Black Mirror: Caduta libera, disumanizzazione del futuro

· 16 novembre 2018
Caduta libera ci ricorda l'invasione dei social network che viviamo al giorno d'oggi e ci induce a prendere coscienza di quanto possono essere pericolosi e irreali.

Black Mirror è un gioiello del piccolo schermo che, invece di ipnotizzarci e farci dimenticare il mondo che ci circonda, ci motiva a essere più critici con la nostra realtà quotidiana. Non è una serie convenzionale, non c’è connessione tra gli episodi, non è necessario vederla in ordine, non obbliga a fare una maratona di ore e a volte risulta difficile da digerire.

In questo articolo parliamo del primo episodio della terza stagione intitolato Caduta libera, che sebbene sia ambientato nel futuro, ci ricorda enormemente il mondo in cui viviamo. Non è un caso isolato in Black Mirror; come ha dichiarato in più di un’occasione lo stesso creatore, Charlie Brooker, non si lascia ispirare dalla fantasia, bensì dalla nostra contemporaneità.

Caduta libera, trama

Caduta libera ci ricorda l’invasione dei social network che viviamo al giorno d’oggi e ci induce a prendere coscienza di quanto possono essere pericolosi e irreali.

Con attrice protagonista Bryce Dallas Howard nel ruolo di Lacie, questa puntata ci presenta un mondo perfetto nel quale non esiste il grigio e tutto è in tonalità pastello, dagli indumenti alle case e i mobili. Tutto è meraviglioso e idilliaco in questo futuro, non molto lontano. Tuttavia, come accade con i social network, questo mondo nasconde un volto molto amaro.

Lacie è la protagonista di questa storia, di questo ecosistema nel quale le persone vengono giudicate in base alla loro popolarità su un’applicazione molto simile a Instagram, dove 0 è il punteggio più basso e 5 il più alto. Grazie alle valutazioni altrui e alla propria rete di contatti, è possibile ottenere un impiego migliore, comprare un appartamento e ottenere un gran numero di benefici. Cosa succederebbe se prendessimo sul serio tutto quello che vediamo su Instagram? Cosa accadrebbe se iniziassimo a classificare le persone in base alla loro popolarità su un social network?

Ancora una volta Black Mirror ci ricorda il lato più nascosto del nostro mondo, ci mostra una verità che conosciamo, ma che sembriamo ignorare. Se non avete ancora visto questo episodio, vi consigliamo di interrompere qui la lettura in quanto l’articolo presenta spoiler, necessari per trattare le tematiche più importanti in esso presenti.

Black Mirror, dietro la perfezione

Oggi giorno consultiamo Facebook, Instagram, Twitter… ognuno ha le sue preferenze, ma è indiscutibile che i social network sono diventati in poco tempo parte delle nostre vite. Sono l’immagine che vogliamo dare al mondo, chi ci piacerebbe essere, ma non siamo. Il volto migliore della nostra vita quotidiana.

In Black Mirror l’applicazione stella serve per dare un voto alla gente, molto simile ai Mi piace di Facebook, con la differenza che questi punti sono punti sociali, funzionano ben oltre la rete e determinano la vita reale.

Lacie è una giovane popolare, anche se non appartiene all’elite, ha un buon lavoro, ma la sua vita potrebbe essere di gran lunga migliore. È completamente dipendente da internet e cerca di attirare di continuo l’attenzione di una vecchia amica di infanzia, Naomi, una ragazza bella e con una vita perfetta, la quale sta per sposarsi.

I voti possono essere pubblici o anonimi e le ripercussioni di un giudizio negativo possono essere devastanti. Per questo motivo, tutti gli abitanti di questo mondo cercano di comportarsi secondo le leggi, di essere gentili e sembrare “perfetti”.

Pensiamo un attimo a Instagram, i profili che seguiamo, soprattutto quelli più popolari, presentano una falsa felicità, una bellezza dolorosamente perfetta. Cosa succederebbe se trasferissimo ciò alla vita reale? Possiamo applicare un’infinità di filtri per venire bene in una foto, possiamo valutare tutto quello che pubblichiamo, ma non possiamo sempre compiacere tutti.

Lacie e altre persone con il cellulare

Caduta libera vuole trasferire i codici dei nostri social network al mondo reale; questo ci porterebbe ad agire falsamente nell’intento di compiacere e a mostrare il nostro lato migliore, ma non solo, perché i Mi piace che riceviamo su Instagram o Facebook servirebbero anche per determinare la nostra posizione sociale.

In Black Mirror le persone agiscono tutte in modo corretto le une con le altre, con una cordialità che infastidisce perché, in fondo, sappiamo essere fittizia, puro egoismo. Non cercano di aiutare o essere di supporto, ma di migliorare la propria immagine.

Naomi propone a Lacie di essere la sua damigella d’onore e lei accetta senza esitare, nonostante le insistenze del fratello che le ricorda che Naomi l’aveva fortemente ferita in passato. Lacie ha bisogno di andare al matrimonio perché sarà pieno di persone con punteggi molto alti e potrebbe garantirle il 4.5 necessario per pagare l’appartamento a cui è interessata.

Naomi, da parte sua, non invita Lacie perché è una buona amica o per condividere ricordi dell’infanzia, ma perché pensa che può essere interessante invitare un’amica delle elementari con un 4.2. Nessuno agisce in modo sincero, nessuno pensa all’altro, esiste solo l’Io e l’immagine proiettata dall’Io.

Smettere di essere schiavi

Questa preoccupazione estrema per la propria immagine, per come ci vede il mondo, ci ricorda la nostra realtà. Caduta libera non ci risulta improbabile e, sicuramente, ci presenta situazioni vissute in prima persona.

Tutti noi vogliamo condividere immagini di cibi succulenti, di una fantastica serata in compagnia degli amici, di un viaggio indimenticabile, di un semplice caffè sulla terrazza… misuriamo assolutamente tutto quello che pubblichiamo, pensiamo a chi lo visualizzerà e a cosa penseranno gli altri.

Viviamo in un mondo che è ogni giorno un po’ meno umano e più tecnologico, ma per fortuna conserviamo ancora il contatto, le relazioni giornaliere con colleghi e amici e abbiamo un piccolo spazio in cui essere noi stessi.

Sappiamo tutti chi vogliamo essere, alcuni hanno anche dei modelli a cui ispirarsi. Tuttavia, è davvero questo quello che vogliamo? Durante l’episodio osserviamo che la personalità di Lacie è estremamente condizionata, non sceglie i suoi pasti, mangia quello che è ben visto dalla società: non le piace il biscotto che arriva con il caffè, eppure finge che sia così. Questo condizionamento, questo nuovo modo di interagire e la falsità estrema rendono i personaggi incapaci di gestire un conflitto, di dire quello che pensano per paura che il proprio punteggio si abbassi.

Black Mirror ci immerge magistralmente in un ballo di maschere contemporaneo, di filtri nella vita reale, dove tutto è tonalità pastello, in apparenza perfetto, ma nessuno è davvero felice. Nessuno può essere così felice, nessuno può essere sempre contento né può adorare tutti.

Lacie carcere

Questo Instagram estremo, unito all’invito al matrimonio, porteranno Lacie a ossessionarsi con la sua popolarità, che verrà troncata da una serie di imprevisti che la obbligheranno a essere se stessa, a togliersi la maschera, diventando umana.

È umano avere dei sentimenti, pensare in modo diverso, esprimere la propria rabbia. Ma in questo mondo così perfetto, la sfera umana non è ammessa. La caduta di Lacie non è altro che una liberazione; viene arrestata, ma è libera.

Non solo le pareti a opprimerla, era la società; e giunta al margine riesce finalmente a gridare, può essere se stessa. La scena finale in cui “perde la testa”, quando si accorge che non ha più il suo cellulare ed entra in un loop di grida con i suoi compagni di cella è una scena catartica, che dà speranza. Non esiste carcere peggiore di quello creato da noi stessi, non esiste schiavitù peggiore di un mondo disumanizzato.

“Nessuno può essere così felice.”

Black Mirror