Fenomeni affascinanti di neurobiologia

20 Ottobre 2019
Alcuni casi nell'ambito delle neuroscienze ci parlano di affascinanti fenomeni che ci appaiono inusuali e che sono prova degli infiniti labirinti del cervello. In più di un'occasione, questi casi hanno permesso di fare importanti scoperte e oggi ve ne presentiamo alcuni.

Nel tempo, vengono scoperti molti fenomeni affascinanti che riguardano la neurobiologia che, relativamente spesso, aprono le porte a nuove conoscenze sul cervello. A volte una malattia o un particolare sintomo custodiscono interessanti chiavi di lettura che ci permettono di aumentare la nostra comprensione della mente umana.

Diversi casi di neurobiologia sono interessanti per la particolarità dei sintomi. Molto spesso si tratta di fenomeni che risultano inusuali e al contempo affascinanti. Tuttavia, l’aspetto davvero valido risiede nel fatto che ci dimostrano che il cervello funziona in un modo a noi sconosciuto.

Il neurologo Oliver Sack viene considerato uno dei più importanti divulgatori scientifici. Il modo in cui descrive i fenomeni e la straordinarietà degli stessi talvolta può darci la sensazione di avere a che fare con la letteratura fantascientifica. Eppure non è così, ci parla di fatti reali che hanno contribuito – a volte con tragici risvolti – a farci conoscere più a fondo il cervello. Quelli che stiamo per vedere sono tre fenomeni unici.

Qualunque malattia introduce nella vita una duplicità: un “esso”, fatto di bisogni propri, esigenze e limiti.

-Oliver Sacks-

Affascinanti fenomeni cerebrali

3 fenomeni affascinanti della neurobiologia

1. Reminiscenza

Si tratta di uno dei casi più interessanti. La protagonista è una donna di oltre 80 anni che nel 1979 ha vissuto un’esperienza molto particolare. Bisogna premettere che si trattava di una donna in buona salute e nel pieno delle proprie facoltà cognitive, nonostante alcuni problemi di udito.

Una notte sognò della propria infanzia in Irlanda. Nel sogno c’era la musica del suo passato, le canzoni e i balli tradizionali. Al risveglio, la musica risuonava ancora nella sua testa. Pensò che la radio fosse accesa o che qualcuno avesse attivato una registrazione, ma non era così. Ciononostante, ella sentiva perfettamente le note musicali, a un volume abbastanza alto da assorbire tutta la sua attenzione e da sottrarla ad altri stimoli.

Prima di essere sottoposta a un encefalogramma, la musica iniziò a sparire, dopo essere rimasta per mesi nel suo cervello. Tutto fa pensare che si trattasse di un problema del lobo temporale, associato a un sentimento di nostalgia. Questo caso suggerisce che ci sono aree del nostro cervello in cui vengono immagazzinate tutte le esperienze del passato, come se si trattasse di un archivio indistruttibile.

2. Il caso di Madeleine

Madeleine era una donna di 60 anni affetta da cecità congenita. Questo significa che non aveva mai visto in vita sua. Aveva anche una paralisi cerebrale, e per questo aveva diritto all’assistenza in casa. Inoltre, eseguiva movimenti involontari delle mani. In questo contesto, ci si aspettava che avrebbe avuto un grave ritardo cognitivo, ma così non era. Madeline era una donna molto intelligente.

Era circondata da persone che le avevano letto parecchi libri, per questo era molto colta e dedita ad animati dibattiti. Confessò di non aver mai imparato il Braille perché – riportando le sue stesse parole – le sue mani erano “Inutili pezzi di pasta abbandonati da Dio e che non  fanno nemmeno parte di me”.

Tuttavia, le mani di questa donna erano tutto sommato normali: erano dotate di sensibilità, ma, per un qualche motivo, non si muovevano nel modo corretto. Oliver Sacks ipotizzò che forse le cure eccessive della sua famiglia l’avevano privata dello sviluppo degli arti. Fu così, quindi, che iniziò un processo di riabilitazione. Alla fine, Madeleine divenne nientedimeno che una scultrice.

Mano che modella argilla

3. L’uomo che cadde dal letto è tra i più affascinanti fenomeni di neurobiologia

Questo è uno dei casi di neurobiologia che racconta di uno strano disturbo conosciuto come somatoagnosia. Esso riguarda l’incapacità di riconoscere le parti del proprio corpo. Racconta di un giovane che mentre era ricoverato in ospedale affrontò una curiosa esperienza: vide sul proprio letto una gamba che “non gli apparteneva” e allora la buttò fuori. Facendolo, fu lui stesso a cadere dal letto.

Il giovane rimase terrorizzato dall’esperienza. Per un qualche motivo, pensava che la propria gamba sinistra fosse stata amputata dal proprio corpo e che, quindi, la gamba che vedeva non fosse la sua. La percepiva come separata dal suo corpo e anzi ne era intimorito. Gli furono poste alcune domande in merito, ma siccome non poteva dare una risposta su dove fosse la sua vera gamba, si colpì insistentemente e cercò di strapparsi via l’arto che considerava estraneo.

Quest’ultimo è un caso di perdita dell’identità rispetto a una parte del corpo e sfortunatamente non si risolse nel migliore dei modi. Sono stati riportati diversi casi simili, ma finora le cause di questo problema restano sconosciute e si ignora come aiutare queste persone.

Sacks, O. (2016). El hombre que confundió a su mujer con un sombrero. Anagrama.