicine alla vittima hanno anche lo scopo di raccogliere informazioni sulla personalità o sulle motivazioni del suicidio. Quest’ultima è una delle procedure più controverse dell’autopsia psicologica. È molto difficile, di fatto, stabilire i pregiudizi o gli interessi delle persone interrogate.

Donne che parlano

Autopsia psicologica: i protocolli da seguire

Esistono diversi protocolli per eseguire un’autopsia psicologica. Uno dei più utilizzati è il modello MAPI, proposto dalla Dott.ssa Teresita García Pérez. Il metodo definito da questa dottoressa cubana si è dimostrato pratico e molto funzionale. È il più utilizzato nei paesi latino americani. La parola MAPI si riferisce ai quattro aspetti di base da analizzare. Questi sono:

  • M – Mentale. Analizza le abilità e le capacità cognitive, come il giudizio, la cognizione, l’intelligenza, la memoria e l’attenzione.
  • A – Affettivo. Cerca i segni di possibili disturbi affettivi, come ad esempio la depressione.
  • P – Psicosociale. Esamina le relazioni sociali che la vittima ha avuto durante la sua vita.
  • I – Interpersonale. Stabilisce il modo in cui la persona si relazionava con il suo ambiente più vicino.

Il protocollo indica che prima di tutto bisogna analizzare la scena del crimine per trovare tracce psicologiche, segnali e indizi sulle circostanze del suicidio.

In seguito, bisogna fare dei colloqui strutturati con tre amici intimi su 60 aspetti riguardanti la vittima. Questi colloqui devono essere svolti da uno a sei mesi dopo il tragico evento.

Infine, si effettua un’analisi interdisciplinare che coinvolga almeno uno psicologo, un medico e un criminologo. Dopodiché, si elabora una perizia di natura probabilistica. Questa stabilisce la causa della morte in base al codice NASO: Naturale, Accidentale, Suicidio, Omicidio. Per finire, si individuano le possibili cause che hanno portato la persona a suicidarsi.

Terroba-Garza, G., & Saltijeral, M. T. (2014). La autopsia psicológica como método para el estudio del suicidio. Salud Pública de México, 25(3), 285-293.