Engrammi: i segni dell’esperienza nel cervello

· 26 ottobre 2018

Con la parola engrammi facciamo riferimento alle impronte cerebrali lasciateci da tutte le nostre esperienze. Questo processo nel quale si formano piccole strutture neuronali dopo una determinata sensazione, un evento scioccante o un’emozione impossibile da dimenticare, venne già definito a suo tempo dall’induismo: erano i Samskaraimpronte di un ricordo dal quale apprendere.

Nonostante al giorno d’oggi nessuno metta in dubbio l’esistenza degli engrammi, il meccanismo mediante il quale arrivano a formarsi queste impronte cerebrali continua a essere un mistero. Sappiamo, per esempio, che quando viviamo un’esperienza ad alto carico emotivo, si genera subito una struttura di interconnessione neuronale stabile che influirà successivamente su tutto il funzionamento mentale: pensieri, emozioni e condotte.

Il termine engramma venne coniato da Richard Semon e poi studiato da Anton Pavlov, scienziato comportamentista a cui si devono interessanti lavori sull’apprendimento e la memoria.

Il modo in cui questo “segno neuronale” determinerà il nostro comportamento non è prevedibili. Dato questo sottile meccanismo di azione, vi è chi vede gli engrammi come una specie di microchip cerebrali; in altre parole, come registri nel nostro hard disk che ci spingono a reagire in un determinato modo.

Potrebbero forse essere gli engrammi ad articolare molte delle nostre paure, a spingerci a reagire in un determinato modo di fronte a certi stimoli, in base per esempio a interconnessioni neurali formatisi durante l’infanzia. Un argomento certamente interessante che vale la pena di approfondire.

Neuroni

Engrammi: i segni delle nostre esperienze

All’inizio di questo articolo bbiamo presentato il termine Samskara. Pensiamo a come, a volte, agiamo in modo singolare a determinati eventi, quasi senza sapere perché. All’interno dell’induismo, i Samskara vengono interpretati come i codici del karma, come impronte di un ricordo che viene integrato nel corpo e nella mente.

Risulta curioso vedere che in diverse discipline scientifiche, come la neuroscienza, quest’idea ha un racconto quasi parallelo. Vediamo un esempio: Anna ha 5 anni e sta imparando ad andare in bicicletta. In un dato momento, un cane di grossa taglia le si lancia addosso e le infligge un grave morso. Adesso, a 20 anni di distanza, Anna non ha il coraggio di montare in bicicletta. Non ha paura dei cani, ma nel suo cervello si è creato un engramma che associa l’atto di pedalare all’agitazione e al dolore.

Gli scienziati ci spiegano che gli engrammi sono la prova evidente di come si orchestra nel nostro cervello il condizionamento classico. In altre parole, perché a volte reagiamo in un determinato modo di fronte a stimoli che all’apparenza sono piuttosto neutri. Affinché questo avvenga, affinché si formi un engramma nel nostro cervello, deve avvenire l’attivazione del sistema limbico, in altre parole dobbiamo sperimentare un’emozione particolare, rivelatrice… intensa (positiva o negativa).

Bambina con conchiglia all'orecchio

Gli engrammi e i nostri universi psichici

Oggi sappiamo che gran parte della nostra vita psichica si erge sugli engrammi. Quando vediamo una rosa, per esempio, sperimentiamo un certo piacere perché in qualche modo ne anticipiamo l’odore, anche se questo non raggiunge i nostri sensi. Quando beviamo una tazza di cioccolata, evochiamo i ricordi della nostra infanzia; quando ascoltiamo una melodia a noi nota, sperimentiamo subito sensazioni positive, piacere e soddisfazione.

Gli engrammi formano la nostra coscienza e sono come ancoraggi che tracciano tutto quello che siamo, che ci fa reagire in un certo modo, che ci fa vibrare di paura o di felicità… Si tratta di materia organica ed elettrica organizzata in base alle nostre interazioni. Tuttavia, per i neurologi è una sfida enorme fare luce su come si produce questo tessuto fisico-chimico-neurale mediante il quale le vie sinaptiche si sviluppano, e a partire da quali di neuroni si forma un engramma.

Per gli scienziati, risulta affascinante pensare che esistano specifiche cellule nervose per questa funzione. Sono, per così dire, strutture organiche che hanno come unica funzione formare parte della nostra coscienza, costruire la nostra psiche, organizzarsi in piccoli microchip di memoria nei quali risiedono piccole tracce di ciò che siamo.

Testa con ghiandola pineale illuminata

Studi recenti, come quelli condotti dai neurologi Michele Pignatelli, Tomás J. Ryan e Susumu Tonegawa, ci rivelano qualcosa di molto importante. Quando nasciamo, il nostro cervello è già geneticamente disposto affinché gli engrammi inizino ad attivarsi dopo pochi secondi che siamo venuti al mondo. È come se ciascuno di noi avesse un computer di fabbrica che, una volta accesso, inizia a installare il suo proprio software.

Per rendere questa programmazione ottimale, più resistente, oltre che agile ed efficace, le nostre prime esperienze, quelle infantili, devono essere stimolanti e positive. In questo modo, i nostri primi engrammi neurali saranno fondamenta cariche di energia, impronte di ricordi e apprendimenti motivanti con i quali potenziare al massimo il nostro sviluppo.