Confrontando i miei pensieri

· 21 marzo 2016

Se esiste un metodo in psicologia che ha ricevuto un importante appoggio empirico, sostenuto da più di 2000 studi scientifici, è il metodo socratico o discussione dei propri pensieri e credenze. Il metodo socratico è utilizzato nella psicologia cognitiva e il suo obbiettivo è quello di rimpiazzare le idee irreali con altre che si adattino meglio alla realtà.

Sappiamo che dietro ad ogni stato emotivo esagerato c’è sempre un pensiero- anch’esso esagerato o falso- che lo provoca. Gli avvenimenti non determinano le nostre emozioni, esiste sempre l’istanza intermedia delle cognizioni e in questo dimostriamo il nostro margine di azione e controllo.

“Nemmeno i vostri peggiori nemici possono farvi male quanto i vostri pensieri.”
-Budda-

Da dove viene il confronto di idee?

Fu il filosofo Socrate colui che diede inizio al dibattito con i suoi compagni ateniesi, dopo una visita all’oracolo di Delfi. È per questo che la tecnica viene chiamata dialogo, discussione socratica o metodo socratico.

Socrate, mediante domande logiche, cercava di verificare la veridicità degli argomenti dei suoi interlocutori e capire se questi fossero o meno logici e ragionevoli. Se non erano logici, arrivava un momento in cui gli interlocutori di Socrate si contraddicevano da soli, e dovevano accettare inevitabilmente un altro punto di vista, più logico e razionale.

pioggia nel cervello
L’importanza di imparare a ragionare

Gli esseri umani hanno la tendenza a pensare in modo irrazionale, falso ed esagerato. È pur vero che certi pensieri negativi spesso possono aiutarci a proteggerci dai pericoli, a cercare aiuto o ad affrontare alcune situazioni, ma in altre occasioni sono così esagerati rispetto alla situazione reale che non ci aiutano, al contrario, ci bloccano e ci dirigono contro i nostri stessi obbiettivi.

È necessario che le persone imparino a ragionare, a pensare in maniera logica, ad appigliarsi alla realtà e non alla loro propria interpretazione della stessa.

Durante le terapia, si insegna il metodo socratico ai pazienti, affinché siano essi stessi a porsi delle domande, a discutere dei loro stessi pensieri e delle loro interpretazioni, fino ad arrivare al punto di rifiutare i pensieri illogici e modificarli per altri più sani, che provochino emozioni più sane e pacate.

Come seguire la discussione socratica

Come abbiamo già detto, dibattere sulle nostre personali interpretazioni della realtà significa domandare a noi stessi se quello che stiamo pensando è logico o meno, se corrisponde alla realtà o se siamo vittime delle nostre proprie credenze e dei nostri filtri mentali.

Dobbiamo tenere in considerazione che percepiamo la realtà con i nostri cinque sensi, ed è di questi che dobbiamo fidarci. A d esempio, se pensiamo “sta piovendo”, dobbiamo argomentare a noi stessi che questo è vero. Per questo bisogna porsi una serie di domande.

  • Che prove ho che questo pensiero sia vero? Nel caso dell’esempio proposto, le prove potrebbero essere le strade bagnate, l’acqua che cade dal cielo o la gente che cammina con l’ombrello, per citarne alcune evidenti.
  • Che prove ho che questo pensiero sia falso? In questo caso potremmo dire nessuna,  poiché abbiamo già trovato sufficienti fattori a favore e nessuno che ci dica che non sta piovendo davvero.
  • Esistono interpretazioni alternative?  No, tutto ci indica che sta davvero piovendo.

Con queste domande, verifichiamo che i nostri pensieri sono reali, logici e ragionevoli. Tuttavia, cosa succede con altri tipi di pensieri negativi o irrazionali, come “sono inutile”, “questo non doveva succedermi” o “la mia vita non avrà mai più un senso”?

Riflettendo sui pensieri in maniera scientifica

Il procedimento del ragionamento è lo stesso: dobbiamo confrontare le idee con la realtà, farci le stesse domande e verificare se sono vere o meno, come farebbe uno scienziato.

I pazienti, pertanto, dovranno cercare argomenti che controbattano tutte queste cognizioni,  e dimostrare che sono false ed esagerate. Così, con il pensiero “la mia vita non avrà mai più un senso” dobbiamo domandarci:

  • Che prove ho che questo sia davvero così?: Ho perso qualcosa di realmente importante per me.
  • Che prove ho che questo pensiero sia falso? Non posso sapere con certezza se la mia vita non avrà più senso e, quindi, dire che non avrà mai più senso significa anticipare alcuni avvenimenti. Aver perso una persona importante della mia vita non significa che quest’ultima manchi totalmente di senso, poiché ci sono altre cose che mi posso rendere felice.
  • Esistono interpretazioni alternative? Sì, la mia vita ha sofferto un contrattempo importante, ma questo non significa che abbia perso senso. Niente dimostra che una perdita implichi direttamente la perdita di senso vitale. Questo è doloroso, ma non terribile.

Interrogare noi stessi per conoscerci

Esistono moltissime altre domande per verificare la validità empirica di alcuni pensieri negativi. Alcune esplorano gli argomenti, come abbiamo appena visto, altre sono destinate a verificare l’utilità dei pensieri e altre a verificare se quello che pensiamo alla fine è davvero grave o meno.

Quante più domande ci faremo, che ci dimostrino che quello che pensiamo non è adatto a confronto con la realtà, meglio sarà. L’obbiettivo è convincere noi stessi che stiamo ingigantendo una situazione, diventando ansiosi senza prove o dicendo che qualcosa è terribile quando, in realtà, è sgradevole, ma sopportabile.

Quando una persona mette in pratica ogni giorno il dialogo socratico con se stesso, diventa un esperto e impara ad interpretare il mondo in modo più sano e razionale, e questo genera emozioni molto più tranquille che, a loro volta, ci permettono di affrontare i problemi più serenamente. Il trucco sta nel perseverare, fino a che questo diventi automatico.