Credere alla magia anche da adulti

Durante l'infanzia tutto è avvolto da un alone magico. Fate, mostri, Babbo Natale, elfi, conigli che escono dal cappello... Cresciamo credendo che tutto sia possibile. Tuttavia, a un certo punto smettiamo di credere alla magia.
Credere alla magia anche da adulti

Ultimo aggiornamento: 06 settembre, 2022

La maggior parte delle persone adulte smette di credere alla magia. Chiediamo che ciò che ci accade abbia una spiegazione logica e coerente e, se possibile, che si adatti ai nostri schemi mentali. Un simile approccio ci serve per capire l’ignoto.

Tuttavia, ci sono adulti che preferiscono pensare che ci sia qualcosa al di là delle leggi della fisica, che ci siano energie e mondi straordinari o una serie di superstizioni che colorano di magia la loro vita quotidiana. In questo articolo spieghiamo come si evolve la fede nella magia.

Cos’è la magia?

Quando si parla di magia, vengono in mente credenze e spiegazioni di fatti di natura fantastica. Per esempio, credere alla fatina dei denti o che qualcuno possa leggere la mente.

In un modo più tecnico, il pensiero magico si traduce in spiegazioni che trascendono le leggi fisiche conosciute. Secondo i teorici, queste si raggruppano in quattro categoria:

  • Pensieri, desideri o parole possono creare o influenzare oggetti fisici.
  • Un oggetto fisico non animato può diventare improvvisamente animato.
  • Un oggetto fisico può essere trasformato o riconvertito istantaneamente, violando le leggi fondamentali della permanenza, dello spazio fisico e del tempo.
  • Alcuni oggetti o eventi influenzano altri eventi in modo non fisico.

In definitiva, le credenze magiche spesso includono la fede nell’esistenza di eventi o esseri che sfidano le attuali conoscenze su spazio, tempo e materia.

Cosa ci fa credere alla magia?

Dal punto di vista antropologico, la fede nella magia è stata un elemento chiave, poiché ha contribuito a calmare il bisogno umano di delineare relazioni tra cause ed effetti.

Pensiamo che tra i 2 ei 7 anni (stadio preoperatorio), seguendo il modello di Piaget, i bambini tendono a dare un significato fantastico o magico a ciò che non comprendono. In questa fase compaiono le prime paure irrazionali, che affrontano usando la fantasia. Nello specifico, elementi non reali, spesso ispirati dagli adulti, nei quali ripongono buona parte delle loro speranze.

I bambini tendono a sentirsi a proprio agio con l’esistenza di un mondo parallelo in cui ogni problema ha una soluzione. Lo stesso, inoltre, viene spesso usato dagli adulti per educare o promuovere determinati valori, altrimenti i desideri dei bambini verranno ignorati dalle creature magiche, isensibili ai loro pensieri e comportamenti.

Perché smettiamo di crederci?

Tuttavia, a partire dai 7 anni lo stadio preoperatorio giunge al termine e lascia il posto allo stadio operatorio concentro. Ora il bambino è più preparato a livello cognitivo per distinguere il mondo reale da quello fantastico.

Ciò accade perché inizia a pensare in modo più logico e operare attraverso regole e presupposti. Nello specifico, poco per volta smette di credere alla magia perché acquisisce le seguenti abilità:

  • Confronta gli elementi e li ordina in base alle loro differenze, il che consente di gestire numeri, tempo, misurazioni o orientamento.
  • Classifica gli oggetti in base alle loro caratteristiche e determina il gruppo a cui appartengono. Gli è così possibile comprendere, ad esempio, la gerarchia tra esseri viventi, umani e mammiferi.
  • Comprende la conservazione degli oggetti. In altre parole, capisce che nonostante subisca cambiamenti nel suo aspetto, l’oggetto rimane lo stesso.
  • Considera vari aspetti della stessa situazione, come le varie dimensioni di un singolo oggetto.
  • Comprende le relazioni spaziali. Per esempio, il tempo necessario per creare una rotta o utilizzare i waypoint per trovare un oggetto nascosto.
  • Forma giudizi di causalità. Sebbene questa capacità verrà acquisita del tutto solo anni dopo, il bambino inizia a formulare ragionamenti logici tra due eventi.
  • Stabilisce relazioni logiche tra due elementi. Per esempio, se un chihuahua è un cane e i cani sono mammiferi, i chihuahua sono mammiferi.
  • Diminuzione dell’egocentrismo o capacità di accettare la prospettiva altrui.

Non sempre smettiamo di credere alla magia

Ma allora, cosa succede agli adulti che continuano a dare spiegazioni magiche a certi eventi? Non superano questo stadio del loro sviluppo? Le evidenze al riguardo sono, a dir poco, interessanti.

Sebbene non molti studi abbiano analizzato questa domanda, diverse prove indicano che il pensiero magico non diminuisce per tutta la vita. Almeno, fino alla fine dell’adolescenza.

Una delle spiegazioni che i ricercatori hanno avanzato è che la fede nella magia diventa selettiva. In altre parole, le esperienze e le conoscenze che acquisiamo nel corso della vita determineranno a quali eventi applicheremo la magia.

Ad esempio, se ho una conoscenza avanzata della fisica, userò le sue leggi per spiegare perché un oggetto sembra levitare. Tuttavia, se le mie capacità aritmetiche sono inferiori, crederà a un gioco di magia basato sui numeri.

In questo senso, uno studio interessante ha rilevato che con l’aumentare dell’età si manifestano difese cognitive ed emotive contro la magia. Durante l’esperimento, agli adulti venivano presentati due scenari ipotetici in cui qualcuno per strada faceva loro due incantesimi (essere ricchi e felici oppure essere schiavi del diavolo).

Sorprendentemente, alcuni partecipanti hanno affermato di non credere alla magia, il 60% ha accettato il primo incantesimo e nessuno il secondo. Il motivo era che quest’ultimo avrebbe avuto un effetto sulle loro vite future. Tuttavia, quando gli incantesimi riguardavano altre persone, hanno affermato di non credere alla magia.

uomo che fa magia.
Man mano che cresciamo, la fede nella magia si indebolisce.

In sintesi

Non tutti sembrano credere alla magia. Lo sviluppo cognitivo e la ricerca di spiegazioni logiche riducono la frequenza con cui ci affidiamo a essa.

Nella vita adulta è difficile vivere nella contraddizione tra leggi della natura ed esperienze magiche, anche se in molte occasioni manteniamo alcune superstizioni.

Per tutta la vita possiamo trovare spiegazioni coerenti, ma non per questo dobbiamo accantonare del tutto la fantasia. Pensare che alcune delle cose più belle che ci accadono non abbiano spiegazione è magico e, soprattutto, ci riempie di speranza.

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A mano a mano che cresciamo dimentichiamo gli “incantesimi” dell'infanzia. Attrarre la magia nella nostra vita diventa, dunque, un bisogno vitale.



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  • Bolton, D., Dearsley, P., Madronal-Luque, R., & Baron-Cohen, S. (2002). Magical thinking in childhood and adolescence: Development and relation to obsessive compulsion. British Journal of Developmental Psychology, 20(4), 479–494. https://doi.org/10.1348/026151002760390819