Empatia e altruismo secondo Daniel Batson

Chi nutro una preoccupazione empatica e autentica per chi ha davanti a sé adotta condotte altruistiche Un rapporto molto prezioso quando si tratta di proporre misure di intervento sociale.
Empatia e altruismo secondo Daniel Batson

Ultimo aggiornamento: 04 gennaio, 2022

La teorie di Daniel Batson su empatia e altruismo ci dice che la prima favorisce i cosiddetti comportamenti prosociali. È un sentimento di doppio vincolo e di grande valore che promuove il meglio dell’essere umano, poiché dopo molti atti spontanei e autentici non si aspettano guadagno o ricompensa oltre a quello di vedere come migliora il mondo che li circonda.

Quando i protagonisti sono la paura e l’incertezza, questo comportamento diventa più che mai necessario. Tuttavia, in tempi di crisi sia gli atti gentili sia quelli spietati sembrano simili.

Sia l’egoismo sia l’altruismo sono manifestazioni che definiscono l’essere umano. In tempi di cambiamento e incertezza, l’altruismo è il valore morale più alto e quello che tutti dovremmo applicare.

Tuttavia, ciò accade solo quando siamo in grado di immedesimarci negli altri. Guardare attraverso il cuore e non il sospetto è la chiave per plasmare una società più coesa, rispettosa e amichevole.

“Guarda con gli occhi di un altro, ascolta con le orecchie di un altro e senti con il cuore di un altro.”

-Alfred Adler-

Madre e figlia per rappresentare l'ipotesi empatia e altruismo.

L’ipotesi empatia e altruismo: in cosa consiste?

La maggior parte di noi ha un’inclinazione che motiva a prendersi cura del benessere della propria cerchia sociale. Ci preoccupiamo e facciamo notevoli sforzi per migliorare la situazione in cui si trovano i nostri cari. Tuttavia, non sempre sentiamo questo bisogno.

Non sempre proviamo il desiderio spontaneo di sapere se un collega sta bene o di fare qualcosa di carino per uno sconosciuto. Quando non c’è empatia, non emerge né un comportamento generoso né cooperativo.

L’ipotesi del connubio empatia e altruismo indica che quando ci connettiamo con la realtà emotiva dell’altro, scaturiscono compassione, simpatia e tenerezza.

Grazie a questi sentimenti attiviamo comportamenti altruistici volti a promuovere il benessere altrui. Ciò spiegherebbe perché alcune persone non sono in grado di aiutare i bisognosi, secondo Daniel Batson.

Solo quando ci identifichiamo con una persona e proviamo empatia sentiamo il bisogno spontaneo di attivare comportamenti altruistici. Le personalità psicopatiche raramente provano questa sensazione.

Aiutiamo per un atto di genuina generosità o per puro egoismo?

L’opposto dell’ipotesi su empatia e altruismo è rappresentato dalla teoria dello scambio sociale. Quest’ultimo approccio adotta un punto di vista che è spesso difeso, ovvero l’altruismo appare solo quando i benefici superano i costi.

In altre parole, per molti l’altruismo non esiste perché in fondo ci si aspetta sempre “di ricevere qualcosa in cambio”. È presente una componente egoistica.

Tuttavia, lo psicologo sociale Daniel Batson non era d’accordo e nel 1988 ha pubblicato un documento di ricerca in cui ha analizzato cinque studi sull’altruismo. In tutti trovava conferma la sua ipotesi di empatia e altruismo.

L’emozione empatica evoca una motivazione altruistica, dunque l’essere umano non si aspetta sempre una ricompensa quando è generoso.

Questa conclusione in realtà corrisponde a ciò che altri grandi nomi hanno già detto in passato. L’empatia era per Charles Darwin o per i filosofi David Hume e Adam Smith la base del comportamento altruistico.

L’ipotesi empatia e altruismo può essere messa in relazione con un sentimento di angoscia

Questo dato è molto interessante. Spesso aiutiamo gli altri perché la loro sofferenza, angoscia o dolore emotivo si riflette dentro di noi.

Riconosciamo a livello emotivo, e non solo cognitivo, che l’altro sta male. Così, l’empatia lascia in noi quel substrato di disagio quando sentiamo come nostri i bisogni e le sofferenze altrui.

L’ipotesi empatia-altruismo assume anche questa complessa realtà emotiva. Se è vero che agiamo quasi sempre spontaneamente quando cerchiamo il benessere altrui, lo facciamo anche per calmare il suo disagio, ma anche il nostro.

Allo stesso modo, quando verifichiamo che quella persona si sente meglio grazie al nostro aiuto, entriamo anche in empatia con il suo benessere. Si genera un feedback emotivo molto intenso.

“L’infanzia della razza umana è tutt’altro che finita. Abbiamo molta strada da fare prima che la maggior parte delle persone capisca che ciò che fa per gli altri è importante per il loro benessere tanto quanto ciò che fa per se stessi”.

-William T. Powers-

Amici che parlano dell'ipotesi empatia e altruismo.

L’altruismo ci avvantaggia tutti, l’egoismo ci isola

Le buone azioni non aiutano solo gli altri, inoltre favoriscono ambienti sociali più gentili. Tutti vinciamo con comportamenti altruistici: migliorano il nostro concetto di sé e chiariscono la gerarchia della nostra scala di valori. In questo contesto, è più facile far prevalere la genuinità sulla superficialità e instaurare legami più significativi.

Al contrario, atteggiamenti individualistici, egoistici e narcisistici generano ostilità e sospetto. Chi non entra in empatia con i bisogni altrui, agisce contro l’essenza umana: creature sociali orientate alla connessione.

Se siamo sopravvissuti come specie, è proprio grazie agli atti altruistici, a quel collante emotivo che orchestra la reciprocità e le azioni gentili con cui favorire il benessere e la sopravvivenza del gruppo. Continuiamo quindi a favorire questo comportamento, al di là delle critiche di alcuni.

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