L’Effetto Dunning-Kruger: inferiorità e superiorità fittizie

· 13 agosto 2016

Con effetto Dunning-Kruger si indica una distorsione del pensiero che potrebbe sintetizzarsi nel seguente modo: le persone stupide si considerano più intelligenti di quanto siano in realtà, mentre gli intelligenti si credono più stupidi; sarebbe più giusto dire: le persone ignoranti sono sicure di sapere molto e chi sa molto si sente ignorante.

Questo curioso effetto venne scoperto da David Dunning e Justin Kruger, due ricercatori americani della Cornell University. Il primo era un professore di psicologia, che un giorno venne a sapere di un fatto che lo lasciò perplesso. Si trattava di un caso di furto, commesso da un soggetto di 44 anni chiamato McArthur Wheeler. La notizia riportava che aveva rapinato due banche, a viso scoperto e in pieno giorno, finendo poi agli arresti nel giro di un paio d’ore.

“Il primo passo verso l’ignoranza è presumere di sapere”

-Baltasar Gracián-

Ciò che richiamò l’attenzione di Dunning fu la spiegazione data dal ladro riguardo al metodo impiegato. Affermò che non aveva usato alcuna maschera, ma che si era invece applicato del succo di limone sul viso, aspettandosi che ciò lo rendesse invisibile alle telecamere di sicurezza.

Perché aveva creduto ad una tale idiozia? Ebbene, perché alcuni suoi amici gli avevano parlato di questo “trucco” e lui lo aveva verificato: si era applicato del succo di limone in faccia e lui stesso si era scattato una fotografia, per provare così che nella foto il suo viso non sarebbe apparso. Andò effettivamente in questo modo, ma solo perché con il limone negli occhi non era riuscito a inquadrarsi in viso, puntando invece verso il soffitto. “Come si può essere tanto stupidi?”, si chiese quindi David Dunning.

L’esperimento Dunning-Kruger

Dopo aver rimuginato a lungo sulla condotta del ladro, Dunning arrivò a porsi una domanda che gli sarebbe servita da ipotesi per il suo successivo lavoro: “Potrebbe essere che un incompetente non sia consapevole della propria incompetenza?” Una domanda che potrebbe sembrare uno scioglilingua, ma che certamente ha un senso.

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Fu allora che propose al suo miglior discepolo, il giovane Justin Kruger, di realizzare una ricerca formale in merito a tale questione. Riunirono quindi un gruppo di volontari per compiere un esperimento. Ad ogni partecipante fu chiesto quanto si considerasse bravi in tre differenti aree: grammatica, ragionamento logico e umorismo. Successivamente svolsero un test per valutare la loro reale competenza in tali ambiti.

I risultati dell’esperimento confermarono quanto già Dunning e Kruger sospettavano. I soggetti che si erano definiti “molto competenti” in ogni area, nelle prove avevano poi ottenuto le valutazioni peggiori. Al contrario, coloro che inizialmente si erano sottovalutati erano risultati i migliori.

Nella vita quotidiana è molto comune vedere persone che parlano con apparente autorità riguardo a temi che conoscono in modo molto superficiale. Allo stesso tempo, è una consuetudine che i veri esperti non si mostrino troppo categorici nelle proprie affermazioni, poiché sono coscienti di quanto vasto sia il sapere e di quanto sia difficile provare qualcosa con assoluta certezza.

L’analisi dell’Effetto Dunning-Kruger

I responsabili di questo studio non notarono solo la presenza di questo bias cognitivo, ma anche che le persone più incompetenti tendevano a sottostimare quelle più competenti. Mostravano molta più sicurezza e avevano un senso di sufficienza di gran lunga maggiore, nonostante la propria ignoranza o forse proprio per tale motivo.

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Dopo aver compiuto l’esperimento, i ricercatori giunsero alle quattro conclusioni che definiscono l’effetto Dunning-Kruger:

  • Le persone si mostrano incapaci di riconoscere la propria incompetenza.
  • Tendono a non poter riconoscere la competenza delle altre persone.
  • Non sono in grado di prender coscienza di quanto risultano incompetenti in un determinato ambito.
  • Se vengono formate affinché aumentino la propria competenza, risulteranno capaci di riconoscere e accettare quanto fossero incompetenti in precedenza.

Una volta stabilito l’effetto distorsivo presente in tali soggetti, ancora mancava la risposta al perché si manifesti un tale fenomeno. Dunning e Kruger stabilirono che il bias cognitivo si produce perché le abilità necessarie per compiere bene qualcosa sono le stesse che servono per fare una valutazione della mansione stessa. Detta altrimenti, come ci si può rendere conto del fatto che si sta facendo male qualcosa se neanche si è consapevoli di quale sia il modo corretto di farla?

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Ci sono anche soggetti di posizione elevata fra coloro che presentano tale bias cognitivo. In questo caso, i ricercatori stabilirono che si produceva un errore di percezione conosciuto come “falso consenso”, che consiste nel fatto che le persone tendono a sovrastimare quanto le loro opinioni siano in accordo con quelle degli altri.

Di certo vi sarete trovati qualche volta in una situazione in cui due persone si ingarbugliano in una discussione e alla fine, per risolvere la cosa, decidono di fare affidamento su di una terza persona, esterna alla disputa e che a priori entrambe le parti considerano neutrale. Qui il falso consenso agirebbe quando ognuna delle due parti risulta convinta che l’osservatore imparziale concorderà con lei.

Qualcosa di simile accade con persone che ricoprono alti incarichi in un’attività. Per questi soggetti è talmente facile svolgere le loro funzioni che non vedono alcun motivo per cui sospettare che la maggioranza delle persone non possa farlo bene quanto loro.