Come riuscire ad accettare la morte?

· 22 maggio 2017

Non smette di essere paradossale che ci risulti così difficile accettare l’unico evento certo della vita. La morte è una verità assoluta. Nessuno sfugge a questo destino, tuttavia, passiamo buona parte della vita a cercare di ignorarlo o di evaderlo. C’è chi addirittura elude i pensieri o i discorsi che hanno a che vedere con la morte.

Non è sempre stato così. Nell’antico Egitto, ad esempio, la morte era un tema quotidiano. I faraoni e i funzionari, così come gli schiavi, dedicavano buona parte della loro vita a prepararsi alla morte. In genere, gli uomini di potere preparavano le loro tombe di lusso con largo anticipo. Non credevano che la vita terminasse con la morte fisica del corpo.

Addormentati con il pensiero della morte e svegliati con il pensiero che la vita è breve.
Proverbio

Allo stesso modo, anche gli antichi romani avevano un’abitudine particolare. I grandi generali, dopo una vittoria militare, entravano in città sfilando su una strada d’onore accolti da tutto il popolo. Dietro di loro, c’era uno schiavo che ripeteva all’orecchio la frase “memento mori”, ovvero “ricordati che morirai”. Non voleva rovinare il grande momento, bensì ricordare loro che nessun trionfo può vincere la morte.

La morte come desiderio e come scopo

Il Medioevo fu l’epoca dell’oscurantismo religioso, per lo meno in Occidente. Il mondo era visto come la creazione di Dio e tutto quello che accadeva aveva un significato all’interno della logica divina. La morte era la fase di passaggio che permetteva un incontro con Dio. La vita fisica era solo una specie di preludio all’esistenza definitiva.

Uno degli scritti più rappresentativi dell’epoca è il poema Vivo, ma senza vivere in me, di Santa Teresa d’Avila. La prima strofa recita: “Vivo senza vivere in me / e la mia speranza è tale / che muoio di non morire”. Riflette un’idea della morte come desiderio. Tuttavia, persiste l’impossibilità di credere che ci sia una fine per la vita umana.

Di certo, la morte era una realtà che veniva completamente accettata. Era accettata come un fatto di cui era necessario parlare e da avere ben presente. Un fatto a cui si attribuiva una spiegazione simbolica e per il quale l’uomo doveva prepararsi.

La morte e la modernità

La scienza è stata portatrice di grandi disinganni per l’immaginazione, oltre ad aver postulato verità a cui molti oggi non credono. La modernità ha portato con sé una nuova fioritura della scienza. Leonardo Da Vinci all’epoca osò fare delle autopsie. In questo modo, cominciò a vacillare l’alone sacro che aleggiava sulla morte.

I grandi medici e scienziati iniziarono una lotta contro la morte. Il tema divenne anche un problema della scienza, quindi. Si diffusero propositi di prolungare la vita, ora vista come un bene supremo. L’essere umano era un mammifero evoluto dominato dalle leggi della biologia.

Un gruppo di pensatori per la prima volta mise in discussione Dio e la possibilità che ci fosse qualcos’altro oltre la morte. Si diffusero correnti di pensiero in merito, ma lasciavano anche intravedere un’enorme frustrazione nei confronti della vita. Il nichilismo e l’esistenzialismo sono solo alcune di esse. Chi aderiva a questa filosofia di pensiero aveva un atteggiamento tra il critico e il disilluso.

Affrontare la morte oggi

La rivoluzione industriale ha visto lo sviluppo della produzione in serie per la quale sembravano non esistere limiti. Si proclamò la fine della storia e si verificò una rivoluzione tecnologica senza precedenti. Poco a poco, siamo entrati nel mondo delle cose effimere, sostituibili, dei cicli brevi della vita, che ad ogni modo terminano solo per ricominciare.

L’idea della morte si è attenuata, è cominciata a sparire dalle paure delle persone. Il tempo della riflessione è stato quasi totalmente sostituito dal tempo del lavoro e dal ritmo degli eventi, riusciamo a malapena a pensare a come organizzare le prossime ore. È come se la morte fosse diventata una sorpresa catastrofica che prende d’assalto la realtà.

La negazione della morte è talmente intensa che molti si negano a vivere il dolore una volta manifestatosi. Cercano di “uscirne” velocemente. Di tornare il prima possibile alla routine, alle preoccupazioni di sempre. Fingono che sia una realtà impossibile o in qualche modo lontana.

A cosa serve pensare alla morte e accettarla come un fatto ineludibile? Molti se lo chiedono. La risposta consiste nella depressione, nell’ansia o nell’intolleranza che si manifestano senza motivo. Forse accettare il nulla, la morte, è un cammino speciale per imparare a vivere la vita. Forse se abbiamo la consapevolezza che tutto prima o poi finisce, troveremo i motivi di fondo per dare un senso al presente, l’unica cosa che abbiamo.

Immagini per gentile concessione di Three Sisters e Eris Carslon.