Deliri di riferimento: in cosa consistono?

I deliri di riferimento hanno caratteristiche molto particolari e possono avere un grande impatto sulla vita della persona.
Deliri di riferimento: in cosa consistono?

Ultimo aggiornamento: 25 marzo, 2022

I disturbi psicotici sono alterazioni che modificano il modo in cui percepiamo la realtà oggettiva. Quando si parla di psicosi, di solito si pensa alla schizofrenia, ma ci sono molte altre alterazioni all’interno di questa classificazione. I deliri di riferimento sono tra i sintomi più comuni nei quadri psicotici.

Sebbene siano generalmente considerati un sintomo della schizofrenia, questo non è l’unico contesto clinico in cui possono comparire.

Nelle righe che seguono spieghiamo in dettaglio le caratteristiche di queste reazioni, le loro possibili cause e il trattamento.

Cosa sono i deliri di riferimento?

Tutti noi possediamo diverse convinzioni che agiscono come un filtro che elabora la realtà. È come se vedessimo il mondo attraverso l’obiettivo di una telecamera per avere un’idea di come funziona.

Il nostro sistema di credenze non è del tutto oggettivo, ci sono fattori come le distorsioni cognitive che influenzano la nostra percezione della realtà. Nonostante ciò, elaboriamo le informazioni pur sempre su base oggettiva.

Quando parliamo di deliri, ci riferiamo a una serie di convinzioni che alterano patologicamente la percezione. I deliri non sono basati sulla realtà, quindi non sono condivisi all’interno della cultura e del gruppo sociale di riferimento. Per esempio, la gelosia genera la percezione che il partner sia infedele pur in assenza di prove.

Nel caso dei deliri di riferimento, il focus è la persona stessa. Il paziente crede che le situazioni esterne, come il comportamento altrui, siano in qualche modo legate a lui/lei. Per questo, sono noti anche come deliri autoreferenziale.

Potremmo pensare che gli altri ci stiano inviando messaggi indiretti attraverso il linguaggio del corpo o addirittura dire che una pubblicità in televisione è stata fatta per comunicarci qualcosa.

Il delirio di riferimento appare spesso come un sintomo di schizofrenia o altri disturbi psicotici, ma può anche essere parte di altre condizioni non psicotiche e diventare di per sé un quadro clinico. In quest’ultimo caso si tratta di un possibile disturbo delirante, in cui potrebbero comparire anche altri deliri.

Donna preoccupata con delirio di riferimento.

Cause

Alla pari delle altre alterazioni psicologiche, non esiste una causa chiara o unica per spiegare i deliri di riferimento. Vengono invece evidenziati vari fattori che potrebbero influenzare la comparsa e il mantenimento del sintomo. Tra questi un’alterazione in alcune aree cerebrali che modulano l’autoreferenza.

Uno studio di Menom et al. (2011) sottolinea le aree in questione coinvolgono la linea mediana corticale, le aree subcorticali, l’amigdala e lo striato. Il lavoro indica che in caso di deliri di riferimento si verifica una maggiore attivazione di queste aree cerebrali.

Oltre a ciò, non vi è alcuna differenziazione nell’attività di ricezione di informazioni che coinvolgono la persona e informazioni contrarie.

In altre parole, il cervello ha difficoltà a distinguere quando qualcosa è diretto verso di sé e quando non lo è. Da ciò dipende la tendenza della persona a interpretare certi comportamenti o situazioni quotidiane come legate a se stessa. Anche quando ci sono prove del contrario, sarà convinta di ciò.

La scienza non ha ancora capito cosa provoca con esattezza questa disfunzione neurologica. Diversi studi suggeriscono che i parenti di pazienti che hanno sofferto di disturbi psicotici hanno maggiori probabilità di sviluppare i deliri di riferimento. Alla luce di ciò, si sospetta un legame con fattori genetici correlati a disturbi neuropsicologici.

D’altra parte, l’esposizione allo stress può aumentare il rischio di sintomi psicotici. Il lavoro di ricerca di Turley et al. (2019) indica una correlazione tra stress ed esperienze psicotiche.

Donna con stress cronico.

Intervento nei deliri di riferimento

In genere si sceglie un approccio multidimensionale per ottenere risultati migliori. Per prima cosa, è possibile prescrivere antipsicotici per ridurre la frequenza di delirio.

Allo stesso modo, la psicoterapia offre al paziente la necessaria psicoeducazione sui sintomi e su come lo influenzano. Può anche lavorare con il paziente sull’adesione al trattamento farmacologico e utilizzare tecniche per gestire il delirio.

A tale scopo, risulta importante intervenire nel contesto sociale del paziente. I familiari e le persone vicine hanno bisogno di ricevere informazioni sulle difficoltà presentate. Anche a loro, inoltre, possono essere insegnate diverse strategie per affrontare gli episodi di deliri di riferimento nel modo più sano possibile.

Questo triplo approccio migliora la prognosi della persona con disturbi psicotici. Nel tempo, è probabile che sia in grado di reintegrarsi in attività come il lavoro o la scuola. Inoltre, si riduce anche il rischio di recidive dei sintomi.

Infine, è importante notare che i deliri di riferimento non sono uguali ai comuni deliri. Sebbene possano diventare un delirio, è possibile modificarli e contrastarli.

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  • Menon, M., Schmitz, T. W., Anderson, A. K., Graff, A., Korostil, M., Mamo, D., … & Kapur, S. (2011). Exploring the neural correlates of delusions of reference. Biological psychiatry, 70(12), 1127-1133.
  • Turley, D., Drake, R., Killackey, E., & Yung, A. R. (2019). Perceived stress and psychosis: The effect of perceived stress on psychotic‐like experiences in a community sample of adolescents. Early intervention in psychiatry, 13(6), 1465-1469.