Disturbi somatoformi: sintomi e trattamento

23 giugno 2018 in Psicologia 0 Condivisi
Donna che soffre di Disturbi somatoformi

I disturbi somatoformi rivelano quanto è difficile separare gli effetti di corpo e mente sulla salute di una persona. La forte interconnessione tra queste due dimensioni complica in modo considerevole la diagnosi e il trattamento di questa malattia.

Prima di proseguire, è bene distinguere i disturbi somatoformi dai disturbi psicosomatici. Sebbene in entrambi i casi il fattore scatenante sia di natura psicologica ed esistano sintomi fisici, nei disturbi psicosomatici sussiste un problema specifico a livello organico, mentre in quelli somatoformi non esiste una patologia di natura organica dimostrabile. Si parla di disturbi somatoformi in presenza di sintomi fisici ma non organici o di meccanismi fisiologici dimostrabili e anche se esistono prove di conflitti psicologici legati a questa sintomatologia.

Chi soffre di questo disturbo mette il malessere al centro della propria vita; in alcuni casi i sintomi assorbono completamente il soggetto. Spesso, tuttavia, la preoccupazione è spropositata rispetto ai sintomi.

Caratteristiche dei disturbi somatoformi

Ingigantimento dei sintomi

I soggetti che soffrono di disturbi somatoformi presentano sintomi fisici di origine psicologica. A questo si accompagnano alti livelli di ansia e preoccupazione che possono ostacolare lo svolgimento delle attività quotidiane. Il quadro clinico potrebbe riassumersi nei seguenti punti chiave:

  • Eccessiva preoccupazione per i sintomi e/o perturbamento della vita quotidiana.
  • Pensieri ricorrenti, costanti e ossessivi sulla possibile gravità dei sintomi.
  • Ansia estrema per la salute e le conseguenze catastrofiche dei sintomi avvertiti.
  • Tendenza a dedicare una quantità sproporzionata di tempo ed energia ai propri problemi di salute.

Donna di spalle davanti alla finestra

Generano dipendenza dagli altri

La cronicità dei sintomi e la paura delle terribili conseguenze causate dalla malattia portano a sviluppare dipendenza verso gli altri. Il soggetto chiede ai propri cari di essere sempre servito e accudito. In questo modo, da un lato elude le proprie responsabilità, dall’altro esige, in modo soffocante, dedizione, aiuto e sostegno dalle persone del proprio ambiente.

Tende ad arrabbiarsi quando pensa che non gli si stia dedicando il tempo e le attenzioni che merita o che si stiano sottovalutando i suoi reali bisogni. Può arrivare a minacciare e nei casi più gravi tentare il suicidio. Si può intuire quanto possano essere gravi i disturbi somatoformi se non vengono individuati in tempo.

Sono difficili da individuare

Come individuare un disturbo che si manifesta con sintomi fisici, ma nessuna lesione organica? Qual è la diagnosi di un insieme di malesseri che provocano sofferenza, ma la cui causa non è un problema fisico preciso? La risposta si trova nella componente psichica di questi disturbi. Per diagnosticare un disturbo somatoforme “non deve essere presente una base somatica che giustifichi i sintomi” (DSM-IV).

Tuttavia, non sarebbe corretto diagnosticare tale quadro clinico come disturbo mentale, perché non è possibile risalire a una causa fisica dei sintomi manifestati.

Prima occorre essere certi che gli esami a cui è stato sottoposto il paziente siano adeguati e che i risultati siano stati interpretati in modo corretto. 

È anche possibile che alcune persone reagiscano in modo eccessivo alla sintomatologia, perché hanno una soglia del dolore più bassa del normale. In questo caso, non si può parlare di malattia mentale.

Questi disturbi possono essere diagnosticato solo dopo aver scartato la possibilità di problemi fisici o organici sottostanti e soltanto se la risposta ai sintomi presentati è insolitamente forte.

Uomo con male allo stomaco

Tipi di disturbi somatoformi

Per classificare un disturbo somatoforme, occorre farsi guidare dalla risposta del paziente ai sintomi o ai problemi di salute, ovvero il grado di preoccupazione, ansia e interferenza con le attività quotidiane. In base a ciò, si distinguono i seguenti disturbi (DSM-IV e ICD-10):

  • Disturbo somatico: in genere viene diagnosticato dopo diversi anni. I sintomi possono riguardare qualunque parte del corpo, ma i più frequenti interessano l’apparato gastrointestinale (dolore, meteorismo, vomito, nausea) e la pelle (prurito, formicolio, gonfiore, arrossamento, etc.). In alcuni casi sono presenti quadri depressivi o ansiosi.
  • Disturbo somatoforme indifferenziato: è caratterizzato dalla comparsa di problemi fisici multipli, variabili e persistenti, ma poco spiegabili. Vale a dire, i sintomi manifestati non sono sufficienti per diagnosticare un disturbo somatico.
  • Disturbo ipocondriaco: probabilmente è il più noto tra i disturbi somatoformi. I principali sintomi sono preoccupazione o paura di sviluppare o avere una o più malattie gravi e progressive. Spesso il paziente interpreta sensazioni normali o frequenti come fenomeni eccezionali e dolorosi.
  • Disfunzione somatoforme del sistema nervoso autonomo: i sintomi  si manifestano negli organi innervati dal sistema nervoso vegetativo. Possono essere cardiovascolari, gastrointestinali o respiratori e palesarli come sintomi obiettivi di iperattività (palpitazioni, sudorazione, arrossamento e tremore) e altri individuali, soggettivi e non specifici.
  • Disturbo persistente da dolore somatoforme: è caratterizzato da intenso dolore che si manifesta soprattutto in situazioni conflittuali o problematiche.
  • Altri disturbi somatoformi: alterazioni della sensibilità non legati a disturbi somatici e collegati a problemi o eventi stressanti. Ne sono un esempio il bolo isterico e il bruxismo.

Terapia cognitivo-comportamentale

Sebbene esistano studi sul trattamento farmacologico del dolore, attualmente non esistono basi scientifiche sufficienti per formulare indicazioni terapeutiche affidabili. È conveniente che il paziente si affidi alla psicoterapia e, in particolare, all’approccio cognitivo-comportamentale al fine di ridurre la preoccupazione e l’ansia scatenata dai sintomi.

Può essere efficace anche un approccio sinergico che unisca la terapia cognitivo-comportamentale con la terapia interpersonale. Questo permette di lavorare sulle due principali caratteristiche dei pazienti con tendenze somatizzanti: percezione e valutazione erronee del proprio stato di salute e inadeguata forma di comunicazione per esprimere il proprio disagio agli altri.

Questi disturbi hanno un’alta incidenza nella società e spesso si tende a sottovalutare che i sintomi fisici potrebbero essere il risultato di una malattia mentale. C’è da chiedersi, dov’è il confine tra sintomi fisici e mentali?

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