Daniel Goleman e la sua teoria sull’Intelligenza Emotiva

24 luglio 2017 in Psicologia 4019 Condivisi

Servono a ben poco un cervello brillante ed un elevato quoziente intellettivo se non si comprende l’empatia, se non si leggono le emozioni proprie e degli altri, se si è stranieri per il proprio cuore e apolidi di quella coscienza sociale in cui imparare a connettere, a gestire la paura, ad essere assertivi… L’intelligenza emotiva è, che lo si voglia o meno, l’autentica chiave per essere felici.

Non vi sorprenderà sapere che al giorno d’oggi il dibattito su cosa sia l’intelligenza sembra non essersi ancora del tutto spento. L’evidenza empirica sostiene, per esempio, l’esistenza del fattore “G” di Spearman, inteso come un fondamento basilare ed essenziale che definisce ogni comportamento intelligente. Esiste anche la teoria triarchica di Robert J. Sternber, così come la nota teoria delle intelligenze multipli di Howard Gardner.

 “Il segreto per raggiungere un elevato quoziente intellettivo collettivo è l’armonia sociale”

-Daniel Goleman-

Dove si posiziona, dunque, la così detta “intelligenza emotiva” di Daniel Goleman? In realtà è interessante sapere che quest’idea, questo concetto e quest’essenza è da sempre presente nella storia della psicologia. Il professor Goleman non l’ha formulata, bensì l’ha resa popolare nel 1995 grazie al suo libro Intelligenza Emotiva, che conta più di 5 milioni di copie vendute.

Edward L. Thorndike, per esempio, già nel 1920 definì quella che chiamò “intelligenza sociale”, ovvero l’abilità di base per comprendere e motivare altre persone. David Wechsler, da parte sua, negli anni 40 rese chiaro a tutti che nessun test di intelligenza poteva essere valido se non si teneva conto degli aspetti emozionali. In seguito, lo stesso Howard Gardner avrebbe stabilito le basi dell’idea di settima intelligenza, la cosiddetta intelligenza interpersonale, senz’altro molto simile a quella emotiva.

Nonostante tutto, fu solo nel 1985 che apparve per la prima volta il termine “intelligenza emotiva”, grazie alla tesi di dottorato di Wayne Payne intitolata A Study of Emotion: developing Emotional Intelligence (“Uno studio delle emozioni: sviluppo dell’Intelligenza Emotiva”). Solo 10 anni più tardi, lo psicologo e giornalista nordamericano Daniel Goleman diede inizio ad un fenomeno ancora in voga che ha permesso a tutti noi di scoprire l’enorme potere che le emozioni hanno sulla nostra persona, su quello che facciamo e sul nostro modo di relazionarci.

Daniel Goleman e l’Intelligenza Emotiva

Daniel Goleman cominciò la sua carriera come giornalista per il The New York Times per poi diventare il guru dell’Intelligenza emotiva. Ormai ha superato i 70 anni, vive la fase più dolce della sua vita e attira l’attenzione con il suo sorriso sereno e il suo sguardo penetrante e fermo. Sembra quasi che riesca a percepire sempre qualcosa in più rispetto agli altri, un uomo al quale non sfuggono i dettagli e che trova connessioni lì dove gli altri vedono soltanto coincidenze.

Racconta sempre che la sua passione per la psicologia gli fu tramandata dalla madre, un’assistente sociale specializzata in psichiatria che accumulava libri sulla neuroscienza, sulla mente umana e sulle scienze del comportamento. Furono quei volumi a decorare e arricchire la sua infanzia.

All’inizio non erano altro che testi indecifrabili, ma che esercitavano su di lui un fascino inspiegabile, e si tramutarono presto nella fonte di motivazione che lo spinse nel cammino verso quello che è ora: il più grande divulgatore dell’intelligenza sociale in ciascuna delle sue accettazioni, quella educativa, quella organizzativa, quella associata alla leadership

Cos’è davvero l’Intelligenza Emotiva?

Questa dimensione risponde ad un modo diverso di comprendere l’intelligenza, che va al di là degli aspetti cognitivi – come la memoria o la capacità di comprendere problemi. Si parla, innanzitutto, della capacità di dirigersi in maniera efficace agli altri esseri umani e a sé stessi, di connettersi con le proprie emozioni, di gestirle, di auto-motivarsi, di frenare gli impulsi, di vincere la frustrazione…

Goleman spiega che il suo approccio all’intelligenza emotiva prevede quattro dimensioni di base:

  • La prima è l’auto-coscienza, e fa riferimento alla nostra capacità di comprendere quello che sentiamo e di restare attaccati ai nostri valori, alla nostra essenza.
  • Il secondo aspetto è quello dell’auto-motivazione e della nostra abilità di orientarci verso le nostre mete, di recuperare i contrattempi, di gestire lo stress.
  • La terza ha a che vedere con la coscienza sociale e con l’empatia.
  • La quarta dimensione è senz’altro la pietra filosofale dell’Intelligenza Emotiva: la nostra capacità di relazionarci per comunicare, raggiungere accordi e creare connessioni positive e rispettose con gli altri.

Nei suoi libri Daniel Goleman ci ricorda la necessità di essere competenti in tutte e quattro le aree. Altrimenti c’è il rischio di ritrovarsi nello scenario classico del capo preparato in Intelligenza Emotiva, ma che è riuscito a raggiungere soltanto il livello di auto-coscienza ed è, quindi, incapace di empatizzare con gli altri, di comprendere mondi diversi dalle proprie necessità e valori. Le quattro aree vanno intese dunque come un tutto.

L’Intelligenza Emotiva si può apprendere e può essere potenziata

Sia nel suo libro Intelligenza Emotiva (1995) che in quello Intelligenza Sociale (2006) l’autore ci spiega che parte di questa capacità risiede nella nostra epigenetica. In altre parole, è possibile attivarla o disattivarla a seconda dell’ambiente emotivo e sociale nel quale si cresce e si viene educati.

“Nel migliore dei casi, sembra che il QI rappresenti solo il 20% dei fattori determinanti per il successo”

-Daniel Goleman-

Tuttavia, e qui risiede l’autentica magia, l’Intelligenza Emotiva risponde a quell’elasticità cerebrale dove qualsiasi stimolo, pratica continuata o apprendimento sistematico porta a dei cambiamenti, costruisce connessioni e nuove aree che incrementano la competenza in ciascuna delle 4 dimensioni segnalate.

Daniel Goleman segnala anche la necessità di educare i bambini attraverso questo punto di vista. Che sia a scuola o in casa, tutti dovremmo essere capaci di creare un contesto valido e significativo in termini di Intelligenza Emotiva. D’altro canto, per quanto riguarda il mondo adulto, sappiamo che non mancano corsi, seminari e conferenze di ogni tipo, così come libri e riviste a nostra disposizione sempre per la nostra formazione.

Per raggiungerlo, serve forza di volontà, costanza e la capacità di applicare quella coscienza reale che permetta di rendere presenti e costanti le chiavi che il professor Goleman ci indica nelle sue opere:

  • Dobbiamo individuare l’emozione che si cela dietro a ciascuna nostra azione.
  • È necessario ampliare il nostro linguaggio emotivo (a volte non basta dire “sono triste”, bisogna essere più concreti: “sono triste perché mi sento deluso, un po’ arrabbiato e confuso al tempo stesso”).
  • Controllare quello che pensiamo per controllare come ci comportiamo.
  • Trovare un perché al comportamento degli altri, essere capaci di capire le prospettive e i mondi emotivi altrui.
  • Esprimere le nostre emozioni in maniera assertiva.
  • Migliorare le nostre abilità sociali.
  • Imparare ad auto-motivarci e a lottare per i nostri obiettivi volti a raggiungere l’autentica felicità.

In conclusione, è bene ricordare che l’intelligenza non è soltanto una cifra ricavata da un test standardizzato. Esiste un’altra sfera, un’altra dimensione e un’altra intelligenza che può permetterci di raggiungere il successo. Si parla del successo personale legato alla capacità di gestire comportamenti ed emozioni, entrare in connessione con gli altri, vivere in equilibrio ed armonia sentendosi competenti, liberi, felici e realizzati personalmente. È un’avventura che va conquistata giorno per giorno.

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