Disperazione creativa: luce oltre il malessere

· 14 settembre 2018

La disperazione creativa ci ricorda che prima o poi dobbiamo farlo: fermarci, affrontare la sofferenza e le nostre resistenze. Lungi dall’alimentare il repertorio di strategie di evitamento, questa tecnica ci invita ad accettare la realtà, accogliere la disperazione per viaggiare con essa, ma creando a sua volta un nuovo itinerario, un nuovo proposito più luminoso dove c’è spazio per la speranza.

La disperazione creativa è uno strumento psicoterapeutico che fa parte della terapia dell’accettazione e dell’impegno. Per i lettori che non conoscono questo approccio, possiamo dire che rientra nelle cosiddette terapie di terza generazione.

“Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati […] Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud. Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza.”
-Martin Luther King-

La terapia dell’accettazione e dell’impegno provoca dei cambiamenti positivi nel soggetto che ricorre a essa. In primo luogo, combatte i pensieri automatici, quelli che causano sofferenza e sottopongono spesso a dinamiche distruttive, con le quali si alimenta il dolore. In secondo luogo, fomenta la vicinanza diretta, umana e avvolgente con il paziente attraverso un dialogo fluido e confortevole, libero da giudizi. Grazie a queste dinamiche, si generano utili cambiamenti e si alimentano condotte più adattive.

A tale scopo, spesso si ricorre alla cosiddetta disperazione creativa, la quale può avvicinare il paziente ai suoi valori, ottenendo uno stato di calma e armonia interiore con cui trovare nuove opportunità e un adeguato stato mentale per coglierle.

Donna che guarda cielo con palloncini neri

Disperazione creativa: di cosa si tratta?

Per comprendere meglio la disperazione creativa, vi presentiamo un breve racconto. Il protagonista di questa storia è un contadino, al quale viene proposto di realizzare uno strano compito dal quale otterrà un grande vantaggio. L’incarico consiste nel lavorare un campo con il solo aiuto di un asino e una pala, ma a una condizione: deve tenere gli occhi bendati.

Il buon uomo inizia il suo lavoro, ma non sa è che il campo è pieno di buche. Com’è prevedibile, il nostro protagonista cade in una di esse. Senza sapere cosa fare e come uscire, il contadino si toglie la benda e fa uso dell’unico strumento che ha a disposizione: la pala. Così, e per quasi un giorno intero, inizia a scavare un tunnel, ma ben presto si accorge che sta andando sempre più sottoterra. 

Decide allora di optare per un’altra strategia. Forse, deve dare a questa pala un altro uso…

Questo piccolo esempio ci illustra in modo originale l’essenza della disperazione creativa. Spesso le nostre condotte di evitamento ci gettano in uno stato di maggiore disperazione e intensificano la complessità del problema originale.  

Donna triste in campo

Scopo della disperazione creativa

Quando una persona si reca dallo psicologo, non arriva da sola. Porta con sé un bagaglio colmo di pensieri distorti, barriere difensive, atteggiamenti limitanti, zone erronee, passato, presente sprecato e angoscia verso la vita.

Far uscire il paziente con la sensazione di “stare un po’ meglio” non è facile e non è neanche il proposito principale di una seduta psicologica. Occorre tracciare un percorso e dare speranza a questa persona. Tuttavia, come riuscirci? Come far tornare il paziente a casa con un po’ più di luce di fronte al buio pesto che condensa la sua mente? Per quanto possa sembrarci curioso, la disperazione creativa è un buon inizio, uno strumento a tratti potenteVediamo perché.

  • Il primo obiettivo è far accettare al paziente le sue esperienze negative e quelle che non può controllare. Lungi dal contrastare, fuggire e ossessionarsi con questi eventi, è il momento di abbracciare la disperazione, transitare con essa e accettare che questo cammino non ha senso. “Lo accetto per lasciarlo andare”.
  • Dopo aver accettato questi eventi dolorosi o angoscianti, tramite il dialogo lo psicologo procede a orientare il proprio paziente verso diverse opzioni. Vie di uscita dal rinforzo positivo, con un proposito, una speranza reale.
  • Allo stesso modo, lo psicologo aiuterà il paziente a capire che quanto accaduto non è più utile. La disperazione del paziente può fungere da impulso, da motore per trovare nuove vie d’uscita. È come chi fa due passi indietro per poter saltare più in alto.
Mano con farfalla

La disperazione creativa può e deve essere applicata al di là dell’ambito psicoterapeutico.  È capitato a tutti noi, infatti, di aver alimentato il nostro malessere nel tentativo di fuggire da qualcosa. È come chi guida in una città che non conosce e passa più volte dalla stessa rotatoria.

Uscire da questa rotatoria, vedere la luce oltre al proprio malessere, implica prima di tutto comprendere che non serve a niente utilizzare in modo reiterato la stessa strategia, poiché darà sempre gli stessi risultati. Occorre rompere il circolo, smettere di scappare, accettare di esserci persi, di non essere capaci di avanzare e, di conseguenza, guardare oltre. Occorre tenere la testa alta e uscire dalla nostra stessa trappola per scoprire cammini diversi, strade più salutari e liberatorie.