Decodificare il perturbante

23 giugno, 2020
Il perturbante si configura di fronte all'impossibilità di decodificare una minaccia perché ci appare invasiva e incomprensibile. È importante imparare a lavorare sul sentimento di impotenza che questa sensazione produce e adottare una posizione più attiva e precisa di fronte alla paura.

Il concetto di “perturbante” fu analizzato da Sigmund Freud e richiama per molti aspetti un sentimento che ci siamo trovati ad affrontare durante il recente periodo di pandemia. Sono molte le persone che in questa fase hanno sperimentato un’angoscia infantile che sembrava dimenticata. Quella sensazione di vulnerabilità e persino inerzia di fronte a una forza superiore. Vediamo in questo articolo come decodificare il perturbante.

In presenza di una minaccia che appare incomprensibile, si manifesta un’angoscia o una paura che vanno in diverse direzioni. Non una paura legata a una minaccia identificata e delimitata, bensì dovuta a qualcosa di imprevedibile e immerso nell’ombra.

“Il perturbante è la condizione e al tempo stesso il limite dell’estetico: deve essere presente sotto forma di assenza, deve essere velato. Non può essere rivelato.”

-Eugenio Trías-

Le nostre possibilità di azione per decodificare il perturbante sono limitate, proprio come quando eravamo bambini. Pur se inconsapevoli, siamo totalmente dipendenti da chi è al comando, da chi prende decisioni, talvolta persino dal destino. Siamo bambini scalzi liberi di andare incontro alla propria sorte nel cuore di una selva oscura.

Uomo preoccupato che parla al telefono

Gli assi del perturbante

Prima di Freud, il perturbante era visto come un elemento nuovo e minaccioso, che risvegliava la paura proprio perché sconosciuto. Il padre della psicoanalisi diede una svolta a questa prospettiva descrivendo tale concetto attraverso due metafore: il familiare e l’estraneo.

Il familiare è ciò che ci appare conosciuto e di fronte al quale proviamo un senso di sicurezza in quanto fa parte della normalità. Persone, situazioni, spazi, idee, sentimenti che fanno parte del contesto che possiamo definire familiare o abitudinario.

L’estraneo, al contrario, è tutto ciò che risiede al di fuori della dimensione in cui siamo soliti muoverci. Corrisponde non tanto a ciò che ignoriamo, bensì a ciò che non riconosciamo. Sappiamo poco o nulla al riguardo. Non fa parte della nostra quotidianità, non ne comprendiamo la logica e non abbiamo idea di come affrontarlo o guardarlo.

La dinamica tra il familiare e l’estraneo

Per Freud, il perturbante si configura nel momento in cui il familiare diventa estraneo o l’estraneo diventa familiare. Non è tanto la novità a farci paura, bensì la trasformazione di qualcosa che ritenevamo di conoscere in un elemento diverso ed estraneo. Questo passaggio darebbe spazio alla comparsa dell’angoscia.

Tutti i film horror si basano su questa premessa: Dracula ci spaventa perché è simile a qualsiasi altro essere umano, ma al tempo stesso è diverso. Il perturbante si attiva quando un elegante conte assume le sembianze di un mostro abominevole.

Se Dracula fosse un vampiro sin dall’inizio, ne avremmo paura, ma in maniera diversa: non sarebbe perturbante. Ci allontaneremmo da lui, rinchiudendolo o eliminandolo dal nostro campo visivo. E invece, finiamo per essere vittime della sua ambiguità, del suo essere e non essere, addentrandoci nel terreno del perturbante.

Lo stesso vale al contrario, quando l’estraneo diventa familiare. Lo mostrano i film in cui li protagonista scopre d’improvviso di essere circondato da esseri strani, che prima vedeva come uguali. In Rosemary’s Babyper esempio, si produce questa metamorfosi che ci immerge nel perturbante.

Ragazza con la testa appoggiata al muro

Decodificare il perturbante

Per fare un esempio in cui possiamo riconoscerci tutti, la pandemia da Coronavirus ha tutte le carte in regola per essere catalogata nel registro del perturbante. D’improvviso, tutto quello che ci circondava è stato sommerso da un velo di sospetto.

Il mondo in cui poco prima ci muovevamo con sicurezza nasconde ora pericoli che si possono celare ovunque. Le persone che prima abbracciavamo adesso sono un rischio. Il virus può essere in tutti i posti e in nessuno; in un modo o nell’altro, non lo vediamo.

A tutto questo si aggiunge il fatto che nessuno, per quanto affidabile ai nostri occhi, è capace di eliminare il rischio del virus. Sappiamo solo che i suoi effetti possono essere devastanti e che la nostra miglior opzione è nasconderci da esso. Ciò che ci era familiare, adesso è diventato estraneo. E il virus, prima estraneo, adesso sembra essere ovunque.

Come resistere e decodificare il perturbante? Prima di tutto, bisogna riconoscere la minaccia in maniera obiettiva. Prendere in mano i dati apportati dalla scienza, in particolar modo relativi alle reali forme di contagio. Se facciamo attenzione, le possibili fonti di contagio si riducono. Basta sapere che il contagio avviene tramite contatto ravvicinato con persone o oggetti; di conseguenza, dobbiamo adottare le giuste precauzioni in tal senso.

È anche giusto ricordare che anche se proviamo le sensazioni di un bambino, in realtà siamo adulti. In quanto tali, abbiamo un margine di autonomia e di azione. Per quanto sia limitato, dobbiamo avvalercene e decidere come gestire le nostre emozioni e la nostra routine.

Rafforzando il cuore e confidando nel fatto che abbiamo a disposizione tutti gli strumenti necessari a proteggerci in quanto individui e specie.

Freud, S. (1973). CIX. Lo Siniestro. Obras completas, 3.