Un bambino che mente dev’essere educato, non sgridato

28 dicembre 2016 in Psicologia 0 Condivisi

Vogliamo iniziare questo articolo con una famosa frase del Dr. Seuss che recita: “Gli adulti sono semplicemente bambini invecchiati”. Forse solo in questo modo, infatti, potremmo capire più facilmente perché un bambino mente. L’empatia con i più piccoli è un’arma molto potente. In fondo, infatti, gli adulti non rimangono per sempre un po’ bambini?

A tutti i genitori piacerebbe sapere perché i bambini mentono. A volte capirlo sarebbe semplicissimo, basta riuscire a pensare come loro. Ma i nostri bambini sono consapevoli della gravità della bugia? Sanno distinguere un tipo di bugia dall’altro? Oggi vogliamo cercare di rispondere a queste domande.

Gli studi sulle bugie dei bambini

Un bambino che mente non è più “cattivo”, anzi, secondo la psicologa Victoria Talwar, dell’Università McGill, in Canada, la bugia e la verità non dovrebbero essere considerate come due opposti, come bianco o nero. I bambini, infatti, decidono se dire una cosa vera o falsa a seconda delle conseguenze del messaggio, e più nello specifico dei problemi che causerà loro.

Secondo lo studio della dottoressa Talwar, a seconda del castigo o del male che farà al bambino quella verità o quella bugia, il piccolo opterà per una o per l’altra risposta. Non è una decisione conscia, è semplicemente dettata dalla volontà di evitare una situazione negativa.

Tuttavia, quando a dire una bugia al bambino è il genitore, il danno è molto maggiore. Quando accade, infatti, i nostri figli lo considerano un tradimento.

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La cosa curiosa di questo studio, condotto su 100 bambini dai 6 ai 12 anni e sui loro genitori, è che questi ultimi di solito spiegano ai loro figli che mentire è sbagliato. Eppure anche loro mentono, sebbene lo facciano al fine di rendere più facile e meno dolorosa la vita dei propri figli. Ma questo comportamento confonde i bambini, soprattutto quelli più piccoli.

I bambini tengono in considerazione il motivo della bugia quando la giudicano?

Durante l’esperimento condotto dalla dottoressa Talwar, sono stati proiettati alcuni video con diverse situazioni in cui qualcuno veniva danneggiato. In alcuni video una persona mentiva e quindi l’innocente veniva punito; in altri, la persona diceva la verità e quindi era il colpevole a ricevere un castigo.

Dopo aver mostrato il video, si chiedeva ai bambini come giudicavano il comportamento dei diversi personaggi. La psicologa voleva capire qual era il giudizio morale che i bambini davano alle diverse situazioni che avevano visto, e analizzare così i diversi stadi dello sviluppo di ogni bambino da questo punto di vista.

Le risposte sono state diverse e hanno dato luogo a diverse interpretazioni. Anche se non c’è un’età precisa in cui il bambino inizia a distinguere verità e menzogna, è stato possibile osservare diverse reazioni:

  • I bambini più piccoli dell’esperimento in generale hanno valutato la bugia come una cosa negativa. Tuttavia, sono anche stati più accondiscendenti con i personaggi che mentivano, quando la bugia evitava un danno o lo diminuiva.
  • Per i bambini di età compresa tra i 10 e i 12 anni, la differenza tra bugia e verità era più marcata. Erano consapevoli delle conseguenze che dire la verità o una bugia avrebbe comportato, quindi agivano di conseguenza e in modo consapevole.

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Un bambino che mente ha i suoi motivi?

Quando un bambino mente, dobbiamo valutare questo comportamento soprattutto a seconda della sua età e non vederlo per forza come un tradimento che ci deve far arrabbiare. Secondo Alicia Banderas, autrice del libro Pequeños Tiranos (piccoli tiranni), i bambini mentono soprattutto per evitare di essere puniti. Altri motivi potrebbero essere: la vergogna di aver fatto qualcosa di sbagliato o la voglia di fare qualcosa che amano fare, ma che in quel momento è vietato.

D’altra parte, le ricerche ci dicono che i bambini con uno sviluppo cognitivo più avanzato cominciano a mentire già a due anni. Tutti gli altri di solito iniziano a farlo verso i tre o quattro anni, e lo fanno nello stesso modo in cui si avventurano in tutti gli altri terreni ancora sconosciuti. Non è altro che un modo di sperimentare, di provare e sbagliare: dire una bugia e vedere quanto possono essere drammatiche le sue conseguenze.

Tuttavia, alle volte, soprattutto quando hanno qualche anno in più, la bugia può essere voluta per sembrare migliori degli altri oppure per proteggere i propri segreti o per un semplice capriccio.

Come genitori, quindi, dobbiamo fare attenzione quando mentiamo ai più piccoli. Se scoprono la bugia, probabilmente si sentiranno traditi. Inoltre, se mentiamo spesso, soprattutto se lo facciamo per manipolarli attraverso promesse che non manteniamo, arriverà un momento in cui per loro le nostre parole non conteranno niente.

Per questo motivo, ci sembrano così importanti le conclusioni dello studio di Talwar. I genitori e gli educatori devono parlare di più con i bambini e spiegare lori la differenza tra bugie e verità. Come accade quasi sempre, il dialogo è la soluzione migliore.

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