La superstizione aumenta le probabilità di sopravvivenza?

2 marzo 2018 in Curiosità 0 Condivisi
La superstizione quadrifoglio e ferro di cavallo

La superstizione pare essere un effetto secondario della capacità di apprendimento. Qualunque essere in grado di stabilire connessioni tra gli eventi è portato a sviluppare un certo grado di superstizione.

Secondo Rotter (1966), quando una persona percepisce che quanto ottiene dal proprio comportamento è al di là del suo controllo (per imprevedibilità, destino, fortuna o altre forze), sviluppa la convinzione o l’aspettativa dell’esistenza di un controllo esterno. In effetti, alcuni teorici ritengono che il comportamento superstizioso tende a svilupparsi quando siamo esposti a situazioni su cui non abbiamo controllo. D’altra parte, sappiamo che è impossibile controllare tutto quello che accade intorno a noi.

In questo senso, l’essere umano si è evoluto, acquistando capacità che gli permettono di sopravvivere in un mondo che è in gran parte imprevedibile. Quasi tutti, quindi, nutriamo la convinzione o l’illusione di poter controllare la nostra realtà.

La superstizione come forma di adattamento

La superstizione nelle sue varie forme (toccare ferro, incrociare le dita, evitare di passare sotto una scala o portare un cornetto come portafortuna) può servire al cervello come, facendo i dovuti rapporti, una caramella a un bambino.

I bambini adorano le caramelle gommose e, infatti, vengono comunemente usate come rinforzo. Lo stesso avviene con i gesti superstiziosi.

Mani con le dita incrociate

Molti possiedono un amuleto o seguono rituali che li aiutano a fare meglio le cose e persino ad aumentare la motivazione o la fiducia in se stessi.

Il termine Pensiero Superstizioso Personale dà un nome a una tendenza comune: pensare in un modo che ci aiuti a prepararci e difenderci dalle delusioni, dalle disillusioni e dai dispiaceri. Questa modalità di pensiero è parte del pensiero costruttivo definito da Epstein (1998).

Qualsiasi fattore, anche irrazionale, dunque, può migliorare le nostre possibilità di sopravvivenza. In breve, affermare che la superstizione può essere adattiva, per quanto possa sembrare strano, in molti casi corrisponde alla realtà di fatto.

Esperimenti sulla superstizione

Sono stati condotti alcuni sperimenti nei quali i soggetti sono stati indotti a pensare che il loro comportamento venisse rinforzato. Tuttavia, nel caso dello studio di Koichi Ono, ad esempio, il comportamento superstizioso non si deve unicamente a un rinforzo accidentale. Invece l’ipotesi che l’illusione del  controllo sugli eventi porti alla superstizione viene confermato dall’esperimento di Helena Matute.

Esperimento con i punti (Koichi Ono, 1987)

Basandosi su precedenti studi di Skinner eseguiti sui piccioni, furono utilizzati tavoli speciali dotati di tre leve e un pannello su cui veniva aggiornato un punteggio. A venti soggetti venne chiesto di totalizzare la maggior quantità di punti possibile. Non venne però specificato in che modo farlo.

Il dispositivo era programmato per inviare un “rinforzo” – un punto sul tabellone – a intervalli precisi, non influenzato dalle azioni dei partecipanti. Molti di essi, tuttavia, svilupparono un comportamento superstizioso pensando erroneamente che una loro determinata azione fosse premiata con un punto. Un partecipante arrivò a saltare verso il soffitto, pensando che fosse un modo per guadagnare più punti.

Esperimento con il suono (Helena Matute, 1993)

In questo caso venne utilizzato uno stimolo avversivo: un rumore fastidioso programmato per scomparire dopo un certo intervallo. I partecipanti furono divisi in due gruppi. Al primo venne chiesto di fermare il suono utilizzando la tastiera di un computer. Al secondo venne spiegato che, qualunque cosa avessero fatto, non avrebbero potuto controllare l’emissione del suono.

I risultati furono discordanti: i soggetti del primo gruppo svilupparono l’illusione del controllo, che li portò a mettere in atto una serie di gesti superstiziosi. Giunsero, infatti, a convincersi che premendo determinati tasti fossero in grado di controllare realmente l’emissione del suono. I soggetti del secondo gruppo, invece, non fecero nulla, proprio come venne chiesto loro.

Adolescente davanti al computer

L’illusione come scudo

Il nostro cervello è formato da una rete di connessioni che tende a realizzare associazioni. Associamo parole, luoghi, sensazioni, eventi, etc. Quando una persona percepisce erroneamente la propria condotta come possibile causa dell’evento, il suo cervello viene dominato dalla “illusione di controllo”. Quando la causa o l’origine viene attribuita, in modo generico, a un agente esterno, ad esempio l’intervento di un santone, questo fenomeno è chiamato “illusione di causalità“.

Herstein (1966) sosteneva che è improbabile che questo comportamento sia semplicemente dovuto al rinforzo accidentale. Pensava, invece, che se una persona è indotta almeno una volta a sviluppare un comportamento superstizioso, questo possa essere mantenuto grazie a un rinforzo accidentale. In molte culture sono presenti rituali come la danza per la pioggia o i sacrifici umani. C’è quindi da riflettere: queste pratiche possono essere attribuite al mero rafforzamento accidentale o rappresentano una strategia volta ad aumentare la nostra probabilità di sopravvivenza?

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