Ai bambini con bisogni speciali non serve compassione

8 aprile 2016 in Emozioni 25 Condivisi

Ai bambini con bisogni speciali non serve compassione, ma di sicuro altri atteggiamenti: naturalezza, affetto e comprensione. A nessuno piace essere guardato con compassione.

Uno sguardo compassionevole può nascondere la migliore intenzione del mondo, ma in realtà può anche stigmatizzare e sottovalutare la persona che si ha davanti. Quando ci guardano con compassione per un difetto fisico, per la nostra situazione economica o per aver commesso un errore, ci sentiamo ancora peggio e pensiamo “cos’ho fatto di male per meritare tutta questa pena?”.

Il bambino e la sua famiglia vivono un’infinità di situazioni stressanti che possono attenuarsi se esiste un sostegno sociale di qualità, in cui si sentano protetti e compresi. Ora vi parleremo di alcune delle situazioni che certi genitori e i loro figli si trovano ad affrontare, in modo che possiate sviluppare un adeguato atteggiamento empatico nei loro confronti.

La disabilità non ti definisce; ciò che ti definisce è come affronti le sfide che ti presenta la disabilità.
Jim Abbott

Una diagnosi difficile

La gravidanza per ogni donna è motivo di felicità e tutte le madri e i padri desiderano che le cose vadano per il meglio, che il figlio nasca sano per poter affrontare le richieste di un mondo sempre più esigente.

Alcuni esami fatti durante la gravidanza possono rilevare la presenza di problemi genetici, conseguenze di teratogenesi e altre malattie incurabili che colpiscono il feto. I genitori dovranno affrontare la situazione e decidere se procedere o meno con la gravidanza, in base al loro modo di pensare e ai loro personali valori che non ci soffermeremo a descrivere.

Madre-figlio

Vale a dire, a molte madri e molti padri la diagnosi viene comunicata già durante la gravidanza. In altri casi, la diagnosi verrà fatta alla nascita e può essere che il bambino presenti difficoltà quando inizia a crescere. In ogni caso, è sempre una diagnosi difficile, complicata e dal grande impatto emotivo.

È in quel momento che la donna, da sola o con il partner, capisce che la maternità sarà diversa, non migliore o peggiore, semplicemente diversa… ed è un momento fondamentale per affrontare la situazione a seguire. L’informazione deve essere vera, concisa e va trasmessa con delicatezza e comprensione.

Affrontare la diagnosi

Arriva il momento di selezionare le informazioni corrette, di pensare ad un programma d’azione per prendersi cura al meglio del bambino, di volersi bene psicologicamente e di capire che si tratta di crescere un bambino, sapendo, però, che c’è qualcosa di sconosciuto.

Famiglia

Poco a poco, accettando la diagnosi, i genitori si dedicheranno al bambino con tutta la loro forza e la loro speranza per poter garantirgli tutto ciò di cui ha bisogno. Sessioni di riabilitazione, uno spazio per il bambino e, soprattutto, l’affetto di cui tutti i bambini hanno bisogno.

Un bambino speciale è con noi

I bambini con bisogni speciali hanno molto da insegnare. Sono campioni che lottano per poter superare molto lentamente tutte le difficoltà che devono affrontare e lo fanno sempre senza lamentarsi, con un sorriso.

A volte i loro sentimenti sono talmente intensi da dare brividi, ma bisogna dare un’immagine di positività, far capire loro che hanno un appoggio nelle sfide della vita quotidiana.

Parte del problema con la parola “disabilità” è che suggerisce un’incapacità di vedere, ascoltare, camminare o fare cose che molti di noi danno per scontate. Ma che succede con chi non può sentire, parlare dei suoi sentimenti, controllare le sue emozioni, creare dei legami, realizzarsi come persona; persone che hanno perso la speranza, che vivono nella disgrazia e nell’amarezza? Per me, sono queste le vere disabilità.
Fred Rogers

I bambini con bisogni speciali ti aprono il cuore e non tengono nulla per sé. Sono puro sentimento in un corpo che forse non risponde loro. Sono riconoscenti, tremendamente affettuosi, giudicano con gli occhi dell’amore e il loro silenzio non è scomodo. È il silenzio della calma e della riflessione.

Bambino-triste-alla-finestra

Molte volte hanno bisogno di più ospedali e centri di riabilitazione in qualche mese di quanti ne abbiamo bisogno noi in tutta la vita. Non si meritano uno sguardo di compassione, perché non hanno niente per cui essere compatiti. Ci danno una lezione di lotta e di vita in qualsiasi momento. Pura e bella, senza dubbio curativa.

L’integrazione con i simili e la società

A seconda del problema, questi bambini incontrano minori o maggiori difficoltà nell’adattarsi all’ambiente in cui vivono. Sfortunatamente, persone che “a priori” non hanno alcuna disabilità intellettiva si comportano con questi bambini mostrando astio, sguardi compassionevoli e pena per quello che si trovano a dover affrontare.

Inoltre, si permettono di fare commenti ancora più negativi: “Poverino, mi fa pena”, “Vi è capitata questa cosa e non è giusto”, “Dio sa perché fa le cose”. L’ignoranza che trasmettono le persone di questo genere deve far male.

Queste persone vanno allontanate dalla vita del bambino e de genitori, vanno ignorate come meritano. La maggior parte della gente è buona, educata e rispettosa nei confronti di queste situazioni, quindi non bisogna dare troppa importanza a chi non la merita.

Nascondino-pesci

Le persone che vogliono bene al bambino hanno bisogno che la situazione venga affrontata con naturalezza, come un problema di sviluppo che può essere tenuto sotto controllo con l’aiuto dei migliori professionisti e tutti coloro che amano vedere il bambino sorridere come nient’altro nella vita.

Noi dobbiamo lottare affinché tutti i bambini si integrino e vadano d’accordo al parco, a scuola, in qualsiasi posto, eliminando qualsiasi barriera architettonica. Perché un po’ di giustizia e un ambiente pieno d’amore possono fare miracoli per i bambini e renderli felici la maggior parte del giorno.

La famiglia, i compagni, i professionisti e gli amici non chiedono altro… se un bambino è felice in qualunque circostanza, cosa chiedere di più?

Immagini per gentile concessione di Analía Heredia.

Guarda anche