Equilibrio umano: cavaliere razionale e cavallo emotivo

· 14 agosto 2018

Il nostro cervello è simbolicamente diviso in due emisferi cerebrali, conosciuti come destro, “emotivo” o “intuitivo”, e sinistro, “razionale”. L’equilibrio umano è determinato dalla relazione fra i due emisferi ed è alla base del nostro stesso benessere.

In questo articolo vediamo come raggiungere l’equilibrio umano e perché è così importante per stare bene. 

All’interno del nostro Triune Brain (“cervello trino” in inglese), il centro delle emozioni si trova nella parte più antica, filogeneticamente parlando. La nostra parte più logica e razionale trova la sua origine nella neocorteccia, la zona più nuova e che ci permette di mettere in atto le operazioni mentali più sofisticate.

Emozione e ragione non sono poli opposti; le emozioni sono alla base del raziocinio e conferiscono valore alle nostre esperienze. Così, il neuroscienziato Paul MacLean ha paragonato la relazione fra cervello razionale e cervello emotivo con quella esistente fra un cavaliere competente (esperto e razionale) e il suo cavallo (forte e istintivo).

L’equilibrio umano è determinato dalla relazione fra l’emisfero emotivo e l’emisfero razionale.

Emisferi del cervello colorati

L’equilibrio umano

La parola equilibrio proviene dal latino aequilibriumaequi che significa ‘uguale’ e libra che significa ‘bilancia’. Rinconosciamo l’equilibrio nell’armonia, nell’imparzialità, nella misura, nella sensatezza, nel buon senso e anche, ovviamente, nelle persone che godono di buona salute mentale.

Quando il nostro cervello emotivo e il nostro cervello razionale sono in equilibrio, possiamo sentire noi stessi, la nostra stessa esperienza personale. Per esempio, in situazioni dove la nostra sopravvivenza è in pericolo, entrambi i sistemi (emotivo e razionale) possono funzionare in modo indipendente.

Quello emotivo ci darà l’energia necessaria per adottare la prima misura urgente (afferrarci con forza a un guardrail o a una sporgenza se siamo caduti da un precipizio), mentre la ragione cercherà i passi più adeguati da fare a seguire (non possiamo restare per sempre sospesi nel vuoto).

L’equilibrio umano determina il nostro benessere.

Il cavaliere e il cavallo

Un cavaliere competente deve imparare a dominare il proprio cavallo se desidera cavalcarlo. Se non vi sono troppi ostacoli e il tempo è favorevole, per il cavaliere sarà più semplice acquisire il controllo. Al contrario, se accade qualcosa di inaspettato, come un forte rumore o delle minacce da parte di altri animali, il cavallo cercherà di scappare e il cavaliere dovrà aggrapparsi forte, mantenere l’equilibrio e placare con intelligenza l’irrequietezza dell’animale.

Accade lo stesso quando le persone vedono minacciata la propria sopravvivenza, o quando hanno paura, o persino un elevato desiderio sessuale. In queste circostanze è più complicato mantenere il controllo. Il sistema limbico rileva e determina quando esiste una minaccia importante, e le connessioni fra il raziocinio (lobi frontali) e questo sistema si fanno confusi.

Donna vestita di bianco a cavallo

La ricerca neuroscientifica dimostra che la maggior parte dei problemi psicologici non sono causati da problemi di comprensione, ma da pressioni nelle regioni cerebrali che si fanno carico di gestire i processi di attenzione e percezione. È molto complicato portare a termine avanzati processi logici quando il cervello emotivo è allarmato, agitato e ascolta solo i segnali che percepisce come pericolosi.

Cosa accade quando il cavaliere non doma il cavallo?

Talvolta ci arrabbiamo con persone a cui vogliamo bene o abbiamo paura di qualcuno o qualcosa da cui dipendiamo, e questo produce un conflitto. Le nostre “viscere” e il nostro cervello iniziano una battaglia che, a prescindere dal vincitore, raramente ci fa stare bene.

Se il cavaliere (cervello razionale) e il cavallo (cervello emotivo) non si mettono d’accordo, chi vince? In un primo momento, ci verrebbe da dire che vince il cavallo, dato che ha a disposizione molta forza. Di fatto, questo risultato è più probabile prima che il nostro cervello abbia terminato di svilupparsi del tutto, cosa che avviene dopo i 21 anni. Prima di quest’età, il nostro lobo prefrontale non si è ancora formato del tutto e, a meno che non si siano acquisiti particolari strumenti che ne compensano la sua debolezza, si trova in una posizione svantaggiata e in condizioni di inferiorità rispetto all’impeto del sistema limbico.

Quando il cervello ha completato il suo sviluppo (o quasi, dato che non smette mai di evolvere), la persona riesce più facilmente a controllare la sua parte più istintiva ed emotiva. Anche l’esperienza e gli strumenti acquisiti nel nostro percorso di vita sono d’aiuto. In questo senso, arricchire questi due alimenti (esperienza e strumenti psicologici) impedisce che il cervello emotivo prenda il controllo dei nostri pensieri o delle nostre condotte quando ciò potrebbe essere controproducente.

“Segui il tuo cuore, ma portati dietro il cervello”.
-Alfred Adler-
Cuore e cervello disegnati su lavagna equilibrio umano

Riferimenti bibliografici

Van der Kolk, B. A. (1994). The body keeps the score: Memory and the evolving psychobiology of posttraumatic stress. Harvard review of psychiatry1(5), 253-265.