Disturbo psicotico breve: sintomi e trattamento

· 3 maggio 2018

Quante volte abbiamo detto: “Questa persona è matta”? Come si qualifica la pazzia? Le definizioni esistenti sono molte e altrettanto numerosi i punti di vista su questo fenomeno. Proviamo a descriverla per mezzo del disturbo psicotico breve.

Tradizionalmente in psichiatria i disturbi si dividono in due gruppi principali: disturbi psicotici e disturbi nevrotici. In generale, potremmo definire la pazzia come uno stato psicotico.

Le psicosi, o stati psicotici, implicano una perdita di contatto con la realtà, manifestata attraverso il delirio e/o le allucinazioni. Al contrario, le nevrosi, o stati nevrotici, non comportano la perdita di contatto con la realtà. Esempi di disturbi nevrotici sono la depressione e l’ansia; esempi classici di psicosi sono la schizofrenia e il disturbo bipolare.

Elementi chiave che definiscono un disturbo psicotico: deliri e allucinazioni

Per capire meglio il disturbo psicotico, tra cui il disturbo psicotico breve, occorre partire dalle sue manifestazioni o dai sintomi. Nel disturbo psicotico breve esistono due tipi di alterazione nella percezione della realtà: il delirio e l’allucinazione.

Donna schizofrenica con allucinazioni

Con il termine delirio si fa riferimento a una serie di convinzioni errate, non influenzabili dal dato reale, dalle prove oggettive contro di esse. Etimologicamente la parola delirio deriva dal termine latino delirāre, (līra significa solco), dunque “uscire dal solco”. Applicato al pensiero, potrebbe equivalere a “pensare fuori dal solco normale”.

In termini generici, delirare significa vaneggiare, soffire di turbe mentali. Nel linguaggio comune delirio è praticamente sinonimo di pazzia, perdita della ragione o di contatto con la realtà.

Caratteristiche del delirio

Per identificare il delirio, dobbiamo valutare in che misura l’esperienza delirante soddisfa le seguenti condizioni:

  • Viene mantenuta con assoluta convinzione.
  • È vissuta come un’evidente verità, oltre i limiti della realtà tangibile.
  • Non si lascia modificare dalla ragione o dall’esperienza.
  • Il suo contenuto è spesso fantastico o quanto meno intrinsecamente improbabile.
  • Le convinzioni non sono condivise da altri membri del gruppo sociale o culturale di appartenenza.
  • La persona è preoccupata per tale convinzione e le risulta difficile evitare di pensarvi o parlarne.
  • La convinzione è fonte di malessere soggettivo e interferisce con i rapporti sociali della persona e con le sue occupazioni.

In breve, i deliri sono tipicamente molto complessi dal punto di vista concettuale e forse per questo motivo è difficile ingabbiarli in una definizione. Un esempio comune di delirio è quello in cui la persona è convinta di essere spiata o controllata da telecamere nascoste o il classico esempio di credere di essere Napoleone o, ancora, pensare di avere la missione divina di salvare il mondo dalla sua distruzione.

Cosa si intende per allucinazione?

Le allucinazioni sono percezioni che si sperimentano senza la presenza di uno stimolo esterno. Sono vivide e chiare, con tutta la forza e l’impatto delle normali percezioni e non sono soggette al controllo volontario.

Le allucinazioni possono coinvolgere qualsiasi modalità sensoriale, ma quelle uditive sono le più comuni nel disturbo psicotico breve e nella schizofrenia. Queste allucinazioni di solito sono vissute sotto forma di voci, note o sconosciute, percepite come diverse dal proprio pensiero.

Un classico esempio di allucinazione è quello in cui l’individuo sente una voce che lo spinge a compiere una missione. O vedere piccoli animali che strisciano sulle braccia.

Uomo con allucinazioni

Il disturbo psicotico breve

La caratteristica essenziale del disturbo psicotico breve è un’alterazione che implica la brusca insorgenza di almeno uno dei seguenti sintomi psicotici: delirio, allucinazioni, parole o discorsi sconnessi o comportamento psicomotorio molto anomalo, inclusa la catatonia.

La catatonia è definita come una sindrome neuropsichiatrica caratterizzata da anomalie motorie che si presentano associate ad alterazioni della coscienza, disturbi dell’affettività e del pensiero. Possono verificarsi convulsioni, ma queste sono più frequenti quando la causa è organica. In definitiva (sia nei casi organici che in quelli psichiatrici), si ritiene che la catatonia abbia origine da una disfunzione della corteccia orbitofrontale laterale.

L’inizio improvviso del disturbo psicotico breve viene definito come il passaggio da uno stato non psicotico a uno chiaramente psicotico all’interno di un periodo di due settimane. Un episodio di questo tipo deve avere la durata di almeno un giorno, ma meno di un mese; al termine, l’individuo torna completamente allo stato che precedeva il disturbo.

Caratteristiche del disturbo psicotico breve

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), per poter diagnosticare una malattia psicotica breve, devono essere soddisfatti i seguenti criteri:

A. Presenza di uno o più dei seguenti sintomi. Almeno uno di essi deve essere di tipo (1), (2) o (3):

  • Delirio.
  • Allucinazioni.
  • Eloquio disorganizzato (discorso disorganizzato).
  • Comportamento molto disorganizzato o catatonico.

B. La durata di un episodio del disturbo deve essere di almeno un giorno però meno di un mese, con ritorno finale al livello di funzionamento precedente la crisi.

C. Il disturbo non può essere meglio spiegato da un disturbo depressivo maggiore o bipolare con caratteristiche psicotiche o altro disturbo psicotico come la schizofrenia o la catatonia, e non può essere attribuito agli effetti fisiologici di una sostanza (ad esempio, un farmaco o una droga) o un’altra condizione medica.

Donna ansiosa con le mani sulla testa

Come abbiamo visto, una persona affetta da disturbo psicotico breve passa rapidamente da uno stato di normalità a uno stato psicotico, quasi senza preavviso. Questo stato di “pazzia” ha una durata che va da un giorno a massimo un mese (mai di più). Al termine la persona si riprende in modo completo.

Le differenze con la schizofrenia sono chiare. Nella schizofrenia i segni continui del disturbo persistono per un minimo di sei mesi e di solito il passaggio da “normalità” a “pazzia” non è così rapido, bensì più graduale. Il decorso della schizofrenia è solitamente cronico, mentre il disturbo psicotico breve di solito si risolve o “guarisce”.

Sebbene il disturbo sia di breve durata, può diventare una condizione grave

Le persone con disturbo psicotico breve di solito sperimentano una forte agitazione emotiva o stato confusionale. Possono presentarsi passaggi rapidi da un sintomo intenso a un altro. Sebbene il disturbo sia breve, il grado di disfunzione può essere grave nel periodo di tempo in cui è presente la sintomatologia.

Questa condizione potrebbe rendere necessaria una supervisione, in modo da soddisfare i bisogni nutrizionali e igienici del paziente oltre che proteggerlo dalle conseguenze della mancanza di giudizio, della disfunzione cognitiva e delle azioni spinte dal delirio. D’altra parte, durante il disturbo psicotico breve sembra esserci un aumentato rischio di comportamento suicida, soprattutto durante l’episodio acuto. In questo caso è essenziale adottare misure di sicurezza per evitare che la persona possa compiere gesti autolesionisti.

Trattamento del disturbo psicotico breve

Il trattamento farmacologico è la principale terapia in caso di psicosi, ma nella fase iniziale non dovrebbe essere esclusivo. Gli interventi psicosociali e la psicoterapia sono molto importanti nel processo di guarigione.

Azione dei farmaci sul cervello

Questi interventi comprendono una serie di misure volte a ridurre al minimo la vulnerabilità del paziente in situazioni di stress; si dovrà facilitare il processo di guarigione rafforzando l’adattamento e il funzionamento familiare, sociale ed educativo-lavorativo, nonché rafforzando le risorse necessarie per affrontare i conflitti, i problemi e le tensioni interpersonali o biografiche.

Come abbiamo visto, il disturbo psicotico breve può comportare importanti conseguenze per il paziente, arrivando a deteriorare le relazioni familiari e personali. Questo rende indispensabile l’intervento di un professionista qualificato.

Riferimenti bibliografici

DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali