5 espressioni che è meglio non usare

· 30 ottobre 2017

Vi sono espressioni disegnate dall’odio. Sono parole o frasi che si usano quasi sempre nei momenti di rabbia e il cui obiettivo è distruggere. La cosa grave è che molte volte riescono a raggiungere il loro scopo: feriscono, segnano e possono persino devastare una persona. Quasi sempre sono emesse da qualcuno che detiene una falsa autorità.

Anche se a volte abbiamo delle divergenze con gli altri, ci sono alcune espressioni che non dovremmo mai permetterci di dire. E non dovremmo farlo perché si tratta di messaggi violenti. Non si parla di quell’aggressività nata da contraddizioni o differenze, ma di azioni violente che provocano ulteriore violenza e distruzione.

“È possibile ottenere qualcosa dopo tre ore di litigio, ma di certo si potrà ottenere anche con appena tre parole impregnate d’affetto.”

-Confucio-

La persona che utilizza queste espressioni dovrebbe fare una riflessione su quello che la spinge a pronunciarle. Questi enunciati, infatti, celano qualcosa che va oltre la rabbia. Non ci sono dubbi che traiamo beneficio dall’eliminare queste parole dal nostro vocabolario, anche le offese hanno un limite ragionevole. A seguire, dunque, vi mostriamo cinque espressioni a cui è meglio dire addio.

5 espressioni da non usare

Stupido… e sinonimi

Dovremmo badare a non chiamare qualcuno “stupido”, “scemo”, “lento” o con i numerosi sinonimi di queste parole. Sono termini offensivi se pronunciate all’infuori di un contesto rilassato e scherzoso; soprattutto quando vengono dette con rabbia o con un tono dispregiativo.

Contadino carico di pesi

Si tratta di un’offesa rivolta all’essenza stessa della persona. Le sue abilità mentali vengono squalificate. In questo senso, queste etichette trapassano di molto i limiti della critica. È un atto di violenza psicologica che ha il fine di distruggere. Non dovremmo mai usare tali espressioni con nessuno, in quanto nessuno lo merita.

Fallito

È una delle espressioni più utilizzate, soprattutto dopo che buona parte dei film commerciali iniziarono a usare il termine “perdente” o “loser” come offesa preferita. Nelle società altamente competitive, e soprattutto consumistiche, il successo ha limiti ben precisi e una connotazione assoluta.

Una prospettiva meno ottusa ci porta a capire che raramente, per non dire mai, quest’etichetta ha senso. I tempi dei successi si alternano a quelli delle perdite. Ognuno di noi certe volte vince e altre perde. Nessuno è un fallito cronico, come nessuno è un vincitore assoluto. Tuttavia, attribuire agli altri questa etichetta significa cercare di classificarli con una denominazione che li priva del proprio valore personale e sociale.

Sei inutile

Questa espressione diventa sicuramente violente quando viene pronunciata da una figura di potere, qualsiasi essa sia: un genitore, un maestro, un politico, etc. È in questi casi che si rivela il suo potere più distruttivo. In ogni caso, in qualsiasi circostanza è deplorevole che un essere umano si rivolga ad un altro i questi termini.

Persona assalita da rane

Chiamare qualcuno “inutile” significa mettere in discussione tutte le sue azioni. È un aggettivo assolutista: si riferisce alla persona nel suo complesso. È finalizzato ad annullare l’altra persona, a farla sparire dentro una categoria di valori umani. Non esiste una forma costruttiva in cui si possa usare questa parola.

Non ci riesci o non ci riuscirai

È un’altra espressione categorica che risulta essere non solo offensiva, ma anche falsa. Chi ha la “sfera di cristallo” per determinare che qualcuno non riesce o non riuscirà a fare qualcosa? La storia è piena di persone che dissero “non ce la farai” e che poi dovettero ricredersi.

Quello che non conosciamo è l’elevato numero di tentativi che non sono stati compiuti per la mancata fiducia indotta dagli altri. L’essere umano è mutevole e la vita è dinamica. Quello che non si riesce a fare oggi, forse diventerà più facile realizzarlo domani. Bisogna capire che nessuno ha il diritto di dire ad un’altra persona che non ci riuscirà.

Strano

È una delle espressioni più meschine, in quanto non si tratta neanche di un insulto diretto. Qualcuno è “strano”, in base a cosa? Quali sono i parametri che si usano per catalogare qualcuno come strano? Infine, che problema c’è nell’essere strano?

Viso di donna con corna

Questo termine si usa per ferire, per attaccare la dignità di un’altra persona. La stranezza è, innanzitutto, una virtù. Molte volte non ha forse più valore quello che è particolare rispetto a quello che è comune? Cosicché il problema non risiede nella stranezza in sé. Tale parole viene usata per etichettare ed escludere, affinché l’altro si senta “diverso” rispetto alla norma o a quello che è considerato accettabile.

Se siete una di quelle persone facilmente irritabili, sarebbe necessario comprendere le dinamiche che si innescano. Ricordate che le parole, una volte dette, non possono tornare indietro e cercare di rimediare al danno creato da esse sarà quasi una missione impossibile. Le espressioni distruttive possono dare luogo a conflitti più gravi ai quali è difficile trovare soluzione.