E se alla base di tutti i disturbi vi fosse la mancanza di autostima?

· 16 aprile 2017

L’autostima è quella parte del nostro auto-concetto che rende più o meno resistente la nostra pelle emotiva. Amarci in modo incondizionato è, indubbiamente, la pietra angolare del benessere psicologico, ma anche se a priori il concetto di amor proprio possa sembrare semplice, in realtà è più importante di quello che immaginiamo per quanto riguarda il raggiungimento della felicità.

È impossibile essere felici se non amiamo noi stessi. Amarsi, accettarsi, approvarsi e stimarsi qualsiasi cosa accada, qualsiasi cosa dicano gli altri e nonostante i fallimenti, è il cemento per costruire una vita costellata di soddisfazioni, gioia e pienezza.

Esercitare l’accettazione incondizionata di se stessi è un lavoro così difficile che, permettetemi la ridondanza, è difficile trovare persone che si amino davvero e senza maschere.

Non sappiamo esattamente perché l’essere umano, per norma generale, ama così poco se stesso. A quanto pare ha a che vedere con l’ego e con l’ansia di spiccare sugli altri mortali.

Quando vogliamo essere speciali o migliori degli altri, finiamo per amareggiarci; alla fine, scopriamo di avere anche delle carenze e dei limiti e di non essere così singolari come pretendevamo di essere.

Questo permette al pensiero polarizzato -o bianco o nero- di attivarsi nella nostra mente e di creare in noi un dialogo interiore del tipo: “Se non mi distinguo dagli altri, allora non valgo assolutamente nulla”.

Il segreto per avere un’autostima sana, dunque, è non pretendere mai di attribuirci troppo valore, bensì un valore unico, comune a tutti gli esseri umani.

 La mancanza di autostima e la sua relazione con alcuni disturbi

Se osserviamo alcuni disturbi psicologici classici, ci renderemo subito conto che la loro origine è in gran parte influenzata dalla mancanza di amore verso se stessi. Questa mancanza di stima si trasformerà, successivamente, in credenze disfunzionali, emozioni negative e condotte controproducenti che inseriscono la persona in un circolo vizioso.

Per capirlo meglio, analizziamo alcuni esempi:

Disturbo d’ansia

Le persone ansiose provano un’intensa paura nei confronti del futuro. I loro pensieri sono sempre catastrofici, poiché credono che realizzando una certa azione, possono fallire o può capitare loro qualcosa di terribile.

È evidente che al di sotto di questa paura esiste un’immensa insicurezza. Queste persone non hanno fiducia nelle loro capacità né credono di avere le potenzialità per affrontare da sole le avversità. 

Per quasi tutto, hanno bisogno di qualcuno che le aiuti, che risolva i loro problemi o le accompagni in modo da ridurre la loro paura. Dicono a se stessi: “Tu non vali niente, non ce la fai e non sai farlo, dunque hai bisogno che lo faccia qualcuno migliore di te

Disturbo ossessivo-compulsivo (DOC)

È una delle vie di fughe “naturali” del perfezionismo portato all’estremo. Una persona è perfezionista quando pensa di dover fare tutto senza errori. Questo non è altro che il risultato, come già detto, del volersi distinguere dagli altri. Il perfezionista dubita spesso, gli è difficile decidere, poiché è indispensabile che tale decisione lo conduca verso il cammino corretto; infine, crolla quando si accorge che questa perfezione anelata è irraggiungibile.

Anoressia e bulimia

In questo caso l’assenza di autostima è particolarmente evidente. Queste persone credono che varrebbero molto di più se il loro fisico rispettasse certi canoni irrealistici, stabiliti dalla società imperante. Attribuiscono, dunque, il loro valore personale ad un fisico che non apprezzano.

Non si ameranno fin quando il loro fisico non sarà adatto. Così come accade con il DOC, l’ossessione è così forte da deteriorare in modo tremendo la propria immagine corporea: tutto l’opposto di quello che si voleva.

Dipendenza emotiva

Quando penso che gli altri valgono più di me o che io non sono degno di stima, ci sono alte probabilità che finisca con l’essere un dipendente emotivo e che arrivi a sopportare condotte da parte di altre persone che, altrimenti, non tollererei.

Il pensiero del dipendente emotivo recita nel seguente modo: “Dato che io non valgo nulla e non merito amore, mi accontento delle briciole che mi lasci e resto alla mercé di quello che vuoi fare di me”.

Depressione

Anche in questo caso la mancanza di amore è ben visibile. Le persone depresse vedono se stesse “molto piccoline”, totalmente prive di valore e, pertanto, rimandano l’avvio dei loro progetti scontrandosi con questa barriera.

Credono che nulla di quello che intraprenderanno andrà bene e arrivano persino al punto di non vedervi alcun senso, “Perché?”

Si sentono colpevoli, miserabili, vittime e si convincono ogni giorno di non valere nulla e che, quindi, nessuno le apprezzerà.

Potremmo citare moltissimi altri disturbi: tutti quelli che hanno a che vedere con il controllo degli impulsi, con il riempimento dei vuoti interiori, i disturbi di personalità, etc. Possiamo vedere facilmente che il comune denominatore in tutti essi è la mancanza di amore e che se, in quanto professionisti, non lavoriamo sull’accettazione di sé in modo efficiente, la cura si rende praticamente inattuabile, infatti resteremmo ad un livello superficiale.

Avere come obiettivo ultimo l’accettazione di se stessi ci rende liberi: i fallimenti perdono importanza, così come le critiche o i rifiuti altrui. La perfezione smette di essere cercata e permettiamo a noi stessi di agire in conformità al nostro criterio personale, indipendentemente da tutto il resto.