Il dolore emotivo, l’angoscia del nostro cervello

· 20 maggio 2016

Di fronte ad una delusione, ad un amore finito, un tradimento, una bugia o alla perdita di una persona cara, proviamo dolore emotivo. Una sensazione straziante decantata in secoli di poemi e canzoni carichi di sofferenza.

La funzione di tali intuizioni poetiche è stata riconosciuta nel campo della ricerca neurofisiologica, la quale ha identificato nella metafora del dolore psicologico, che scaturisce a causa di una qualche perdita sociale o emotiva, un forte collegamento con i circuiti cerebrali dell’uomo.

Tali dati sono riscontrabili tramite l’uso della risonanza magnetica funzionale, tecnica di neuroimaging che ci permette di individuare quali aree si accendono quando ci il nostro cuore è spezzato e le nostre emozioni sono infuocate.

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Il cervello del dolore emotivo

Ciò che è curioso, è che secondo quanto rilevato, le aree cerebrali che si attivano quando proviamo un dolore fisico reagiscono allo stesso modo quando qualcosa si rompe dentro di noi, quando veniamo sopraffatti dall’inquietudine e dal dolore emotivo più intenso.

Con l’esperimento di Eysenberg e del suo team, è stata ricreata una situazione che ha portato le persone coinvolte a sentirsi escluse, sottovalutate e angosciate. Questi stati d’animo si sono manifestati nelle variazioni del flusso sanguigno di due aree cerebrali chiave:

  • La corteccia cingolata anteriore – area coinvolta nella generazione dell’esperienza del dolore fisico. Secondo gli esiti dello studio, maggiore era l’angoscia, maggiore era l’attività riscontrata in questa zona.
  • La corteccia prefrontale mostrava maggiore inattività quanto minore era il dolore emotivo sperimentato.

Come vediamo, la corteccia cingolata anteriore favorisce l’elaborazione di sentimenti quali l’angoscia, l’insofferenza e la paura del vuoto emotivo lasciato dalla perdita, l’inganno o il rifiuto. Da parte sua, la corteccia prefrontale si incarica di bilanciare le nostre emozioni e contrastare il sentimento doloroso derivato da un rifiuto, contribuendo in questo modo a lenire il dolore causato dalla perdita emotiva.

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Altri dati sulla geografia delle nostre emozioni

Per essere più precisi e capire come funziona il meccanismo che comanda le nostre emozioni, è bene conoscere qualche dato in più. In termini concreti, la circonvoluzione del cingolo comprende tre aree emotive distinte:

  • L’area anteriore, responsabile dell’elaborazione di sentimenti ed emozioni negative (Ma attenzione: il fatto che siano negative non significa che siano cattive; per esempio, la tristezza è sana finché non diventa patologica).
  • L’area centrale, la quale integra le nostre emozioni e i nostri pensieri.
  • L’area posteriore, la quale genera sentimenti ed emozioni positive.

Per esempio, la zona cingolata centrale dei maschi si attiva durante l’eccitazione sessuale e lo svolgimento di compiti e attività stressanti che richiedono grandi dosi di attenzione.

Con questa consapevolezza, si scopre che i neurotrasmettitori (sostanze che regolano le funzioni cerebrali) si riducono notevolmente di fronte a situazioni emotivamente dure.

Un dato interessante ci rivela che tanto gli antidepressivi quanto altre droghe per la cura degli stati d’animo negativi, agiscono sul nostro cervello regolando o riducendo l’attivazione dell’area cingolata anteriore, la quale, come abbiamo visto, è responsabile dell’attivazione di emozioni e sentimenti negativi.

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L’insieme di queste informazioni rivela chiaramente come il dolore fisico e quello emotivo siano strettamente correlati. È per questo fondamentale non sottovalutare le ferite emotive e non lasciare che guariscano per conto loro.

Nella realtà, quando il nostro cuore viene spezzato o un amico ci tradisce, subiamo un dolore intenso, sia a livello mentale che fisiologico. La maggior parte di noi sarà consapevole della sensazione di rottura che si prova quando si tratta, per esempio, di chiudere con il nostro primo amore.

Abbiamo preso l’abitudine di non esternare il dolore emotivo e non prestare attenzione alla sofferenza delle nostre ferite psicologiche. Tuttavia, come abbiamo avuto modo di sottolineare in altre occasioni, non ignoriamo di certo una forte emicrania o un fastidioso mal di stomaco.

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Agire a favore del nostro benessere mentale ed emotivo, sforzarci di comprendere cosa ci succede e lenire i nostri lamenti e la nostra angoscia, è un modo per evitare che la sofferenza continui.

Così come il dolore fisico è sintomo di una ferita, non possiamo dimenticare che il dolore emotivo generato da una separazione, un rifiuto o un inganno, ha carattere premonitore; esso ci aiuta infatti a capire quando qualcosa non va ed è importante prendersi cura di sé.

Con questi concetti chiari in mente, rimaniamo in attesa di nuovi e validi studi che ci aiutino a comprendere meglio non soltanto la presenza del dolore psicologico, bensì i metodi utili per alleviare la sofferenza ed imparare dall’angoscia che essa genera in noi.