Effetto Ringelmann e produttività del gruppo?

Lo scopo finale dell'effetto Ringelmann è quello di risparmiare energie inutili per lo svolgimento di un compito o di un'azione. Non riguarda tanto lo “scaricare sugli altri”, quanto ridimensionare la portata del contributo individuale.
Effetto Ringelmann e produttività del gruppo?

Ultimo aggiornamento: 13 luglio, 2021

L’effetto Ringelmann è un fenomeno comportamentale riscontrabile negli esseri umani quando lavorano in gruppo. Di norma, si è portati a pensare che il lavoro di squadra produca risultati migliori grazie allo sforzo individuale di ogni componente. Tuttavia, è stato dimostrato che nella pratica non è proprio così.

L’effetto Ringelmann mette in luce che le persone tendono a ridurre i loro sforzi quando lavorano in gruppo. Più grande è il gruppo, minore sarà il lavoro individuale svolto da ciascun membro. Motivo per cui, in generale, il lavoro di squadra non produce risultati migliori in termini di sforzo individuale.

Quanto appena, però, detto solleva un problema dato che la struttura di molti lavori e attività richiede la collaborazione del gruppo. A ogni modo, l’effetto Ringelmann è stato studiato a lungo e attualmente si conoscono alcune modalità per attenuarlo o neutralizzarlo.

“Un comitato è un gruppo di persone impreparate, incaricate di fare cose inutili da persone che non hanno voglia di farle.”

-Fred Allen-

Tiro alla corda.

L’effetto Ringelmann

L’effetto Ringelmann fu scoperto da Maximilien Ringelmann a partire da una serie di esperimenti condotti tra il 1882 e il 1887. La procedura era piuttosto semplice: chiedere a diversi gruppi di tirare una corda. Quest’ultima era fissata a uno strumento che misurava la forza di trazione.

Ringelmann condusse l’esperimento con gruppi di due, tre e otto persone. Le sue osservazioni gli permisero di concludere che più è grande il gruppo coinvolto nel compito, minore è lo sforzo che ogni individuo produce nell’azione di tirare la corda. L’esito dell’esperimento fu pubblicato nel 1913.

I dati rivelavano che nel tiro alla corda svolto da due avversari ciascun individuo impiegava il 100% delle proprie forze. Quando, invece, veniva svolto da coppie di due, lo sforzo calava al 93%. Nei gruppi di tre, scendeva all’85%.

Quando le persone che tiravano le due estremità erano otto, lo sforzo raggiungeva appena il 43%. In questo modo è stato possibile verificare l’esistenza dell’effetto Ringelmann.

L’effetto Ringelmann e le diverse attività

Altri ricercatori, come Steiner, hanno scoperto che l’effetto Ringelmann variava in funzione del tipo di attività svolta. Per prima cosa, classificò i compiti additivi, ovvero quelli il cui risultato è la somma degli sforzi individuali. E, di fatto, corrispondono all’esperimento di Ringelmann.

Più sono le persone che ricorrono alle loro forze, maggiore sarà l’energia presente. Ma in questo caso l’idea di fondo, che sia conscia o inconscia, è: “ci penseranno gli altri”.

Vi sono, poi, i “compiti disgiunti”, per i quali la performance del gruppo è legata alla produttività del membro più competente. Un esempio può essere l’esercitazione di matematica da svolgere in gruppo. In questi casi, il soggetto meno competente tende a evitare di sforzarsi o di partecipare, in quanto ritiene che gli altri siano più preparati a svolgere il compito.

L’ultimo tipo è quello dei “compiti congiunti”, i quali richiedono di lavorare in maniera uniforme. Un esempio è la catena di montaggio, nella quale ogni individuo rappresenta una piccola parte di un sistema più grande.

In questi casi, l’effetto Ringelmann si manifesta in forma tale che gli individui più capaci riducano il livello delle loro prestazioni, in quanto non lo considerano importante.

Colleghi in ufficio.

Esistono soluzioni?

Dell’effetto Ringelmann si sa che è legato a due fattori. Il primo consiste nel fatto che più è grande un gruppo, minore è la motivazione di ogni membro; proprio perché la partecipazione del singolo risulta meno evidente.

Il secondo fattore, invece, è legato al fatto che nei grandi gruppi vi è un minore coordinamento tra i membri. Partendo da questa base, si ritiene che l’effetto Ringelmann si possa contrastare con una o più delle seguenti azioni:

  • Individuare e valorizzare le prestazioni individuali. Le persone che vedono riconosciuto e apprezzato il loro lavoro tendono a voler fare del loro meglio.
  • Incrementare la competitività. Quando gli sforzi individuali vengono valutati e premiati o vengono riconosciuti i risultati migliori, la motivazione all’impegno aumenta considerevolmente.
  • Incentivare l’autovalutazione e la valutazione di gruppo. La coscienza di sé, così come quella di gruppo, sono fattori che contribuiscono a neutralizzare l’effetto Ringelmann.
  • Promuovere il lavoro in piccoli gruppi piuttosto che in gruppi numerosi.

Allo stesso tempo, si è riscontrato che favorendo la coesione di gruppo si ottiene un impegno maggiore. Si tratta, di fatto, di un modo per migliorare il coordinamento tra i membri e sradicare l’idea che lo sforzo del singolo possa essere scaricato sugli altri.

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  • De Marco Pérez, J. M. (2011). Aproximación teórica al efecto Ringelmann y la pereza social.