Buon senso: è davvero così comune?

19 Ottobre 2019
Spesso il buon senso non è così universale come si può pensare. Molti di noi ne fanno addirittura un cattivo uso. Inoltre, non tutti possiedono la facoltà di discernimento e senso logico, fondamentali per destreggiarsi efficacemente in ogni situazione.

Cartesio affermava che il buon senso era la qualità meglio distribuita al mondo; non esisteva nessuno che non possedesse tale dono giudizioso. Per il famoso matematico e filosofo, questa dimensione, al di là delle personali idiosincrasie, consentiva di aver chiaro a tutti, e allo stesso modo, ciò che era giusto, ciò che era accettabile e ciò che sfiorava l’irrazionale.

Ebbene, come ebbe a dire una volta Voltaire, il buon senso è in realtà il meno comune dei sensi. Cosa vuol dire? Essenzialmente, che tale unanimità non sempre è reale o percepita, soprattutto quando si tratta di capire cosa è logico o cosa aspettarsi in ogni situazione. In qualche modo, ognuno integra in sé il proprio buon senso, che a volte non corrisponde a quello altrui.

D’altra parte, l’aspetto più curioso è che staremmo tutti meglio se fossimo in grado di applicare tale semplicità in termini di valori e principi di azione, a partire da un’essenza giudiziosa e quasi universale. Tuttavia, in alcuni casi, pur sapendo cosa sarebbe meglio fare in determinate situazioni, non lo facciamo affatto; un po’ per svogliatezza, per sfida, per apatia o perché la nostra mente è impegnata in altre dimensioni più complesse.

Il buon senso ci dice, ad esempio, che dovremmo condurre una vita più sana; tuttavia, non sempre mettiamo la salute al primo posto, e di certo non prima della gratificazione immediata. Il buon senso spesso sussurra che quel pezzo di carta dovrebbe finire nella spazzatura, che dovremmo riciclare di più, che non dovremmo leggere i messaggi sul cellulare mentre guidiamo o che dovremmo condividere più tempo di qualità con le persone che amiamo. Se ne siamo consapevoli, perché non lo facciamo?

«Il buon senso è in realtà niente di più che un deposito di pregiudizi radicati nella mente prima dei diciotto anni.»

-Albert Einstein-

Profilo di donna al tramonto

Che cosa si intende per buon senso?

Per la psicologia, il buon senso è la capacità di discernimento che ogni persona possiede (o dovrebbe possedere). Grazie a questa capacità, si possono prendere decisioni coerenti basate sulla logica e sulla ragione. Lo stesso Albert Einstein ha affermato che gran parte di ciò che noi chiamiamo buon senso, non è altro che un insieme di pregiudizi che altri ci hanno inculcato.

Comunque sia, questo concetto ricerca sempre un solo e unico scopo: il bene comune. A partire da questa competenza, si presume che tutti disponiamo di un tale senso pratico con cui facilitare la convivenza, evitare i conflitti e agire per il benessere di tutti. Tuttavia, da dove nasce il buon senso? In gran parte parte non solo da ciò che gli altri ci insegnano o ci dettano, come direbbe Einstein.

In realtà, deriva in grado parte dalla nostra esperienza; da ciò che abbiamo visto, sentito e vissuto. Perciò, è chiaro che ognuno di noi ha percorso strade e vissuto eventi che non sempre somigliano a quelli altrui. Così il vostro buon senso, ciò che è più logico per voi, potrebbe non esserlo per altri.

Tre modi di interpretare il buon senso

Nel corso della storia, il concetto di buon senso è stato affrontato da svariate prospettive. Comprendere ciascuna di esse ci aiuterà sicuramente ad avere un’idea un po’ più chiara.

  • Aristotele. Per il filosofo greco, il buon senso era esclusivamente incentrato sulle esperienze sensoriali. In tal senso, tutti sperimentiamo la stessa sensazione di fronte a uno stimolo (vedere un bicchiere che si rompe, sentire il ​​calore del fuoco, il suono del vento…). Il buon senso, per lui, proveniva dagli oggetti sensibili, da ciò che poteva essere percepito attraverso i sensi.
  • Cartesio. Per il matematico e filosofo francese, non aveva importanza che l’individuo appartenesse a una cultura diversa. Tutti possediamo un senso comune universale, attraverso il quale giudicare e distinguere il vero dal falso, il buono dal cattivo.
  • Pragmatismo. Questo approccio filosofico sorto nel XIX secolo offre una visione più utile. Secondo tale quadro teorico, il buon senso deriva dalle nostre credenze ed esperienze quotidiane; ovvero, dall’ambiente che ci circonda. E ciò, come è prevedibile, può variare in funzione del tempo e delle situazioni che affrontiamo.
Donna con nuvole a posto della testa

Cosa dice la psicologia al riguardo?

Adrian Furnham, psicologo dell’University College di Londra, ci suggerisce di non dare mai nulla per scontato: a volte, quello che consideriamo buon senso è un vero e proprio nonsenso.

Ciò che cerca di trasmettere nel suo lavoro è il bisogno di adottare una visione critica e realistica della realtà. Quando dobbiamo prendere un decisione, la cosa migliore da fare è analizzare il contesto, le particolarità del caso e ciò che è meglio per noi o è più opportuno, ma sempre in modo giudizioso e ragionevole. Lasciarsi guidare dal mero concetto di “buon senso” può portare a commettere più errori.

Furnham ci ricorda, ad esempio, quelle credenze che fino a non molto tempo fa erano considerate delle verità universali, come il fatto che le donne non fossero abbastanza intelligenti per votare o che il destino dei disabili mentali fosse la reclusione in strutture sanitarie. Il buon senso, dunque, non sempre è ben calibrato, potrebbe anche essere superato o non adatto alle nostre esigenze personali. Utilizziamolo anche con un certo giudizio critico, cercando anche di capire che quello altrui può portare a conclusioni diverse dalle nostre, per il semplice fatto che racconta o considera la situazione da un altro punto di vista.

  • Furnham, A. (1996).  All in the mind: The essence of psychology.  New York: Taylor & Francis.
  • Maroney, Terry A. (2009). “Emotional Common Sense as Constitutional Law”. Vanderbilt Law Review. 62: 851.