Smettere di dare retta al proprio diavoletto interiore

· 22 marzo 2017

Dentro la nostra testa vi è una figura molto negativa, un critico che ci dice quello che dobbiamo o che non dobbiamo fare e come dobbiamo comportarci. Questo diavoletto interiore ci maltratta, ci fa pressione, prende a pugni la nostra autostima e, nonostante ci risulti molto fastidioso ed inopportuno, alla fine soccombiamo alle sue parole e finiamo per prendere in considerazione i suoi messaggi.

Dall’altra parte, troviamo il Grillo Parlante, quella vocina che ci stimola, che ci dice che possiamo farcela, che ci invita ad uscire, che ci dice che non è tutto così drammatico, che la vita è bella.

Dare retta ad uno o all’altro dipende solo da quale dei due scegliamo come guida nelle nostre giornate. La verità è che sia il diavoletto sia il Grillo Parlante sono prodotti della nostra mente, che noi stessi abbiamo creato. Dato che sono un prodotto esclusivo della nostra mente, noi siamo gli unici padroni di entrambe le vocine; un aspetto molto positivo, poiché ci è possibile scegliere a chi dare retta senza che niente e nessuno possa intromettersi.

Siamo noi che scegliamo i nostri pensieri indipendentemente dalla situazione in cui ci troviamo. Possiamo intraprendere il cammino della negatività, del catastrofismo o della paura oppure scegliere il sentiero dell’allegria, della calma e della positività.

La lingua del diavoletto

Riconoscerete il diavoletto quando, in una determinata situazione, comincia a sussurrarvi frasi sotto forma di domande che racchiudono timore: “E se mia moglie ha un incidente stradale per colpa mia?”. Parole e frasi esagerate come “insopportabile”, “terribile”, “come sono sfortunato”, “non valgo niente”, etc.

La sua lingua è così negativa che, se crediamo a quello che dice, iniziamo a sentirci tristi, ansiosi, iracondi… Le nostre emozioni smetteranno di essere funzionali: non ci serviranno per risolvere il problema che abbiamo davanti. Viceversa, ci serviranno per deprimerci ancora di più e rendere il diavoletto sempre più sicuro di sé e, così, poter parlare con maggiore confidenza.

Più gli diamo retta, più ingrassa; più ingrassa, maggiore forza ha per parlare. Inoltre, questo diavoletto è molto persuasivo. Può convincerci facilmente, dato che ha passato molto tempo dentro di noi e sa cosa dirci in modo da farci fare quello che ci ordina.

Tuttavia, perché è così interessato ad infastidirci? Non è così! In realtà non vuole infastidire. In fondo, questo diavoletto vuole proteggerci, ma si confonde nei modi, non sceglie il momento opportuno, è disorientato. Le sue reazioni sono spropositate e fuori tempo.

Questo diavoletto ci è servito in molte situazioni nel corso della storia: cosa avremmo fatto senza di lui quando, ai tempi delle caverne, le belve ci inseguivano per ucciderci? In quei momenti era necessario che il diavoletto si accendesse a mo’ di allarme, ci aiutasse a trovare lo stress necessario per continuare a vivere.

Il diavoletto attuale, però, sta esagerando, non capisce che le belve non si trovano più per strada e che quelle che considera come tali, in realtà, sono altro. Non c’è nulla di cui avere paura.

Il diavoletto, inoltre, ha finito per adattarsi a quello che noi umani abbiamo deciso che “deve essere” e ce lo ripete giorno per giorno. In questo modo, ci genera una buona dose di sofferenza: tristezza, pressioni, rabbia…emozioni che in molti momenti non dovrebbero presentarsi con tale intensità.

Ignorare il diavoletto e sentirsi liberi

Per poter provare emozioni negative, ma sane, rinvigorenti, che ci aiutino a risolvere problemi, dobbiamo iniziare ad ignorare questa vocina criticona. Come fare?

  • Osservare senza giudicare quello che dice il diavoletto. Anche se non vi piace quello che vi sta dicendo, non cercate di allontanarlo. Lasciatelo stare, ignoratelo; quando si accorgerà che non gli date retta, finirà per andarsene da solo.
  • Ridete e scherzate con lui. Se ci pensate, è facile fare dell’umorismo con lui, poiché è così esagerato ed irrealistico che possiamo addirittura ridere delle stupidaggini che dice. Riducete all’assurdo tutti quei pensieri e avrete concesso a voi stessi una sessione di risoterapia.

  • Abbiate un obiettivo e cercate di raggiungerlo a prescindere da quello che vi dice. “Non puoi farcela”, “Non sei adatto a questo lavoro”, “Si prenderanno gioco di te”, “Non troverai mai nessuno come lui/lei”, “Non sei attraente, non ti vuole nessuno” e via dicendo. Queste sarebbero alcune delle perle del diavoletto, che cerca di farvi abbandonare i vostri buoni propositi. Non permetteteglielo.
Per rompere il cerchio ed arrivare alla fine, a zittirlo, la chiave è agire senza prestargli attenzione, qualsiasi cosa dica.
  • Interrogatelo. Dato che le sue parole non si basano sulla verità, è facile contraddire tutto quello che dice. Dovete solo fargli le domande volte a confermare la veridicità dei suoi argomenti e vi dimostrerà che sono falsi; basati su convinzioni soggettive, ma mai sui cinque sensi, sul “qui e adesso”, sulla realtà.

Per fortuna, così come possiamo permettere che il diavoletto sia sempre più forte, possiamo anche educarlo affinché i suoi messaggi siano importanti in sincronia con le reali richieste del nostro ambiente circostante. Riuscirci vuol dire che se viene davvero verso di noi una belva, egli ci attiverà a sufficienza per assicurare la nostra sopravvivenza; se, però, non viene nessuna belva, ci manterrà tranquilli.