Disturbo dell’adattamento: sopraffatti dai problemi?

7 febbraio 2018 in Psicologia 97 Condivisi
Donna triste disturbo dell’adattamento

A seguito di un problema (perdita del lavoro, grave malattia, divorzio, problemi economici, ecc) o di un cambiamento importante nella propria vita (matrimonio, nascita di un figlio, cambio di domicilio, ecc) è possibile sentirsi sopraffatti. Potreste sentirvi nervosi, irritabili, tristi o avere problemi di ansia. Tranquilli, è totalmente normale. Tuttavia, se questi sintomi continuano a interferire in modo significativo con la vostra vita quotidiana, potreste soffrire del disturbo dell’adattamento.

Il disturbo dell’adattamento è present nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-V) nella categoria dei disturbi legati a traumi e fattori di stress. Questi traumi e disturbi riguardano l’esposizione significativa a un evento traumatico o stressante che funge da criterio diagnostico.

Donna che soffre da disturbo dell'adattamento

I disturbi raccolti in questa categoria sono i seguenti:

  • Disturbo post-traumatico da stress.
  • Disturbo acuto da stress.
  • Disturbo reattivo dell’attaccamento.
  • Disturbo evitante di personalità.
  • Disturbi dell’adattamento.

Il malessere psicologico legato a un evento traumatico o stressante è variabile. In alcuni casi, i sintomi possono essere basati sulla paura e sull’ansia, ma si possono riscontrare anche effetti quali rabbia, malumore, ostilità o sintomi dissociativi.

A causa di questa diversità di sintomi a seguito dell’esposizione a un evento traumatico o stressante, i disturbi sopra indicati sono stati raggruppati nella categoria “traumi e disturbi legati a fattori di stress”. Alcune persone superano le difficoltà prima di altre. Quando la fase di adattamento a questi cambiamenti dura più di tre mesi e la ripresa appare in salita, si tratta di un possibile caso di disturbo dell’adattamento.

Cosa si intende per disturbo dell’adattamento?

La caratteristica essenziale di questo disturbo è la presenza di sintomi emotivi o comportamentali in risposta a un fattore di stress identificabile. Questo fattore di stress può concernere un singolo evento (come una rottura sentimentale) o una serie di fattori da stress (come problemi al lavoro o matrimoniali).

I fattori stressanti (o problemi, per capirci) possono presentarsi ripetute volte (come crisi temporanee del proprio business o rapporti sessuali insoddisfacenti). Possono altresì comparire in maniera continuata (come una malattia persistente o vivere in un vicinato con un alto tasso di criminalità).

Questi fattori stressanti possono colpire soltanto il soggetto, tutta la famiglia o un gruppo più grande o comunità (per esempio in caso di disastro naturale). Alcuni di questi problemi possono essere correlati allo sviluppo di determinati eventi (es. andare a scuola, lasciare la casa familiare, sposarsi, diventare madre…).

I disturbi dell’adattamento possono anche apparire come conseguenza della morte di una persona cara, quando l’intensità, la qualità o la persistenza delle reazioni al lutto superano quelle normali. Il disturbo dell’adattamento viene associato anche a un maggior rischio di suicidio e di tentato suicidio.

Uomo disperato

Come diagnostica lo psicologo un disturbo dell’adattamento?

Secondo il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-V), devono presentarsi i seguenti criteri di diagnosi:

A. Sviluppo di sintomi emotivi o comportamentali in risposta a un fattore o a fattori di stress identificabili. Si producono nei tre mesi seguenti all’inizio del fattore di stress.

B. I sintomi o comportamenti sono clinicamente significativi. Per determinarne la rilevanza, devono manifestarsi una o entrambe le seguenti caratteristiche:

  • Malessere intenso sproporzionato alla gravità o intensità del fattore di stress. Bisogna tenere in considerazione anche il contesto esterno e i fattori culturali che potrebbero influire sulla gravità e sulla manifestazione dei sintomi.
  • Significativo degrado della situazione sociale, lavorativa o altre aree importanti per la vita del soggetto.

C. L’alterazione legata allo stress non rispetta i criteri di altri disturbi mentali o non è un semplice aggravamento di un disturbo mentale preesistente.

D. I sintomi non rappresentano il normale dolore attendibile.

E. Una volta che il fattore di stress e le sue conseguenze sono terminate, i sintomi perdurano oltre i sei mesi successivi.

Psicologa e paziente

Quanti tipi di disturbo dell’adattamento esistono?

Secondo il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-V), possono verificarsi i seguenti tipi di disturbo dell’adattamento:

  • Con umore depresso: predomina il malumore, la voglia di piangere o un sentimento di sconforto.
  • Con ansia: predomina il nervosismo, la preoccupazione, l’agitazione o l’ansia da separazione.
  • Con ansia e umore depresso misti: predomina una combinazione di depressione e ansia.
  • Con alterazione della condotta: predomina un’alterazione del proprio modo di comportarsi.
  • Con alterazione mista dell’emotività e della condotta: predominano i sintomi emotivi e l’alterazione del comportamento.
  • Non specifico: riguarda le reazioni di adattamento che non possono essere classificate come uno dei sottotipi specifici di questo disturbo.

Il DSM-V distingue anche tra disturbo dell’adattamento acuto (se l’alterazione dura meno di sei mesi) o persistente (sei mesi o più).

Come si sviluppa il disturbo dell’adattamento?

Si cominciano ad avvertire i sintomi di un problema o un fattore scatenante nei primi tre mesi successivi. Una volta che il problema è sparito, i sintomi non durano più di sei mesi.

Se il problema riguarda un evento acuto (es. essere licenziati), l’inizio dei sintomi è di norma immediato – solo pochi giorni – e la durata è relativamente breve – non più di qualche mese. Se il problema o le conseguenze persistono, il disturbo dell’adattamento potrebbe continuare e sfociare in una forma cronica o persistente.

Donna che si mangia le unghie

Il disturbo dell’adattamento è comune?

Il disturbo dell’adattamento è piuttosto comune, sebbene la prevalenza possa variare significativamente in funzione della popolazione studiata e dei metodi di valutazione applicati. La percentuale di persone in trattamento ambulatoriale per problemi di salute mentale con una diagnosi di disturbo dell’adattamento oscilla tra il 5 e il 20%.

In contesto psichiatrico-ospedaliero, la percentuale si alza e raggiunge facilmente il 50% dei casi.

Disturbo dell’adattamento: fattori di rischio

Le persone che vivono in un ambiente sfavorevole sono esposte a numerosi fattori stressanti, dunque corrono un rischio maggiore di soffrire di questo disturbo.

Al momento della diagnosi va tenuto conto anche del contesto culturale dell’individuo. Va studiato se la risposta di questi al fattore stressante sia adattata o meno al contesto e se il malessere psichico associato sia maggiore o meno di quello che ci si aspetterebbe.

Ragazza che guarda il tramonto

Cosa posso fare se credo di essere affetto da questo disturbo?

Prima di tutto, si consiglia di recarsi da uno psicologo o psichiatra. Se sentite che un problema sta avendo il sopravvento su di voi, potete seguire questi consigli:

  • Cercate di ricordare se avete già vissuto una situazione simile in passato e come l’avete risolta.
  • Parlate di come vi sentite con amici e familiari.
  • Fate ordine tra le vostre idee: se tutto vi sembra un’enorme preoccupazione, scrivete su un libretto i vostri problemi e ordinateli in base al livello di preoccupazione che generano in voi, dal minore al maggiore. Vedrete che alcune cose appariranno meno importanti.
  • Scegliete un solo problema. Cominciate con quello che ritenete più facile da risolvere.
  • Pensate a come trovare soluzione al problema e attivatevi. Date inizio al cambiamento.
  • Fate sport, concedetevi dei bagni rilassanti, dedicatevi dei momenti di svago…

Se i vostri problemi non si risolvono o non avete il controllo sui sintomi che vi causano, è il caso di recarvi dal medico di famiglia o direttamente da uno psicologo. Gli psicologi sono lì per aiutarvi, a fronte o meno dell’esistenza di un disturbo.

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