Encopresi: sintomi, cause e trattamento

22 Settembre 2019
L'encopresi, insieme all'enuresi, fa parte dei disturbi dell'evacuazione. Colpiscono i bambini tra i quattro e i nove anni, causando malessere. In questo articolo vi spieghiamo di cosa si tratta, quali sono i diversi tipi di encopresi, così come l'eziologia e i trattamenti più efficaci.

L’encopresi è una malattia che rientra tra i disturbi dell’evacuazione, insieme all’enuresi. Queste anomalie sono caratterizzate dall’incapacità di controllare l’emissione di feci o di urina a un’età in cui il bambino dovrebbe già essere in grado di farlo.

In particolare, l’encopresi definisce l’incapacità del bambino di controllare l’evacuazione di feci. Questa mancanza di controllo diventa un problema quando si verifica in contesti inadeguati, che si tratti di un’incapacità volontaria o intenzionale.

I bambini dovrebbero aver imparato a controllare l’emissione di feci già a 4 anni di età. A partire da questo momento, non dovrebbero più avere problemi di incontinenza fecale.

Prima di diagnosticare l’encopresi, tuttavia, è necessario aver preso in esame altre cause, come quelle organiche o mediche, così come aver considerato gli effetti indesiderati di una sostanza (ad esempio, un lassativo) che possano favorire tale condizione.

A ciò si aggiungono alcune malattie che possono causare la mancanza di controllo dell’evacuazione fecale, come la malattia di Hirschsprung (caratterizzata dall’assenza di movimenti peristaltici=, un megacolon agangliolico o una condizione di più semplice, come un’intolleranza al lattosio.

Bambina sul vasino

Encopresi con o senza stitichezza

Secondo i criteri di classificazione scelti, esistono diversi tipi di encopresi. Dal punto di vista della tracimazione, può verificarsi una encopresi con stitichezza o incontinenza da stravaso; oppure una encopresi senza incontinenza.

Per diagnosticare questo disturbo dell’evacuazione, il medico dovrà analizzare anche gli esami medici e la storia clinica del bambino. Questi due tipi di encopresi verranno trattati in modi distinti.

Encopresi ritentiva (con stitichezza)

Nel caso dell’econpresi di tipo ritentivo, parliamo di defecazioni anomale, con numerosi episodi di traboccamento delle feci. In alcuni casi, i bambini con encopresi ritentiva vanno in bagno tutti i giorni, eppure non riescono a defecare del tutto.

Gli esami medici sono importanti perché il problema può essere riscontrato tramite radiografia. Diversi studi assicurano che l’encopresi ritentiva di solito è dovuta in parte ad alterazioni fisiologiche. Tra tutti i casi di encopresi, circa l’80% sono di tipo ritentivo.

Encopresi non ritentiva (senza stitichezza)

Le cause associate a questo tipo di encopresi senza traboccamento sono da ricercare in un’educazione poco corretta, stress ambientale o familiare o comportamenti conflittuali. In caso di encopresi non ritentiva, il bambino dovrebbe presentare anche altri disturbi, come quello antisociale o un disturbo psicologico maggiore.

Il DSM-5 consiglia di eseguire una valutazione psichiatrica con cui indagare su patologie come il disturbo negativista dello sconfitto, disturbi del comportamento, affettivi e persino psicotici. Per esempio, il bambino può essere affetto da depressione infantile e l’encopresi può esserne una diretta conseguenza.

Encopresi primaria e secondaria

Un’altra caratteristica da tenere a mente nella diagnosi dell’encopresi è se la mancanza di controllo dell’emissione fecale sia continua o discontinua. Questo indica che ci sono alcuni bambini che non riescono mai a controllare le evacuazioni, mentre altri ci riescono per oltre un anno, salvo poi vedere ripresentarsi il problema dell’incontinenza.

Anche questo aspetto è molto importante, visto che le cause che possono stimolare un’encopresi primaria e secondaria sono diverse. Se il bambino non ha mai imparato a controllare l’evacuazione, il sintomo può essere considerato un riflesso di una fissazione evolutiva prematura, per poi diventare fisiologica.

Nel caso della tipologia secondaria -ovvero quando si impara per poi disimparare- essa può essere associata a fattori ambientali, allo stress a scuola o a casa, a un malessere e così via. Infine, a differenza dell’enuresi, l’encopresi diurna tende a essere più comune di quella notturna.

Epidemiologia: chi è più soggetto all’encopresi?

L’epidemiologia prende come punto di riferimento le categorie che tendenzialmente sono più vulnerabili al disturbo in questione. La malattia dell’encopresi nei bambini di solito presenta delle variabili. Dopo i quattro anni di età, tende a essere più comune nei maschi. Tra i sette e gli otto anni, l’incidenza dell’encopresi è dell’1,5% maggiore nei bambini rispetto alle bambine.

Impatto sul bambino e sull’adulto

Per la natura stessa del disturbo e per la censura che è sempre stata associata alla defecazione, l’encopresi tende ad avere un forte impatto sul bambino. Può arrivare a minare molto la sua autostima e il concetto di sé, visto che è un problema molto difficile da nascondere nella vita di tutti i giorni.

Nelle fasi della crescita in cui si manifesta l’encopresi, i bambini vanno già a scuola. Defecare nel bel mezzo della ricreazione e non riuscire a contenersi in classe sono situazioni che possono essere estremamente stressanti per il bambino.

Viene considerata una situazione difficile anche per i genitori e la tensione familiare tende a salire. Questo diventa un problema perché essendo un disturbo dell’infanzia, l’esito del trattamento dipende anche e soprattutto dal supporto che il bambino riceverà e dalla predisposizione della famiglia a favorire il cambiamento o fungere da supporto della terapia in casa.

Eziologia e cause

L’encopresi, come la maggior parte dei disturbi, è il risultato dell’interazione di molti fattori. Tali fattori sono sia fisiologici che psicologici. Non sembrano esistere segnali che indichino cause genetiche.

Tra i fattori fisiologici, possiamo riscontrare anomalie alimentari, problemi nella crescita del bambino o un insufficiente controllo intestinale. Tra le cause psicologiche, l’encopresi può essere associata alla facilità con cui il bambino si distrae, alla mancanza di attenzione, all’iperattività, alla paura di andare in bagno o di defecazione associata al dolore.

Alcune teorie parlano di un deficit dell’apprendimento in cui i segnali che indicano al bambino lo stimolo di andare in bagno non sono osservabili in quanto stimoli discriminativi. Questo vuol dire che quando ha bisogno di andare in bagno, non se ne rende conto e non ci va.

Altre teorie parlano di un apprendimento stimolato dalla prevenzione dell’encopresi ritentiva. Il bambino, cioè, impara a trattenere le feci per evitare dolore o ansia -ovvero per rafforzamento negativo– e inizia un ciclo di stitichezza che può dare luogo a un’encopresi secondaria.

Per quanto riguarda l’encopresi non ritentiva, si parla di quei bambini che hanno imparato a defecare in modo sbagliato. Di solito sono bambini che si distraggono e che, per questo, si sporcano. Qui il problema risiederebbe anche nel controllo dello sfintere.

Encopresi e paura del bagno

Terapia medica e comportamentale

Nell’ambito dei trattamenti medici spiccano l’uso combinato di lassativi e clistere. Inoltre, va apportata una modifica alla dieta, aggiungendo un abbondante consumo di fibre e di liquidi. Tra le terapie mediche troviamo il protocollo di Levine (1982), che risalta in modo particolare gli aspetti psicoeducativi (spiegare al bambino attraverso il disegno cosa è il colon, ecc.) e in cui si gioca molto sugli incentivi.

Per quanto riguarda la terapia comportamentale, l’accento viene posto sull’insegnamento delle abitudini di defecazione, associato alla riorganizzazione dell’ambiente, a un controllo dello stimolo e a un rafforzamento di comportamenti alternativi. Infine, esiste un programma elaborato da Howe e Walker (1992), anch’esso basato sul principio del condizionamento operante.

Conclusioni sull’encopresi

Le cause dell’encopresi son di diversa natura, così come diverse sono le sue tipologie. Si tratta di un disturbo che può essere molto sgradevole per i bambini, nonostante possa essere considerato “normale” da alcune persone.

Lasciarli al loro malessere pur potendo trattarlo è poco etico, e molto spesso bisogna prestare attenzione a cosa potrebbe celare una encopresi. Può non essere un disturbo, bensì il sintomo di un’altra patologia. Per questo motivo, delle valutazioni sia mediche che psicologiche dovrebbero essere indispensabili.

  • Bragado, C. (2001). Encopresis. Madrid: Pirámide.