Gli effetti psicologici della disoccupazione

· 5 dicembre 2016

Il lavoro, oltre a garantirci un livello economico o uno stipendio, è da considerare anche una fonte di benessere e di equilibrio psicologico e/o sociale. Quando non c’è, nella vita si presentano diversi cambiamenti psicologici che vale la pena approfondire. Continuate a leggere per conoscere meglio gli effetti della disoccupazione!

Quando una persona cerca lavoro per la prima volta o ha lavorato per anni e all’improvviso si ritrova disoccupata, può provare diverse trasformazioni emotive, psicologiche e sociali.

Secondo quanto afferma l’American Psychiatric Association (APA), “le persone disoccupate corrono un rischio maggiore di soffrire di problemi psicologici quali depressione, ansia, sintomi psicosomatici, scarso benessere psicologico e bassa autostima” (Paul & Moser, 2009).

C’è da tenere in considerazione il fatto che la condizione di disoccupazione è un’esperienza che trascende l’oggettività della mancanza di occupazione, perché viene vissuta ed interpretata in modi diversi in base alle circostanze individuali, comprese le risorse psicologiche che una persona ha a disposizione e l’ambiente in cui vive.

Secondo le diverse ricerche e l’opinione di esperti professionisti, si possono individuare fasi e fattori comuni in relazione agli effetti psicologici che può scatenare una situazione di disoccupazione. A seguire cercheremo di identificarli insieme.

Fasi precedenti la perdita del lavoro

In genere, la prima reazione prima dell’arrivo della disoccupazione è la perplessità, insieme a scetticismo e paura. È come una situazione di shock in cui si alternano sentimenti di confusione e disorientamento, una sensazione di fallimento e l’incapacità di fare programmi per il futuro.

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In seguito, segue una fase di recupero, caratterizzata da un ottimismo irreale, con l’impressione di “essere in vacanza”, quindi la persona non si sente ancora disoccupata. La perdita del lavoro viene percepita come una cosa temporanea.

Se questa situazione non si risolve, la persona capisce che non può più vivere questo momento come una vacanza, quindi si fa prendere dal panico e dalla paura che la disoccupazione si prolunghi nel tempo. Ed è a questo punto che si mette a cercare un nuovo lavoro e riceve i primi rifiuti.

Quando tutti gli sforzi non danno risultato, l’individuo si sente pessimistico e può presentare sintomi di ansia, con periodi di malinconia ed irritabilità. In molti casi possono comparire anche disturbi psicofisiologici. In questa fase il supporto della famiglia e la capacità di affrontare le situazioni sono cruciali.

Successivamente, avviene il riconoscimento della propria identità di disoccupato con tutte le sue caratteristiche psicologiche. Arrivano le idee fatalistiche, l’attività di ricerca di occupazione diminuisce, quindi anche le prospettive di successo. Così, l’individuo vede la disoccupazione come un insuccesso personale e non sociale, il che lo porta all’isolamento.

Con il passare del tempo, l’esperienza sociale ne risente, a causa di una diversa vita quotidiana e della tendenza ad isolarsi dalla vita sociale, il senso di vergogna e l’insicurezza. Situazioni che peggiorano sempre di più anche per via dell’indifferenza e del disprezzo di chi non sa comprendere il momento di difficoltà. Non è insolito che la persona disoccupata entri in una spirale depressiva in cui gli stimoli di reazione attiva sono sempre meno e le probabilità di soccombere a determinate tentazioni, come ad esempio la droga, sempre maggiori.

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Conseguenze psicologiche della disoccupazione

Uno dei primi effetti della disoccupazione è la sindrome dell’invisibilità, come afferma José Buendía, Professore di Psicopatologia all’Università di Murcia. La persona che ne è affetta sente che gli altri “non la vedono”, si sente persa in mezzo alla gente, considerandosi del tutto esclusa dal sistema economico-sociale.

La disoccupazione provoca anche un sentimento di tensione in molti individui che non trovano lavoro per la prima volta o che hanno sempre svolto una determinata attività e ora non possono più svolgerla. Questa situazione rappresenta per l’individuo un cambiamento nella struttura sociale a cui si era abituato, ha perso, infatti, la sua identità professionale.

La disoccupazione può arrivare a provocare un sentimento di incapacità personale e di auto-colpevolizzazione. Aumentano i commenti negativi e gli auto-rimproveri, causando più stress e una perdita parziale o totale dell’autostima.
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La persona si isola dagli altri, scatenando un deterioramento delle relazioni familiari e sociali. Possono aumentare i sintomi della depressione, come la tristezza o l’apatia. In altri casi, si manifestano sentimenti quali l’irritabilità, il timore, la preoccupazione e/o la sintomatologia ansiosa. La condizione della disoccupazione è stata collegata anche alla comparsa di disturbi psicofisiologici.

La disoccupazione provoca una malessere psicologico che richiede un’attenzione professionale e specifica, non tanto in termini di ricerca di un nuovo lavoro, quanto di ricostruzione della persona che si è persa lungo il suo percorso. Serve anche empatia sociale, quindi bisogna smettere di guardare il disoccupato come se fosse il colpevole della situazione in cui si trova e pensare che quello che ci distingue dalla sua situazione non ha a che vedere con la fortuna, perché in molti casi non è così.

Riferimenti bibliografici:

-Buendía, J. (1989). Aspectos psicológicos y psicopatológicos del desempleo: depresión y apoyo social (Aspetti psicologici e psicopatologici della disoccupazione: depressione e sostegno sociale). Psiquis,2, 47-53.

-Buendía, J. (1990). Psicopatología del desempleo. Anales de Psicología (Psicopatologia della disoccupazione. Annali di Psicologia), 6 (1) , 21-36.