Il curioso esperimento della Grotta dei Ladroni

· 2 novembre 2017

L’esperimento della Grotta dei Ladroni è un classico nel campo della psicologia sociale. Venne realizzato nel 1954 su iniziativa di Muzafer Sherif e Carolyn Sherif, professori dell’Università dell’Oklahoma (USA). Il loro obiettivo era identificare le origini dei pregiudizi sociali.

L’intero esercizio della Grotta dei Ladroni fu centrato sul concetto di “gruppo”. L’obiettivo era valutare come si forma la percezione di appartenenza ad un determinato gruppo, come si configurano le relazioni all’interno di esso e come ciascun collettivo si relaziona con gli altri.

 “I pregiudizi sono credenze precedenti all’osservazione”.

-José Ingenieros-

Un altro scopo era quello di individuare in che modo appare o si intensifica il conflitto tra due gruppi. Quando esistono due insiemi i cui partecipanti abbiano sviluppato un forte senso di appartenenza al gruppo, sembra che ne consegua un forte rifiuto verso gli insiemi di non appartenenza, così come verso le caratteristiche che identificano tali gruppi. La cosa può essere anche invertita. Scopriamo insieme come si è svolto quest’interessante studio.

L’esperimento della Grotta dei Ladroni

Per realizzare lo studio, i ricercatori scelsero 22 ragazzini di 11 anni, tutti considerati “normali”, vale a dire senza alcun precedente di cattivo comportamento, tutti provenienti da famiglie stabili e con un buon rendimento scolastico. Appartenevano tutti alla classe media e non sapevano di essere stati scelti per un esperimento.

Tenda da campeggio

Dopo aver fatto la selezione, i bambini furono divisi in due gruppi, dopodiché raggiunsero un campeggio estivo situato in una zona dell’Oklahoma conosciuta come il parco statale della Grotta dei Ladroni. I due gruppi si accamparono in zone molto distanti, e nessuno bambino sapeva dell’esistenza dell’altro gruppo.

L’esperimento della Grotta dei Ladroni si suddivise in tre fasi: nella prima i ricercatori cercarono di stimolare il sentimento di appartenenza al gruppo. La seconda fu la fase del contrasto, durante la quale furono deliberatamente generate situazioni di conflitto con l’altro gruppo. La fase finale era quella dell’integrazione, in cui i ricercatori tentarono di stimolare la soluzione dei conflitti e la rimozione delle apparenti differenze tra gruppi.

L’appartenenza e il conflitto

Durante la prima settimana furono organizzate attività per rafforzare le relazioni interne di ciascun gruppo. I bambini passeggiavano insieme, andavano in piscina in gruppo e realizzavano varie attività ricreative. A ciascun gruppo venne chiesto di scegliere un nome e una bandiera. Uno dei due decise di chiamarsi “Aquile”, mentre l’altro scelse come nome “Serpenti a sonagli”.

Durante questa prima fase si notò che i membri di ciascun collettivo cominciavano ad identificarsi con il proprio gruppo sviluppando un forte senso di appartenenza. In pochi giorni apparvero gerarchie e ruoli interni. I legami tra i membri si rafforzarono progressivamente all’interno dei due gruppi.

Durante la seconda settimana i ragazzi vennero informati dell’esistenza dell’altro gruppo. Inizialmente i ragazzi si mostrarono sulla difensiva rispetto ai loro rivali. Le barriere erano evidenti. Gli stessi ragazzi chiesero ai ricercatori di realizzare attività per confrontare le competenze dei due gruppi. Così fu fatto e i vincitori, i membri dei “Serpenti a sonagli”, vinsero addirittura un premio.

Da quel momento l’ostilità crebbe notevolmente. Gli scontri erano così frequenti che i ragazzi si rifiutarono di mangiare insieme. Il rifiuto reciproco crebbe al punto che gli investigatori decisero di concludere questa fase in anticipo rispetto a quanto previsto, temendo che la situazione potesse sfuggirgli di mano.

I responsabili dell’esperimento della Grotta dei Ladroni ebbero la conferma che il senso di appartenenza va di pari passo con il pregiudizio verso ciò che non si conosce. Si resero inoltre conto di quanto sia facile incrementare il senso di appartenenza di un gruppo generando odio verso gruppi rivali.

Il potere delle mete comuni

Nella fase finale gli investigatori idearono attività che richiedessero la cooperazione tra entrambi i gruppi. Una di queste comportò la creazione di un problema fittizio: dissero ai ragazzi che la riserva d’acqua era terminata a causa di alcuni vandali (nemico comune) e che avrebbero dovuto risolvere la questione. Per riuscirci, i due gruppi dovettero lavorare insieme.

Bambini che fanno squadra

In un secondo momento, dissero ai ragazzi che avrebbero visto un film che piaceva quasi a tutti, ma che avrebbero dovuto pagare per vederlo. Poiché nessuno dei due gruppi aveva denaro a sufficienza per raggiungere la somma richiesta, dovettero di nuovo cooperare per raggiungere l’obiettivo comune.

Dopo aver risolto vari problemi insieme, l’antipatia reciproca cominciò ad affievolirsi, al punto che giunto il momento del ritorno i ragazzi chiesero di condividere lo stesso autobus. Quando si fermarono per riposare, il gruppo dei “Serpenti a sonagli” utilizzò il denaro vinto durante un’attività per comprare bibite fresche per tutti i 22 bambini.

I ricercatori della Grotta dei Ladroni giunsero alla conclusione che il profilarsi di problemi comuni, così come di mete comuni, è una via per risolvere i conflitti tra gruppi. Gli scienziati postularono così la teoria del conflitto realistico, la quale afferma che la risoluzione comune di un problema collettivo fa sì che i pregiudizi si affievoliscano pian piano fino a sparire.