I 4 dialoghi interiori da evitare

7 dicembre 2016 in Emozioni 1032 Condivisi

Tutti, in un certo momento della propria vita, attraversano momenti dolorosi o situazioni inaspettate di carattere negativo che bisogna superare. Tuttavia, le esperienze di questo tipo segnano certe persone a tal punto da far sviluppare in loro un dialogo interiore negativo. Tale dialogo non è consigliabile, ma è ancora più pericoloso quando rischia di rimanere e di trasformarsi in un’abitudine.

Quel che è certo è che nessuno è esonerato dallo scontro con un problema difficile o impossibile da risolvere a causa della sua complessità o dell’assenza di strumenti e risorse. In condizioni del genere, se diamo tanta importanza al problema, è normale che appaia l’ansia, perché la sfida è diventata una minaccia.

In questi casi, è normale avere dialoghi interiori che rafforzano le idee negative e che ci riportano all’episodio doloroso che non siamo riusciti a superare. La cosa peggiore è che, davanti ad ogni esperienza che ci ricorda il fatto doloroso, iniziamo a reagire in modo negativo perché la consideriamo potenzialmente pericolosa.

L’ansia anticipatoria è la componente principale di queste dinamiche di pensiero. Da questo momento in poi, il soggetto crea dialoghi distorti che si ripetono di continuo e che incrementano l’angoscia iniziale, fino a farla diventare insopportabile.

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Un dialogo che porta a stati di alterazione

Quando le persone soffrono di questi stati di angoscia e ansia, tendono a sviluppare un dialogo interiore di tipo catastrofista. Chiaramente, tale visione della vita è un prodotto del loro stato emotivo alterato e, pertanto, distorto. Il pericolo di questa situazione risiede nel fatto che, se non viene corretta in tempo, può trasformarsi in un circolo vizioso che peggiorerà sempre di più con il tempo, fino a provocare crisi di panico.

I sintomi tipici di un attacco di panico includono una pressione all’altezza del petto, tachicardia, giramento di testa, sudorazione nelle mani e palpitazioni. In termini biologici, si tratta della normale reazione di un mammifero di fronte ad una minaccia. La persona colta dal panico considera minacciosa una situazione che, invece, può essere controllata. Senza che se ne renda conto, il suo dialogo interiore rafforza le sue idee negative e catastrofiste; per questo motivo, perde il controllo ed entra in crisi.

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Le crisi di panico possono aumentare e diventare un problema serio. Tuttavia, se agiamo tempestivamente davanti ai primi sintomi, la crisi viene bloccata permettendoci di uscire dal circolo dei pensieri negativi. Ciò è possibile perché le crisi comportano dinamiche mentali negative apprese e, dunque, ammettono modifiche se ce lo proponiamo.

Classificazione dei dialoghi interiori da evitare

Gli specialisti in psicologia hanno classificato quattro dialoghi interiori fonti di angoscia e ansia: si tratta di quello catastrofico, quello autocritico, quello vittimista e quello auto-esigente.

  • Dialogo catastrofico: l’ansia nasce quando immaginiamo lo scenario più tragico possibile. Anticipiamo i fatti (che in realtà non avverranno mai) e li ingigantiamo. Questo provoca una percezione sbagliata, che può scatenare una crisi di panico. La frase tipica di questo dialogo interiore è “può succedere una tragedia quando meno me lo aspetto”.
  • Dialogo autocritico: i tratti che lo contraddistinguono segnalano uno stato permanente di giudizio e valutazione negativa del proprio comportamento. In questo caso, tendiamo ad enfatizzare i nostri limiti e difetti rendendo la nostra vita ingovernabile. Tendiamo ad essere dipendenti dagli altri e iniziamo a paragonarci a loro per sentirci svantaggiati. Invidiamo coloro che raggiungono i loro obiettivi e diventiamo persone frustrate perché non riusciamo a realizzare i nostri progetti. La frase preferita è “non ce la faccio, non sono capace, non me lo merito”.
  • Dialogo vittimista: in questo caso ci sentiamo indifesi e senza speranza, affermando che la nostra situazione non ha soluzione, che non viviamo mai miglioramenti. Crediamo che tutto resterà sempre così e costruiamo ostacoli insormontabili tra noi e i nostri desideri. Ci lamentiamo di come stanno le cose, ma non facciamo nulla per cambiarle. In questo dialogo interiore risuonano di continuo frasi come “nessuno mi capisce”, “nessuno mi stima”, “sto male e non interessa a nessuno”.

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  • Dialogo auto-esigente: allo scopo di raggiungere la perfezione, ci facciamo cogliere da stress cronico ed esaurimento. Siamo intolleranti di fronte agli errori e cerchiamo di convincerci che le lacune della nostra vita derivino da sbagli esterni e non nostri. Consumiamo la nostra mente pensando di non aver raggiunto i nostri obiettivi per mancanza di soldi, di fama, ecc. La persona auto-esigente realizza un dialogo interiore per mezzo di frasi come “non è sufficiente”, “questa cosa non è perfetta”, “non l’ho fatto come avrei voluto”.

Riprendere il controllo

Acquisire consapevolezza di questi dialoghi interiori è un notevole primo passo per riprendere il controllo ed evitare una percezione negativa di noi stessi e del nostro ambiente, la quale non fa altro che incrementare il nostro stato d’ansia.

Il vero cambiamento avviene quando iniziamo ad individuare questi pensieri negativi e li sostituiamo con affermazioni positive. È importante controllare il nostro respiro, rilassarci e affrontare le situazioni con calma. In caso contrario, gli atteggiamenti pessimistici e auto-distruttivi si ripeteranno nel tempo.

Non è facile modificare le reazioni di questo tipo di fronte a ciò che noi consideriamo minaccioso; accade lo stesso  quando cerchiamo di cambiare una cattiva abitudine, come il fumo o il consumo eccessivo di dolci. È chiaro che per cambiare una cattiva abitudine ci vogliono sforzo e determinazione, ma ricordatevi che potete sempre riuscirci se vi impegnerete.

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