La tristezza nei bambini

La tristezza nei bambini
Sara Clemente

Scritto e verificato Psicologa e giornalista Sara Clemente.

Ultimo aggiornamento: 14 febbraio, 2023

Nessuno è esente dalla tristezza, neanche i più piccoli. Perdere qualcuno, una circostanza imprevista, un’opportunità sprecata…  La tristezza nei bambini non è un’eccezione. Per questo, dobbiamo esserci quando hanno bisogno di noi. Educarli alla coscienza e alla regolazione emotiva è fondamentale affinché, in seguito, siano capaci di esprimere le loro emozioni.

Il film di animazione Inside Out chiarisce l’importanza delle emozioni primarie nella nostra vita. Nello specifico, come riconoscere e manifestare la tristezza. Perché dovrebbero insegnarci sin da piccoli a canalizzare lo sconforto, così come la paura, l’allegria o la collera.

Aiutarli a capire che cos’è la tristezza

Quando incontriamo qualcuno che sembra essere triste, spesso tendiamo a scappare nella direzione opposta. Come se avessimo paura che ci contagi e, per questo, preferiamo stare vicino a chi ha sempre il sorriso sulle labbra. Tuttavia, la tristezza nei bambini, come negli adulti, è un’emozione essenziale e necessaria. E senza di essa non potremmo comprendere l’allegria.

Anche se in età adulta è più comune provare questa emozione a causa dei dissapori possono capitare, nei bambini risulta quanto meno scioccante. È difficile vedere un bambino di 5 anni seduto da solo su una panchina con lo sguardo perso o scavando nella sua vita interiore. Si suppone che la sua innocenza, la sua precaria maturità intellettuale e le sue preoccupazioni, unicamente ludiche, dovrebbero garantirgli un’allegria indistruttibile. Ma potrebbe non essere così.

Papà abbraccia figlio triste

Questo non vuol dire che i bambini non abbiano il diritto di stare male. Ce l’hanno e, in effetti, è più comune di quello che possiamo pensare, conveniente in certi momenti e inevitabile in molti altri. Per esempio, possono sentirsi malinconici per la perdita di un familiare o del loro cagnolino, dopo avere cambiato scuola, per un piccolo litigio con un compagno…

Per questo motivo, il miglior modo per aiutarli è parlare loro della tristezza, insegnargli a riconoscerla e comprenderla. È necessario fargli capire che è preferibile riconoscere che nascondere. Che tutti ci sentiamo così ogni tanto e che è un bene abbracciare questa emozione per calmarla e farla passare.

La tristezza nei bambini: diverse manifestazioni

Come le persone adulte, anche i più piccoli possono manifestare il loro stato d’animo in diversi modi. Quando si divertono e sono felici, è normale che ridano, giochino e si mostrino allegri. Quando sono spaventati, di solito rimangono immobili, senza parlare, finché la paura non è passata. Quando sono tristi, però, il modo in cui manifestano questa emozione non è molto chiaro.

A volte adottano comportamenti opposti durante la stessa giornata, i quali nascondono il loro reale stato d’animo. Vediamo alcuni esempi di come si manifesta la tristezza nei bambini:

  • Ipoattività: sono depressi, apatici, indifferenti, poco loquaci, inappetenti e dormiglioni; di solito piangono spesso, anche senza un valido motivo.
  • Iperattività: Mangiano in eccesso, sono ansiosi, non vogliono dormire, sono troppo loquaci, etc.

Per poter capire quando sono dominati dalla tristezza, i genitori e i tutori devono stare particolarmente attenti ai cambiamenti repentini nel loro comportamento e al loro stato d’animo.

Come aiutarli a gestire la tristezza

Quando notiamo un comportamento inusuale o eccessivo nel bambino, è bene chiedergli perché si comporta così. È probabile che non sappia spiegarlo o, semplicemente, non voglia e preferisca chiudersi in se stesso. Tuttavia, sappiamo che i bambini, sono come spugne durante la loro prima fase di sviluppo.

I figli imparano dalle espressioni emozionali dei genitori, in quanto sono i loro modelli di riferimento anche nel terreno emozionale. Per questo motivo, è conveniente che i genitori spieghino loro che tutti si sentono tristi prima o poi. Che è una cosa normale e che anche papà, mamma, nonna o zio provano questa sensazione ogni tanto. Devono anche spiegare che si tratta di un’emozione che scompare quando riusciamo a capirla, affrontarla e accettarla.

Attraverso fotografie di volti, disegni o semplicemente parlando con loro della tristezza si può rinforzare la loro capacità di riconoscerla. Dopo aver imparato a riconoscerla, possiamo insegnare ai bambini come affrontarla per mezzo di esempi nei quali noi stessi simuliamo come farlo.

Bambino triste

Cosa non li aiuta

Purtroppo, dissimulare va più di moda che affrontare. Fin da piccoli ci insegnano a cambiare una lacrima per un sorriso e a reprimere la tristezza. Tuttavia, questo non fa scomparire questa emozione, la seppellisce soltanto, così da farla tornare con più forza in un secondo momento.

  • La burla: la frase “Sei un piagnucolone” è tremendamente negativa quando un bambino sta piangendo. L’unico risultato che si ottiene è frenare la sua espressività emotiva, ritirarla obbligandolo a nasconderla. È un modo altamente negativo di ridicolizzare i suoi sentimenti.
  • Mettergli fretta: Se gli chiediamo come si sente e non risponde, spesso tendiamo a spronarlo e a esigere che lo faccia. Il bambino, però, parlerà solamente quando saprà di poter contare sul nostro sostegno, indipendentemente dal tempo che ci vuole. È importante che si senta ascoltato e supportato in qualsiasi momento.
  • Non dargli importanza: “Non è niente, è una stupidaggine. Non fare così”. Neanche questo aiuta, perché l’avvenimento che lo ha provocato per lui ha molta importanza. Bisogna cercare di ridurre il possibile dolore o tristezza che gli causa e non minimizzarne l’impatto.
  • Sgridarlo o punirlo: “Visto che continui a piagnucolare, ti punisco”. Con questa sentenza gli stiamo lasciando una sola scelta: che smetta di piangere e sopporti la sua tristezza. Torniamo al punto uno. Un abbraccio, invece, lo aiuterà a sentirsi tremendamente bene e pieno di forza ed energia.

Come possiamo vedere, il ruolo delle persone del suo ambiente circostante è fondamentale perché capisca che non deve temere di essere triste né di riconoscere che lo è. La tristezza nei bambini non deve passare inosservata.


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