Fate attenzione a chi è stato ferito, sa già come sopravvivere

16 febbraio 2017 in Psicologia 9802 Condivisi

Fate attenzione alle persone che sono state ferite, sanno bene come sopravvivere. La loro pelle è forgiata da mille battaglie e il loro cuore è protetto da un’armatura arrugginita, ma sempre presente. Non tollerano le bugie o l’egoismo, sanno come difendersi dalle parole di chi fa loro del male e si fanno valere anche nelle situazioni più complicate.

Queste situazioni di svolta possono dipendere da diversi fattori. Potremmo parlare di fatti traumatici, ma se c’è una dimensione che al giorno d’oggi si estende come un virus inarrestabile, è il dolore emotivo. La vita fa male e lo fa anche in molti modi. Di fatto, a volte non serve ricevere un colpo preciso e devastante per subire una ferita profonda, di quelle che nessuno vede.

Esiste un libro molto interessante sull’argomento, intitolato Microaggressions in everyday life, che parla proprio di quelle piccole aggressioni che riceviamo ogni giorno attraverso il linguaggio o il modo in cui ci trattano e che, senza essere colpi diretti al corpo, ci consumano dal punto di vista vitale ed emotivo.

La vita fa male e usa i suoi artigli aggressivi in modi diversi e con diversi meccanismi. Sono tante le persone che camminano per strada con le loro ferite aperte, incapaci di riconoscerle, ma che soffrono sentendosi indifese, di malumore, amareggiate o estremamente stanche.

Tuttavia, chi è stato capace di identificare, guarire e trarre una lezione dalle proprie ferite, allora adesso è fatto di una sostanza nuova. Il cuore è alleato con una componente quasi magica: la resilienza.

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La resilienza ci rende speciali: ci trasforma in eroi

I fatti traumatici, scaturiti da un incidente, da una perdita, da un abuso o dalla fine di un rapporto amoroso, sono in grado di trasformarci. Questo cambiamento può verificarsi in due modi: da una parte, ostacolando la nostra capacità di continuare a goderci la vita, dall’altra, reinventandoci di fronte a ciò che è accaduto, con lo scopo di trovare una seconda e meravigliosa opportunità.

È un piccolo paradosso. Il dolore emotivo è come guardare tutti i giorni le Gorgoni, quegli esseri mitologici con la testa piena di serpenti in grado di trasformare chiunque in pietra. Tuttavia, con uno scudo, potremmo vincere e distruggere i mostri guardando il loro riflesso.

Abbiamo bisogno di risorse, delle giuste protezioni psicologiche con cui favorire un cambiamento che ci renda gli eroi delle nostre battaglie.
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Gli eroi e la chimica cerebrale

Una cosa che sanno bene gli psicologi ed i neurobiologici è che non tutti riescono a compiere questo passo. Non tutti riescono ad attivare quel meccanismo di sopravvivenza installato nel cervello che è la resilienza.

Hans Selye, biochimico canadese degli inizi del XX secolo, ha dimostrato che la resilienza è prima di tutto la capacità di adattarsi ad una situazione di stress. Il nostro sistema nervoso simpatico ha bisogno di “calibrarsi”, di recuperare la calma e l’equilibrio. Dunque, dà a determinati ormoni l’ordine di recuperare questa omeostasi.

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Se la paura ha la meglio, restiamo bloccati. Ci trasformiamo in pietra. Fattori come l’eredità genetica spesso determinano la nostra predisposizione ad essere resilienti. Inoltre, il fatto di aver avuto un’infanzia traumatica ha un impatto molto forte sulla chimica cerebrale.

Lo stress tossico interrompe il normale sviluppo del cervello del bambino, aumentando così la sua vulnerabilità emotiva una volta raggiunta l’età adulta. La buona notizia è che, nonostante le basi neurologiche della resilienza siano determinate, è possibile allenare i meccanismi di questa capacità.

Perché gli eroi non nascono, i veri eroi emergono nei momenti di avversità.

Quella ferita ci ha insegnato a sopravvivere

La parola “trauma” significa letteralmente “ferita”. C’è un danno che non si vede, ma il cui impatto raggiunge tutti gli ambiti della nostra esistenza. Richard Tedeschi, psicologo dell’Università della Carolina del Nord e famoso esperto in materia, ci spiega che quando una persona è ferita dentro, la prima cosa che perde è la fiducia nel mondo.

Tutto il suo sistema di valori cade e la fiducia nel futuro svanisce completamente. Non c’è presente, ancor meno un domani. Il lavoro di “ricostruzione” è minuzioso e complesso, non è come assicurarsi che un osso rotto si riunisca nel punto giusto, in realtà è come avere l’anima rotta in mille pezzi e dover ricollocare ogni pezzo al suo posto.

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Il Dottor Richard Tedeschi sottolinea uno degli errori più concreti spesso commesso dalla società in generale. Quando una persona ha subito abusi durante la sua infanzia, quando un uomo deve affrontare la perdita della compagna a seguito di un incidente o quando la donna maltrattata finalmente lascia il suo maltrattatore, in queste situazioni è comune provare pena per queste persone.

Ma c’è di più, c’è chi, senza dirlo a voce alta, pensa: “Quella è una cosa che non si supera più”, “Quelle persone sono rotte dentro, la loro vita è finita”.

Pensare in questo è un errore. Non dobbiamo mai sottovalutare chi è stato ferito. La neuroplasticità cerebrale è infinita, il cervello si riprogramma e la resilienza ci reinventa, ci rende forti e ci offre nuovi scudi, non solo per affrontare delle Gorgoni qualsiasi. Apriamo nuove strade per trovare nuove felicità.

Immagini per gentile concessione di Anne Julie Aubry e Benjamin Lacombe

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