Enuresi: cause, sintomi e trattamento

8 giugno 2018 in Psicologia 0 Condivisi
Bambino con enuresi che dorme

Eliminare gli scarti è una funzione fondamentale che l’organismo realizza in modo istintivo sin dalla nascita. Nei primi anni di vita, inizia un’ampia evoluzione che condurrà il bambino dalla totale dipendenza fino alla completa autonomia. In questo processo evolutivo, che normalmente si estende fino al quarto o al quinto anno di vita, il bambino deve andare acquisendo una serie di apprendimenti che finiscono per consolidarsi come abitudini di auto-assistenza. Qualora ciò non avvenga, si parla di enuresi.

Il controllo degli sfinteri di solito succede a una sequenza comune alla maggior parte dei bambini. Per prima cosa si acquisisce la continenza fecale notturna, ovvero il controllo dell’evacuazione intestinale durante il sonno. In seguito, si acquisisce il controllo fecale diurno. Poco dopo si è soliti conseguire la continenza urinaria diurna. Infine, il controllo notturno dell’urina.

Anche il sesso è una variabile che influisce sul controllo degli sfinteri. Di solito le bambine lo acquisiscono prima dei bambini, con una differenza che può andare da pochi mesi fino ai 2 o 3 anni. Nonostante questa variabilità, la cosa normale è che il controllo inizi a essere allenato dopo i 18 mesi e che si termini di acquisire fra i 3 e i 5 anni. Dopo questa fase evolutiva, la mancanza di controllo urinario o fecale è considerata problematica.

Non sono pochi i bambini e le bambine che, compiuti i 5 anni, continuano a farsi la pipì addosso, mentre dormono o di giorno. Questo presuppone una fonte di malessere, per i bambini e per i genitori.

Bambina che dorme su letto bagnato

Cos’è l’enuresi?

Tradizionalmente l’enuresi è definita come un’emissione involontaria e persistente di urina. Avviene di giorno o di notte oppure in entrambi i momenti, dopo i 4-5 anni di età.

Il termine enuresi, dunque, fa riferimento all’emissione ripetuta e involontaria di urina in luoghi inappropriati, come ad esempio il letto o i vestiti, dopo i 5 anni. Età in cui si suppone che il bambino abbia già acquisito il controllo urinario, se non vi è alcuna patologia organica che motiva l’incontinenza.

L’enuresi notturna è uno dei problemi più frequenti nella popolazione infantile e fa riferimento al fatto che la minzione avviene durante il sonno. Circa il 10-20% dei bambini che hanno 5 anni soffre di questo problema durante la notte.

Cause dell’enuresi

Sono state formulate diverse ipotesi per spiegare l’origine dell’enuresi, ma nessuna delle variabili studiate ha potuto spiegare da sola il fenomeno. Per questo motivo, l’ipotesi più accettata è l’eziologia multicausale.

L’eziologia multicausale fa riferimento all’esistenza di diversi fattori fisiologici, genetici, di maturazione e apprendimento. Interagendo fra essi, contribuiranno a spiegare, in maggiore o minore misura, ciascun caso di enuresi.

Fattori fisiologici

Per acquisire il controllo urinario, è necessario che il bambino impari a riconoscere le contrazioni del detrusore come segno che la vescica è piena. Di conseguenza, dovrebbe recarsi in bagno.

Mentre si riempie la vescica è rilassata e il detrusore si contrae solo quando è completamente piena. Tuttavia, in alcuni enuretici è stata provata un’elevata iperattività di questo muscolo, condizione che provoca contrazioni incontrollate prima che la vescica si riempia.

Questo è il motivo per cui il bambino mostra un elevato bisogno di urinare che può portare all’incontinenza notturna. L’iperattività del detrusore durante il sonno potrebbe essere il fattore responsabile di circa un terzo dei casi di enuresi notturna.

Medici con bambino

Fattori genetici

Un precedente familiare nell’enuresi è un evento noto. In circa il 75% dei casi vi è un familiare di primo grado che ha sofferto di questo problema.

Allo stesso modo, sono stati identificati diversi geni che sembrano essere coinvolti nei problemi di enuresi notturna. Tuttavia, i risultati non sono del tutto decisivi.

Fattori di apprendimento

Il controllo volontario della minzione è un fenomeno complesso che richiede che il bambino acquisisca, in modo sequenziale, una serie di capacità specifiche:

  • Riconoscere i segnali di rilassamento della vescica, in altre parole che ha la vescica piena, ed essere capace di comunicarlo ad altri.
  • Da sveglio e con la vescica piena, contrarre i muscoli del bacino per trattenere l’urina fino a raggiungere il bagno.
  • Rilassare detti muscoli per iniziare la minzione.
  • Controllare l’evacuazione dell’urina a seconda del livello di pienezza, essendo capace di bloccarla o darvi inizio.

Se questa sequenza non viene appresa nel modo adeguato, il processo non diventerà automatico, motivo per il quale difficilmente si trasferirà alla fase notturna per ottenere il controllo della minzione.

Sintomi dell’enuresi

Come abbiamo visto, il sintomo principale dell’enuresi è la fuoriuscita di urina, che sia involontaria o intenzionale. Si manifesta con una frequenza di 2 episodi a settimana, durante un periodo di almeno 3 mesi consecutivi.

L’enuresi provoca un malessere clinicamente significativo o un deterioramento sociale, accademico o di altre aree importanti dell’attività del bambino. Alcuni bambini affetti da enuresi notturna possono presentare difficoltà al momento di svegliarsi e stitichezza.

Pipì Stop

Trattamento dell’enuresi

Per il trattamento dell’enuresi, esistono diverse opzioni che vanno dall’approccio farmacologico fino a quello comportamentale. In quanto al primo, uno dei farmaci più utilizzati è stata l’imipramina, un antidepressivo triciclico.

Negli ultimi anni, è stato sostituito dalla desmopressina, un equivalente dell’ormone antidiuretico (la vasopressina). Facilita il riassorbimento dell’acqua da parte dei reni, in modo che si verifichi una riduzione del volume dell’urina.

In quanto al trattamento comportamentale, si articola in tre procedimenti fondamentali: il metodo dell’allarme, l’allenamento alla ritenzione urinaria e quello del letto asciutto.

Se uno dei vostri figli soffre di enuresi, la cosa migliore che potete fare è rivolgervi a uno psicologo specializzato. Il trattamento comportamentale è efficace e permette di evitare gli effetti collaterali dei farmaci.

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