Demenza pugilistica o encefalopatia del pugile

2 Dicembre 2019
Esiste una forma di demenza associata allo sport? La risposta è sì e il caso più eclatante è quello della demenza pugilistica. Vi invitiamo a leggere questo articolo per saperne di più.

La demenza pugilistica è un disturbo neurodegenerativo particolarmente rilevante per le caratteristiche a essa associate. Altrimenti conosciuta come encefalopatia del pugile, ci dà un indizio sulla sua eziologia. La parola di radice latina “pugil” si riferisce al pugilato, molto spesso all’origine della malattia a causa dei continui colpi ricevuti.

Non è facile immaginare di ricevere la quantità di colpi in testa che riceve un pugile o una persona che pratica uno sport da combattimento nel corso della sua carriera. Eppure, non ci viene poi così difficile pensare alle ripercussioni che ciò potrebbe scatenare sul cervello di questi atleti.

Stiamo parlando, dunque, di una malattia causata da diversi politraumi e commozioni cerebrali che derivano da un’atrofia corticale del cervello. Scoprite meglio la condizione nota come demenza pugilistica.

Profilo con nuvole

Caratteristiche generali della malattia

Questo tipo di demenza è stata descritta a livello clinico per la prima volta nel 1928, dal patologo e medico forense Harrison Martland.

Oggi viene considerata una variante dell’encefalopatia traumatica cronica, sebbene in un primo momento non si facesse alcuna distinzione tra le due. Si iniziò a distinguerle quando i ricercatori si resero conto che i sintomi della demenza pugilistica erano gli stessi in altre popolazioni.

Una malattia che rimaneva in silenzio

La popolarità del pugilato all’inizio del XX secolo ha portato molti professionisti e appassionati a dedicarsi a questo sport. In un primo momento, le conseguenze non erano evidenti, ma con il trascorrere degli anni aumentarono i casi di persone che presentavano conseguenze negative.

I principali sintomi erano l’apatia, i tratti psicotici, la perdita di coordinazione e un evidente deterioramento intellettuale globale. Gli scienziati avevano la situazione ben chiara: questi cambiamenti erano associati a continue microlesioni del cervello, dovute a commozioni.

Decorso della demenza pugilistica

L’atrofia della corteccia cerebrale sfocia in una generale riduzione del peso del cervello e del suo metabolismo. In generale, tutte le strutture del cervello finiscono per essere coinvolte, danneggiando le funzioni generali dello stesso.

Questa malattia progredisce per tappe, in modo progressivo e con delle variazioni nella sintomatologia:

  • Fase iniziale. Primi sintomi di deterioramento cognitivo a seguito dei colpi ricevuti. Sebbene non sia stato identificato con chiarezza il momento iniziale, la malattia tende a essere latente per i primi anni.
  • Fase avanzata. Si ipotizza che si manifesti a 12-16 anni dall’inizio della pratica del pugilato. I sintomi si manifestano già con chiarezza, sebbene non si possa ancora parlare di demenza.
  • Demenza. I sintomi sono ormai consolidati e colpiscono le funzioni del soggetto in ogni ambito. La perdita delle facoltà mentali, come la memoria e la ragione, si fanno più evidenti ed è presente un forte impatto sulla condotta.

Sintomi principali

I sintomi della demenza pugilistica sono molto eterogenei e tendono a coincidere con quelli di altre malattie neurodegenerative. Un gruppo di sintomi è tuttavia particolarmente evidente nelle persone affette da questa patologia, inoltre si accentuano con il decorso della malattia:

  • Apatia generalizzata: mancanza di espressività e di interesse emotivo, accentuate dal deterioramento delle abilità comunicative.
  • Aggressività: fisica e verbale, con particolare enfasi sull’impulsività e su una marcata irritabilità.
  • Depressione: la progressività con cui si manifestano i sintomi tende a comportare la perdita di personalità, isolamento e disperazione.
  • Memoria: ne risente in particolare nelle mansioni quotidiane. L’alterazione di questa funzione è correlata alle difficoltà di mantenere viva la concentrazione.
  • Problemi motori: all’inizio sono piccole carenze o errori, che poco per volta si trasformano in lentezza, rigidità e problemi di coordinamento.

Principali fattori di rischio della demenza pugilistica

Il principale fattore di rischio della demenza pugilistica è la pratica di uno sport da combattimento. Infatti, il deterioramento frutto delle diverse lesioni non è associato solo al pugilato: ci sono altri sport in cui l’incidenza di questa malattia è elevata:

  • Football americano.
  • Kick-boxing.
  • Sport da combattimento.
  • Gare automobilistiche.

Ulteriori fattori di rischio possono essere:

  • Iniziare a praticare uno sport da combattimento sin da giovanissimi.
  • Non utilizzare le protezioni consigliate.
  • Una carriera sportiva di lunga durata.
  • Non mettere in pratica le strategie di prevenzione.

Diagnosi

La demenza pugilistica non è associata a una lesione in particolare né a un’area specifica del cervello. Per questo motivo, la sua diagnosi è molto complicata e poco concreta.

I sintomi comportamentali e motori sono, in genere, osservabili e valutabili da un neurologo e da un neuropsicologo. Vengono anche impiegati strumenti di diagnostica per immagine, come la tomografia, in modo da individuare l’entità dei danni a livello cerebrale.

Demenza pugilistica

Trattamento

La terapia principale consiste nell’evitare i fattori di rischio. Nel caso in cui si pratichi uno sport con le caratteristiche menzionate, bisogna adottare maggiori precauzioni e strumenti per proteggersi. Se i sintomi siano già manifesti, esistono due approcci generali:

  • Riabilitazione: deve essere precoce e sfruttare la plasticità del cervello. Si concentra sul fornire al paziente gli strumenti che compensino le perdite motorie, in modo che non perda queste funzionalità.

Alcune considerazioni sulla demenza pugilistica

La demenza pugilistica è un esempio molto esplicativo degli effetti della mancanza di cura del nostro cervello. Le alterazioni si manifestano a medio e lungo termine, ma le cause sono molto precoci.

Anche se di solito non si ha la reale percezione del danno, proprio per lo scarso impatto nell’immediato, qualunque attività logorante per il nostro sistema nervoso genera gravi danni in futuro. Prestare attenzione alla nostra alimentazione, così come alle nostre abitudini di consumo sono precauzioni molti importanti per qualunque forma di demenza.

Infine, si consiglia di tenere a mente che alcuni sport rinomati non sono poi così sani, soprattutto se non si mettono in atto le misure cautelari necessarie. Una grande percentuale di giocatori di football americano subiscono lesioni cerebrali traumatiche che li condizionano a vita. Grazie ai progressi nella ricerca e alla consapevolezza generale acquisita su questi rischi, misure come l’indennizzo pagato dalla federazione americana agli ex giocatori e i finanziamenti alla ricerca sono ora possibili.

Le persone che incroci quando sei all’apice del successo potresti incontrarle di nuovo quando scendi negli inferi.

-Mike Tyson-

  • Álvarez Cambras, Rodrigo. Lesiones Traumáticas del Deporte. Revisión de los casos tratados en el Dpto. de Traumatología del Deporte del Hospital Ortopédico “Frank País”. 1er Congreso Internacional de Medicina del Deporte.
  • Álvarez Cambras, Rodrigo y col (1977) Síndrome de impactación del carpo (técnica quirúrgica del autor), Revista Cubana de cirugía, 16 (6): 583-99.