Chaim Ferster, biografia di un uomo sfuggito alla morte

12 Novembre 2019
Pochissime persone sono riuscite a sopravvivere ai campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale. Chaim Ferster è tra queste. Non è riuscito a uscire vivo da una delle fabbriche della morte, bensì da otto. È sfuggito alla morte grazie al buon senso.

Chaim Ferster non è una celebrità, non appartiene al mondo dello spettacolo o dell’arte. Tuttavia, questo uomo di 97 anni, che sprizza salute da tutti i pori e ha smesso di lavorare all’età di 92 anni, è un simbolo per il mondo intero. Ha sconfitto i nazisti ed è scampato ai loro sinistri piani non una, ma ben otto volte.

Sebbene Ferster abbia trascorso i migliori anni della sua giovinezza tra gli orrori della guerra, quelle esperienze non lo hanno distrutto emotivamente. Questo è forse il suo più grande trionfo. Non è sopravvissuto per rievocare il dolore e la sciagura che lui e la sua famiglia hanno sofferto, ma per ricostruire la sua vita, senza che l’ombra del passato interferisse.

“Dobbiamo accettare la delusione finita, ma non dobbiamo mai perdere la speranza infinita.”

-Martin Luther King-

Oggi Chaim Ferster è un uomo dolce, grato e saggio. Ha raccontato la sua storia centinaia di volte, essendo uno dei pochi superstiti dei campi di concentramento nazisti ancora vivo, può dunque raccontare in prima persona quanto accaduto in quei luoghi di morte. È anche bisnonno, ha avuto un matrimonio felice durato 65 anni e ha fondato un’azienda di successo che gli ha garantito la prosperità.

Campo di concentramento

Chaim Ferster e l’era oscura

Chaim Ferster è nato il 18 luglio del 1922, nella città di Sosnowiec, in Polonia. La sua famiglia era ebrea ortodossa e faceva parte di una comunità che all’epoca rappresentava circa il 21% della popolazione. Ricorda che tutti guardavano con timore la crescente ascesa del nazismo in Germania. Non avevano torto.

Nel 1939 i nazisti invasero la sua città, ebbe inizio la seconda guerra mondiale e si impose l’antisemitismo. Prima fecero la loro comparsa la stella gialla sui vestiti, la discriminazione per strada e l’incertezza sul futuro. Poi, vennero istituiti i ghetti ebraici. Chaim Ferster aveva solo 17 anni e ricorda ancora la paura che regnava in quel periodo.

Il 1942 è l’anno decisivo della sua vita. Suo padre muore di polmonite, perché nel ghetto non si trovano più nemmeno i farmaci di base. La famiglia è anche provata dalle pesanti restrizioni alimentari. Nello stesso anno, la Gestapo convoca sua madre e una delle sue sorelle davanti alle autorità. Non avrà più notizie di loro.

La tragedia e la speranza

Chaim Ferster e gli altri ebrei comprendono ben presto che chi viene convocato dalla Gestapo, non fa più ritorno a casa. Non si sa molto sui campi di concentramento. Le informazioni che circolano sono basate sul sentito dire e sulle mezze parole. Al tempo, uno zio gli dà un saggio consiglio, che alla fine gli salverà la vita. Gli consiglia di imparare un’attività che possa essere utile ai tedeschi.

Ferster inizia così a studiare la meccanica delle macchine da cucire nel ghetto. È la scelta migliore. Nel 1943, arriva il suo momento. Viene convocato dalla Gestapo e poi inviato in un campo di concentramento. All’inizio è durissima. Passa per i campi di Graditz, Niederorschel e Auschwitz. Ricorda che dei prigionieri furono costretti a riparare una strada con una temperatura esterna di -25 gradi sotto zero.

I nazisti, tuttavia, notarono le sue conoscenze tecniche e gli assegnano i lavori meno atroci. Ciò si rivelerà fondamentale per la sua sopravvivenza. A Graditz contrae il tifo, poiché vi è un’epidemia. Chaim Ferster rievoca un’immagine oscura: i cadaveri di quelli soccombevano al virus venivano disposti in pile perfettamente organizzate.

Campo di concentramento di Auschwitz
Campo di concentramento di Auschwitz

La liberazione

Intorno al 1945 Chaim Ferster viene spedito ad Auschwitz. Racconta che arrivò a mezzanotte, nel mezzo di un silenzio inquietante. Lì gli tatuarono un codice sulla pelle e subì numerose vessazioni. Due mesi dopo lo trasferirono a Niederorschel, perché avevano bisogno di meccanici. Per Ferster è quasi un sollievo.

A causa dell’avanzata degli Alleati, Niederorschel viene chiuso nel 1945. I prigionieri vengono trasferiti nel terribile campo di Buchenwald, un luogo dove si eseguivano ogni giorno esecuzioni collettive. I nazisti sapevano già che avrebbero perso la guerra, ma volevano comunque portare a termine il loro macabro lavoro con il maggior numero possibile di ebrei.

Arriva il turno di Ferster. Mentre raggiunge il luogo dell’esecuzione, arrivano gli alleati che liberano tutti i prigionieri. Poi il ritorno alla dura realtà. Più di 30 dei suoi parenti erano stati uccisi. Uno degli zii sopravvissuti era emigrato a Manchester, Ferster decide di raggiungerlo. Lì potrà ricominciare. Ferster ha sconfitto i nazisti diventando un ebreo felice.

Comins-Mingol, I. (2015). De víctimas a sobrevivientes: la fuerza poiética y resiliente del cuidar. Convergencia, 22(67), 35-54.