Come mi sono trasformato in un ossessivo-compulsivo

· 27 aprile 2017

Per quanto possa sembrare strano, un bel giorno ho deciso di sperimentare sul mio corpo e sul mio cervello i sintomi di cui soffriva uno dei miei pazienti, a cui era stato diagnosticato un disturbo ossessivo-compulsivo. Questo mi avrebbe dato l’opportunità di conoscerlo meglio; mi avrebbe messo nei suoi panni nel modo più esatto possibile; mi avrebbe aiutato ad essere più empatico con lui…

Nelle righe che leggerete, espongo cosa non bisogna fare per sviluppare un disturbo ossessivo-compulsivo. Forse vi strapperò qualche sorriso, ma potrò darvi anche alcuni importanti indizi per evitare di cadere nelle grinfie di questa patologia.

Ad ogni modo… qual è la definizione di un soggetto ossessivo-compulsivo? Una personalità ossessiva-compulsiva risponde ad un modello globale di preoccupazioni nei confronti dell’ordine, della perfezione e del controllo mentale ed interpersonale, a costo di flessibilità, franchezza ed efficienza.

Obiettivi da raggiungere per essere un ossessivo-compulsivo

Per arrivare ad essere un soggetto ossessivo-compulsivo, ho dovuto cercare informazioni su cosa dovevo cambiare della mia personalità, fino a quel  momento un po’ ansiosa, ma nulla al di fuori del comune. Una volte messomi all’opera, per prima cosa, ho analizzato le caratteristiche che, nell’insieme, portano a definire una persona ossessiva. Dunque, mi sono documentato sui libri di psicologia e quello che ho trovato è quanto segue. Se volevo essere un buon ossessivo, dovevo ottenere quanto segue:

  • Preoccuparmi dei dettagli, delle regole, delle liste, etc, in modo spropositato.
  • Essere talmente perfezionista da interferire con l’esecuzione dei miei compiti.
  • Dedicare eccessiva devozione al lavoro. Escludere le relazioni interpersonali e le attività di svago.
  • Essere estremamente coscienzioso, scrupoloso ed inflessibile.
  • Essere incapace di buttare oggetti usati o privi di importanza.
  • Non delegare incarichi o lavori ad altri senza sottometterli al mio modo di fare le cose.
  • Adottare uno stile avido con me stesso e con gli altri.
  • Essere rigido e cocciuto.

Seminando i semi per diventare un ossessivo-compulsivo

La prima cosa che ho fatto è stata convincermi che ero perfetto e superiore a tutti. Questo mi avrebbe condotto ad una vita infelice e dolorosa, ma il vantaggio morale di essere superiore agli altri sarebbe stato una ricompensa sufficiente. Aiuta molto essere il figlio piccolo modello, quello che non sbaglia mai e che tutti adorano. Mi sono abituato, sin da subito, a sapere cosa bisogna fare per raggiungere la perfezione.

Ho dovuto anche fare attenzione alle decisioni che prendevo. Ho sempre dovuto soppesare i fattori e le conseguenze, non sia mai prendessi una decisione errata. L’unico problema era dover pensare troppo prima di prendere una decisione, fattore che mi avrebbe portato a decidere in rare occasioni. Ma è proprio a partire da questo che l’ossessivo consolida le sue abitudini.

Quando si pensa troppo prima di prendere una decisione, inizia la vera corsa dell’ossessivo
Ho dovuto imparare, soprattutto, a tenere a bada le emozioni: non piangere, non ridere, non manifestare ostilità, non mostrare paura e non esternare mai quello che desideravo. Non potevo essere vinto dai “piaceri della carne” e la cosa migliore era nascondere i desideri in un luogo nel quale non avrei avuto accesso nemmeno io. Dunque, era meglio immaginare le malattie che avrei potuto contrarre, contare più volte fino a cento, fare qualcosa per distrarmi o, persino, fare l’opposto di quello che desideravo.

La routine, la colpa e la pulizia

La routine doveva istallarsi in tutti gli ambiti della mia vita. Ho scoperto che non potevo vivere senza. Per acquisire destrezza, ho fatto le più svariate collezioni, che fossero di francobolli, monete, oggetti o semplicemente fogli con scarabocchi. Avevo sempre qualche compito da realizzare e poche probabilità di perdere il controllo. La perfezione era a portata di mano. Ottimo!

La colpa è un sentimento che gestisco in modo magistrale. È diventata così importante per me da fare tutto il possibile per evitarlo. Se commettevo un errore, ci rimuginavo su per assicurarmi di avere ragione. Chi non si sentirebbe in colpa dinanzi alla sua rettitudine, alla sua devozione, al suo rigore, alla sua competenza, in poche parole, alla sua perfezione?

Un vero ossessivo-compulsivo non butta nulla. Conserva tutto, persino quello che è inutilizzabile

Il mio lavoro era il mio paradiso, ma la mia casa si era trasformata nel mio inferno. Una casa impeccabilmente ordinata e pulita presenta minori probabilità di diventare un caos (cosa che un ossessivo-compulsivo non desidererebbe mai). Le cose materiali che acquisivo erano pulite e perfette. Conservato tutto quello che potevo, non buttavo via niente. In futuro qualsiasi cosa mi sarebbe potuta tornare utile.

I miei sintomi di nevrosi ossessivo-compulsiva

I miei amici mi hanno fatto ubriacare e commettere più di un “peccato” (lo lascio all’immaginazione del lettore). Ho anche avuto un’avventura con una donna che non era la mia compagna. È rimasta incinta alla prima disattenzione e lì ha avuto inizio il mio destino. Mi sono preoccupato tanto per i dettagli da non avere più tempo per tutto ed ho iniziato ad avere problemi di memoria e a commettere grandi errori nelle mie attività. Sapevo di non poter improvvisare se volevo diventare un perfetto ossessivo.

Quindi, non mi era rimasta altra alternativa se non iniziare a verificare con minuzia tutto quello che avevo fatto. Il dubbio mi spingeva alla verifica e ad un aumento del controllo. Chiedevo alle persone se stavo agendo bene e le inducevo ad adottare comportamenti tranquillizzanti. Ricontavo con frequenza le chiavi, controllavo le porte chiuse e premevo tre volte l’interruttore per verificare che fosse scollegato.

L’impurità, l’assurdità e la cura

Ho iniziato a pensare di essere sul punto di divenire impuro, ma anche l’impurità si lava ed ho iniziato a fare proprio questo. Rituali su rituali di verifica, di pulizia, di ordine… dato che ero impuro, non avevo altro rimedio all’infuori di lavarmi più volte. Ho iniziato a temere una serie di pensieri impuri e non mi davo tregua. Li esorcizzavo con un rituale (lavarmi per combattere le idee impure) oppure passavo ad un altro pensiero che, a sua volta, doveva essere più assurdo di quello precedente. Questo mi faceva venire altri dubbi e, quindi, mi vedevo obbligato a passare ad un altro pensiero ancora e così in successione.

I rituali e le verifiche sono i sintomi principali del disturbo ossessivo-compulsivo

La mia testa era una perfetta banderuola: fuggiva da pensiero a pensiero, anche se mi passavano per la mente le cose più assurde. Dato che la mia testa stava diventando sempre più assurda, sono arrivato a pensare che qualcuno sarebbe morto per colpa mia se non avessi realizzato un determinato numero di conteggi.

Presto sono venuto a conoscenza di certi farmaci che aiutavano a combattere la mia tendenza all’ossessione. Quando qualche psichiatra me ne parlava, scappavo da lui. Se non l’avessi fatto, avrei corso il rischio di far sparire gli incanti della mia nevrosi: avrei dovuto affrontare le difficoltà e gli imprevisti della vita, accettarne le imperfezioni, smettere di essere oggetto di stima e vivere come qualsiasi altro mortale.

Per concludere…

Come avete potuto vedere, il disturbo ossessivo-compulsivo di solito ha un inizio dissimulato e non invalidante. Il problema si presenta quando inizia ad acquisire protagonismo e popola la nostra mente di idee assurde. Pensieri che ci portano ad assumere condotte ripetitive che provano solo a frenare un’ansia a breve termine, mentre la rinforzano ed intensificano a lungo termine.

Adesso che avete letto questo racconto, fittizio ovviamente, avrete una migliore disposizione per comprendere le persone affette da questo disturbo, a capire che stanno davvero male e, inoltre, sarete in grado di ricorrere in tempo ai ripari affinché non capiti a voi.