Per essere felici, dovete credere di meritarlo

· 6 maggio 2016

La felicità è tanto accessibile quanto il dolore, e questo semplicemente perché siamo vivi e coscienti. Tutti noi possiamo essere felici. Questa è la prima premessa che dobbiamo prendere in considerazione quando ci lasciamo trasportare dai pensieri catastrofici; l’unica vera catastrofe, alla quale non esiste rimedio, è l’assenza di vita.

Se le cose continuano ad andarvi male, è perché non fate niente affinché si verifichi il contrario. Vi siete consegnati al malessere, perché credete che è ciò che meritate.

Partendo da questa realtà, potete domandarvi: Cosa ho fatto di male per non poter nemmeno aspirare a sentirmi un po’ meglio? Quando risponderete a tale domanda, vi renderete conto che non meritate di auto-infliggervi una tale sofferenza.

È per questo motivo, che vogliamo farvi riflettere sul concetto di felicità e sulle cause che portano le persone a negarsi la possibilità di essere felici. È importante sapere quali sono i meccanismi implicati in questo masochismo emotivo, per riconoscerli e allontanarli. Ricordate che per essere felici, dovete convincervi di meritarlo.   

Cos’è la felicità?

La felicità dipende da tre fattori fondamentali: da come vi sentite, da ciò che trovate e da come processate l’incontro tra voi e il mondo. La felicità, in fin dei conti, non è altro che un atteggiamento.

La felicità è uno stato d’animo pronto a sperimentare. Tuttavia, la mente e quello che pensiamo di noi stessi conquistano quasi sempre tale spazio destinato alla semplicità del godimento, limitandoci.

essere felici ragazza in un prato

Forse, a causa delle vostre esperienze personali o dell’educazione che avete ricevuto, siete convinti di non poter essere felici, perché non lo meritate. Ma vi sbagliate. Non c’è niente al mondo in grado di privare una persona del potere di sentirsi felice.

Se state attraversando una situazione difficile, ricordate che altre persone hanno convissuto con il vostro stesso problema e l’hanno superato. Qual è la differenza? Queste persone credono che la loro sofferenza passata sia servita a rinforzare il loro desiderio di sentirsi bene, di illudersi, di fidarsi degli altri e di vedere sempre il lato positivo di questo gigantesco mondo.

Quali meccanismi utilizziamo per negarci la felicità?

È importante analizzare la conosciuta “pulsione di morte” di cui parlava Freud, il fenomeno della mancanza di difese di cui parla Martin Seligman o le conseguenze di sopportare un alto livello di ansia per molto tempo, che sfocia in situazioni come la depersonalizzazione o la derealizzazione. A seguire rifletteremo sul perché le persone negano a se stesse la felicità:

  • Stato indifeso appreso: alcune persone hanno adottato un ruolo passivo e considerano il dolore come un fardello da sopportare e pensano di non poter fare niente per evitarlo. Lo stato indifeso appreso si verifica quando una persona dà tutto per perso e non fa niente per migliorare. Non lotta più per salvare se stessa.
  • Derealizzazione: il meccanismo di derealizzazione si verifica quando compare una certa distanza psicologica rispetto alla realtà che circonda la persona in questione. Vale a dire, come se ciò che la circonda e il contesto in cui tale persona vive, le risultassero strane.
  • Depersonalizzazione: il meccanismo della depersonalizzazione si riferisce ad una distanza e ad una stranezza psicologica rispetto a se stessi. La persona non si impegna per superare lo stato in cui si trova o per raggiungere la felicità, perché non sa cosa sia meglio per la sua situazione. Si sente persa, distrutta, disconnessa.
  • Pulsione di morte: è molto difficile comprendere alcune condotte, come l’anoressia. Oltre al pericolo fisico causato dalle abitudini alimentari di chi ne soffre, gli anoressici sentono il bisogno di auto-controllarsi o di continuare a farsi del male, perché questo è l’unico modo che conoscono per provare piacere. È ciò che Jacques Lacan denominò “godimento” e Sigmund Freud “pulsione di morte”.

Cosa ci fanno capire questi tre fenomeni? Che quando qualcuno tocca il fondo, si sente colpevole e incapace di superare il passatoed entra in uno stato in cui non vive, è solo presente, nient’altro; non si sente degno di essere felice.

Quando una persona crede di non meritare di essere felice, si isola e adotta una condotta di auto-punimento, per porre rimedio ai suoi errori. Non fa niente, perché crede che non valga la pena fare niente, e smette di considerarsi una persona.

essere felici maschera e petali rosa

Se credete di meritare di essere felici, agite di conseguenza

A quante cose avete rinunciato o state rinunciando per paura, per mancanza di autostima o perché non riuscite più a trovare il vostro posto nel mondo? Esistono centinaia di teorie e tecniche di psicologia che possono aiutarvi a sviluppare le vostre abilità sociali, ad annientare i vostri schemi negativi e a programmare azioni concrete. Si può ricorrere anche ai medicinali, benché non ne esista ancora nessuno in grado di curare i dolori dell’anima.

La cosa migliore per l’anima è che possiate riconnettervi con questa, per capire che è ferita, ma non è morta. Al nostro spirito piace rinnovarsi.

Quindi trovate la forza che forse non credete di avere e ricominciate a riempire la vostra vita di esperienze. Che il sole possa tramontare solo quando la vostra vita sarà piena di esperienze, non di sogni. Se non credete di meritarlo, pensate a come sarebbe la vostra vita e quella dei vostri cari se continuaste a pensarla così.

E non dimenticate mai che se non siete voi stessi a darvi l’opportunità di costruire la vostra felicità, nessuno potrà concedervela. Solo voi sapete di cosa avete bisogno per essere felici, e la prima cosa che dovete fare è accettarvi e convincervi che valete!