Coscienza quantica: affascinante teoria

La teoria della coscienza quantica è una possibilità affascinante che apre innumerevoli porte alla ricerca. Ciò che definiamo "realtà" è solo un'illusione della nostra mente? Ecco a cosa fa riferimento questa teoria.
Coscienza quantica: affascinante teoria

Ultimo aggiornamento: 25 febbraio, 2021

La teoria della coscienza quantica può risultare un po’ difficile da capire per chi non ha familiarità con la meccanica quantistica. Una dimensione caotica, ma decisamente affascinante. Anche se molte delle ipotesi elaborate sono ancora in fase di verifica, sono state acquisite sufficienti conoscenze in merito che le attribuiscono grande rispetto.

Iniziamo dicendo che la fisica ha vissuto grandi rivoluzioni all’inizio del XX secolo. Una di queste è stata fonte di ispirazione della famosa teoria della relatività di Albert Einstein. Quest’ultima ha segnato un svolta, ma la teoria quantistica ha trasformato completamente il nostro modo di percepire il mondo.

Nella fisica moderna, la questione della coscienza è nata in rapporto all’osservazione dei fenomeni atomici. La teoria quantistica ha messo in evidenza il fatto che questi fenomeni possono essere compresi solo come anelli di una catena di processi che si conclude con la coscienza dell’osservatore umano.

-Fritjof Capra-

In un primo momento, la meccanica quantistica aveva lo scopo di spiegare tutti quei fenomeni che accadono nel mondo in cui tutto è straordinariamente piccolo. Passo dopo passo, sono emersi diversi aspetti sorprendenti. Da tutto questo deriva la teoria della coscienza quantica.

Donna che osserva un paesaggio.

Ecco cosa hanno scoperto i fisici

Quando la tecnologia rese possibile osservare le particelle subatomiche (quelle che compongono gli atomi e che sono infinitamente piccole), vennero alla luce una serie di strani fenomeni, per così dire.

Cosa hanno scoperto i fisici? E queste scoperte come si correlano alla teoria della coscienza quantica? Prima di tutto, parliamo delle scoperte:

  • Indeterminazione della traiettoria. Quando lanciamo un oggetto di grandi dimensioni, questo segue una traiettoria prevedibile. Le particelle subatomiche, invece, seguono una traiettoria indeterminata.
  • Indeterminazione dell’impatto finale. Se sparassimo una pallottola, sapremmo dove finirà; se sparassimo una particella subatomica, la direzione che prenderebbe sarebbe del tutto imprevedibile.

I fisici ipotizzarono che forse le particelle subatomiche si comportano in questo modo perché troppo piccole. Fattori come l’aria (o simili) cambiano la propria traiettoria fino a renderla imprevedibile. Tuttavia, un esperimento successivo ha fatto emergere nuovi quesiti.

L’esperimento della doppia fessura

L’esperimento della doppia fessura o esperimento di Young è alla base della teoria della coscienza quantica. L’argomento è un po’ complicato, ma proveremo a semplificarlo al massimo con il benestare degli scienziati.

I fisici ipotizzarono che riducendo al massimo i fattori che inferivano con la traiettoria e con l’impatto, l’oggetto “sparato” si sarebbe comportato come una particella minuscola, anch’essa “sparata”. A questo scopo, si servirono di due griglie, ciascuna con due aperture; attraverso tali aperture venivano “sparati” oggetti e particelle.

Senza capire perché, le particelle finirono per formare uno schema a strisce orizzontali ben organizzate. Gli oggetti, invece, no. Si osservò inoltre che le particelle potevano attraversare le due griglie contemporaneamente. Dunque, coprirono una delle due griglie e fu allora che si comportarono come gli oggetti sparati.

Gli scienziati giunsero alla conclusione che le particelle si muovevano come onde e non come piccoli oggetti solidi. Onde di cosa? Le chiamarono “onde di probabilità“. In sostanza, si giunse alla conclusione che il mondo di ciò che è infinitamente piccolo si comporta in modo diverso: opera secondo una logica a sé.

Le onde cerebrali.

La teoria della coscienza quantica

Sorvoliamo su alcuni concetti importanti per dire solo che i fisici sono riusciti a riconoscere che la presenza di un osservatore modifica il modo in cui si comportano le particelle subatomiche.

Potrebbe sembrare che la natura cambi il suo modo di comportarsi quando è soggetta a osservazione. Il fisico Pascal Jordan lo dice con queste parole: “Siamo noi stessi a produrre i risultati delle misurazioni”. In altre parole, il solo fatto di osservare la realtà fa sì che quest’ultima cambi.

Vale a dire che siamo incapaci di percepire la realtà per come è. Non esiste una dimensione che possiamo definire “oggettiva”. Descriviamo e misuriamo ciò che percepiamo, ma il solo fatto di osservare qualcosa ne provoca un cambiamento. Werner Heisenberg lo ha detto in questo modo: “ciò che osserviamo non è la natura in sé, bensì la natura esposta al modo in cui ci interroghiamo su di essa”.

Questo significa né più né meno che nel qui e ora c’è tutto un universo ricco di fenomeni che non possiamo vedere, né sentire, né percepire. Per concludere, diversi fisici hanno ipotizzato che anche il cervello abbia un comportamento quantistico.

Secondo la teoria della coscienza quantistica, siamo creature con due occhi, ma ne avremmo bisogno di molti di più; oppure avremmo bisogno di lenti speciali per vedere ciò che succede davvero nella cosiddetta realtà.

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  • Pastor-Gómez, J. (2002). Mecánica cuántica y cerebro: una revisión crítica. Revista de Neurología, 35(1), 87-94.