Cognizione sociale: cos’è?

16 gennaio 2018 in Psicologia 228 Condivisi
Due alberi a forma di testa cognizione sociale

La cognizione sociale non è altro che lo studio del modo in cui elaboriamo le informazioni (Adolphs, 1999). In questa elaborazione si include il modo in cui codifichiamo, immagazziniamo e recuperiamo le informazioni delle situazioni sociali che viviamo.

Attualmente, la cognizione sociale è il modello e l’approccio dominante nella psicologia sociale. Sorge in opposizione al comportamentismo puro, il quale rifiutava di contemplare l’azione dei processi mentali per spiegare il comportamento (Skinner, 1974).

La cognizione sociale allude al modo in cui pensiamo agli altri. In questo senso, è uno strumento molto potente per comprendere le relazioni sociali. Mediante la cognizione sociale, possiamo capire le emozioni, i pensieri, le intenzioni e le condotte sociali degli altri. Nelle interazioni sociali, conoscere ciò cosa pensano e provano le altre persone può presupporre un vantaggio enorme per potersela cavare in questo contesto.

Ragazzo che guarda fogli alla parete

Come funziona la cognizione sociale?

Noi esseri umani non ci avviciniamo alle situazioni come osservatori neutrali, anche se molte volte cerchiamo di fingere che sia così; ci portiamo dietro i nostri desideri e le nostre aspettative. Queste nostre inclinazioni influiscono su quello che vediamo e ricordiamo.

In questo modo, i nostri sensi ricevono le informazioni che vengono interpretate e analizzate. In un secondo momento, queste interpretazioni vengono messe in contrasto con le informazioni che conserviamo nella memoria.

Tuttavia, questa semplice descrizione non è esaustiva, poiché esistono altri fattori, come le emozioni, che condizionano anch’essi il processo. Ricordiamo che i pensieri influiscono sulle emozioni, ma sono anche le emozioni a influire sui pensieri (Damasio, 1994). Per esempio, quando siamo di buon umore, il mondo è (o sembra) un luogo più felice. Quando stiamo bene, tendiamo a percepire con più ottimismo il presente, ma guardiamo in modo più positivo anche il passato e il futuro.

Come si sviluppa la cognizione sociale?

La cognizione sociale si sviluppa lentamente (Fiske e Taylor, 1991). Segue un processo di tentativi ed errori che si basa sull’osservazione. Le esperienze dirette e l’esplorazione guidano l’apprendimento. Tuttavia, la conoscenza sociale è molto soggettiva. Le interpretazioni che possiamo fare di un evento sociale possono essere molto diverse e talvolta erronee.

Sebbene si conti su strutture mentali che facilitano l’elaborazione e l’organizzazione dell’informazione, talvolta queste strutture così utili possono anche tradirci.

Queste strutture o schemi influiscono sull’attenzione, la codificazione e il recupero delle informazioni, e possono far sì che si verifichi la profezia che si autoadempie. Si tratta di una previsione che, una volta fatta, diventa la causa della realizzazione della previsione stessa (Merton, 1948).

D’altra parte, la conoscenza sociale è, in parte, indipendente da altri tipi di conoscenza. Non è dunque vero che le persone che contano su abilità intellettuali superiori per la risoluzione di problemi dispongano anche di abilità superiori per la risoluzione di problemi sociali. Le abilità di risoluzione dei problemi possono essere apprese o insegnate, separatamente dalle capacità intellettuali. Per questo motivo, è molto importante il miglioramento di intelligenze, come quella emotiva o culturale.

Donna che tiene due maschere in mano

Adottare la prospettiva altrui

Uno dei modelli più utili sulla cognizione sociale è quello di Robert Selman. Selman ha anticipato una teoria sull’abilità di adottare la prospettiva sociale degli altri.

Secondo questo autore, assumere la prospettiva sociale degli altri corrisponde alla capacità che ci conferisce il potere di comprendere noi stessi e gli altri come soggetti, permettendoci di reagire alla nostra condotta dal punto di vista altrui. Selman (1977) propone cinque fasi di sviluppo per questa prospettiva sociale:

  • Fase 0: fase egocentrica indifferenziata (dai 3 ai 6 anni). Fino ai 6 anni circa, i bambini non riescono a stabilire una chiara distinzione fra la loro interpretazione di una situazione sociale e il punto di vista altrui. Non concepiscono nemmeno che la loro concezione possa essere erronea.
  • Fase 1: fase della prospettiva soggettiva o differenziale, o fase informativo-sociale (dai 6 agli 8 anni). I bambini a quest’età sviluppano la consapevolezza che le altre persone possono avere una prospettiva diversa. Tuttavia, i hanno una scarsa comprensione delle motivazioni dietro ai punti di vista altrui.
  • Fase 2: adozione di una prospettiva autoriflessiva e acquisizione di una prospettiva reciproca (dagli 8 ai 10 anni). I pre-adolescenti in questa fase assumono la prospettiva di un altro individuo. I pre-adolescenti sono già capaci di differenziare le prospettive altrui. Riescono anche a riflettere sulle motivazioni che soggiacciono alle loro stesse condotte assumendo la prospettiva di un’altra persona.
  • Fase 3: fase della prospettiva reciproca o di acquisizione del punto di vista di una terza persona (dai 10 ai 12 anni). I bambini possono vedere le loro stesse prospettive, quelle dei loro compagni, così come quelle di una terza persona neutra. Assumendo il punto di vista di una terza persona, possono contemplare se stessi come oggetti.
  • Fase 4: fase sociale e convenzionale, in cui si sviluppa la prospettiva individuale profonda e all’interno del sistema sociale (adolescenza ed età adulta). Vi sono due aspetti che costituiscono la concezione che gli adolescenti sviluppano in merito alle altre persone. In primo luogo, divengono coscienti che i motivi, le azioni, i pensieri e i sentimenti sono modellati sulla base di fattori psicologici. In secondo luogo, cominciano a concepire la personalità come un sistema di caratteristiche, credenze, valori e atteggiamenti con la sua propria storia evolutiva.
 Uomo che tiene in mano una foto

Due modi di intendere la cognizione sociale

All’interno della psicologia vi sono diversi modi di intendere la cognizione sociale. Uno dei più importanti enfatizza la dimensione sociale della conoscenza. La conoscenza, secondo questa prospettiva, avrebbe un’origine socio-culturale, dato che è condivisa all’interno del gruppo sociale.

L’esponente principale di questa idea è Moscovici (1988), che parla delle “rappresentazioni sociali” come idee, pensieri, immagini e conoscenze che i membri di una stessa collettività condividono. Le rappresentazioni sociali hanno una doppia funzione: conoscere la realtà per pianificare l’azione e facilitare la comunicazione.

Un’altra prospettiva di grande impatto è quella statunitense (Lewin, 1977). Questo modo di intendere la cognizione sociale è centrato sull’individuo e sui suoi processi psicologiciSecondo questa visione, l’individuo costruisce le sue stesse strutture cognitive a partire dalle interazioni con il suo contesto fisico e sociale.

Come abbiamo visto, la cognizione sociale è il modo in cui gestiamo la grande quantità di informazioni sociali che riceviamo ogni giorno. Gli stimoli e i dati che raccogliamo mediante i sensi vengono analizzati e integrati in schemi mentali che guidano i nostri pensieri e le nostre condotte nelle occasioni successive.

Questi schemi, una volta formati, divengono difficili da cambiare. Per questo, secondo la frase attribuita ad Albert Einstein, “è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio”. Le nostre prime impressioni saranno cruciali, a meno che non si metta in moto un pensiero critico che ci aiuti a sviluppare una cognizione sociale più efficiente e adattata alla realtà che ci circonda.

Bibliografia

Adolphs, R (1999). Social cognition and the human brain. Trends in Cognitive Sciences 3: 469-79.

Damasio, AR (1994). L’errore di Cartesio: Emozione, ragione e cervello umano. New York: Picador.

Fiske, S. T. e Taylor S. E. (1991). Social Cognition. McGraw-Hill, Inc.

Lewin, K. (1997). Resolving social conflicts: Field theory in social science. Washington, DC: American Psychological Association.

Merton, R. K. (1948). The self fulfilling prophecy. Antioch Review, 8, 195-206.

Moscovici, S. (1988). Notes towards a description of social representations. Journal of European Social Psychology, 18, 211–250.

Selman, R. L., Jaquette, D. e Lavin, D. R. (1977). Interpersonal awareness in children: Toward an integration of developmental and clinical child psychology. American Journal of Orthopsychiatry, 47, 264–274.

Skinner, B. (1974). About Behaviorism. Barcellona: Fontanella.

Guarda anche