Per molti sono una donna battagliera, incorreggibile ed insopportabile

· 14 dicembre 2016

Io sono così: una donna indisponente, incorreggibile ed insopportabile per molti. Sono il risultato dei miei sforzi, ma anche delle mie sofferenze, perché mi sono sempre negata di essere vittima e schiava. Quello che vedi è tutto quello che sono, senza falsità: una persona che ama se stessa e che, al di sopra di ogni cosa, ama la vita.

Questa visione piena ed autentica di se stesse giunge a 20 o 30 anni. Al giorno d’oggi, però, si parla spesso del potere delle cinquantenni. È chiaro, quindi, che ogni età ha i suoi successi, le sue conquiste e le sue bellezza. Tuttavia, quando si avvicina questo quinto decennio, si rompono molti legami, molti schemi. Si comprende anche che non bisogna essere la “metà” di nessuno per essere felice.

D’altro canto, un ulteriore aspetto interessante adesso in auge è quello della “donna alfa”. La presenza femminile ha conquistato già molti spazi fino a non molto tempo fa riservati agli uomini. Le donne sono influenti, possiedono coraggio, creatività e notevoli attitudini nel gestire gli affari e creare un ambiente di lavoro più empatico, nel quale dinamizzare il personale verso nuovi successi.

Tutti sappiamo che la “donna alfa” non è fiorita precisamente nel XXI secolo. Siamo eredi di un lascito. La donna è stata sempre un guerriera silenziosa ed anonima nei suoi contesti più prossimi. Nella nostra memoria custodiamo, per esempio, le nostre nonne. Donne ammirevoli che intrecciavano la tristezza nei loro capelli e che davano tutte se stesse per i loro figli, la loro casa, la loro famiglia.

Dame coraggiose che non si sono mai lamentate e che, quando guardavano le loro mani rovinate per gli anni ed il lavoro, sognavano che le loro figlie, un giorno, sarebbero state come sono adesso: donne che costruiscono il loro futuro con orgoglio ed in libertà.

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Il lascito della divinità battaglieradonna

In molte culture si dice che la donna rappresenti “la luce della vita”. Tuttavia, questo scintillio non si trova nel suo sguardo, ma nelle sue ovaie. A sua volta, risulta curioso che nelle radici culturali dei popoli di tutto il mondo la figura della donna non solo era vista come “creatrice”, ma anche come un’entità ribelle.

Come ci spiega Robert Graves nel suo libro “La dea bianca”, sia nell’antica Europa mediterranea sia nel Vicino Oriente, erano molto comuni le culture matriarcali che adoravano una dea suprema. Era una divinità associata alla Luna e che si innalzava di fronte al resto delle divinità maschili. Tuttavia, tutte queste radici e questi echi di notevole bellezza si spensero con l’irruzione del patriarcato.

La donna e la sua impronta antropologica e culturale fu eclissata a partire dal 400 a. C., momento nel quale fu obbligata a vivere in spazi privati, in silenzio e sottomissione. La Grande Divinità, ribelle, cangiante e piena di misteri, però, non era morta: continuò ad esistere in segreto presso molti popolazioni. Di generazione in generazione, da donna a donna è stata trasmessa nel magico vincolo del legame femminile.

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Si sussurrava che una volta la donna era come la Luna. Quell’archetipo che avanza e cresce attraverso diversi cicli, diversi cambiamenti. Una figura con poteri sulla natura e un tempo temuta dall’entità che rappresentava il potere maschile: il sole.

La donna battagliera che porti dentro

Sono tempi di sfide. Tutti i legami culturali che altri hanno voluto zittire sono ancora nostri. Sono testimoni che adesso recuperiamo in libri come la “Dea bianca” di Graves o con “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estés. La donna si sa vittoriosa, capisce che la sua voce ha forza e che può e deve sfidare se stessa e il mondo. 

Ammettiamolo, alla fine giunge sempre questo momento. Il giorno in cui ci si stanca di dire “sì” quando si desidera dire di “no”. Forse questa sensazione di pieno controllo arriva, effettivamente, quando si accetta la propria maturità. Quando non si ha più paura del passare del tempo e la solitudine non viene più vista come una nemica, ma come uno spazio di crescita, espansione ed opportunità.

Una cosa che sappiamo tutti è che la donna battagliera, a volte, non è ben accetta. È come un impulso magnetico che proviene dalle profondità della terra e che emana la sua forza per cambiare la realtà. Qualcosa che si riceve con paura, perché i cambiamenti che cercano di rinnovare i vecchi cementi sono visti con inquietudine.

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Allo stesso modo, si percepisce ancora con sfiducia una donna con un carattere forte. Viene chiamata egoista solo perché si mantiene forte rispetto alle sue convinzioni e ai suoi valori oppure perché ad un certo punto sceglie finalmente di darsi la priorità. Ci crediate o meno, continuiamo ad essere quelle streghe a volte rinnegate per via dei nostri doni, ma anche invidiate per le nostre numerose capacità.

Non importa se siamo incorreggibili, così fedeli alle nostre radici. Non importa nemmeno se gli altri non ci sopportano. Siamo quello che siamo, persone orgogliose del nostro lascito. Eredi di una divinità lottatrice, che creano il loro personale cammino in dignità e felicità.