Essere gentili con se stessi: 2 utili domande

23 luglio 2018 in Curiosità 0 Condivisi
Mano che sorregge un cuore essere gentili con se stessi

Molti dei problemi che ci angosciano di più hanno un’origine comune: la mancanza di amor proprio. A causa di tutte le pressioni esterne (alle quali siamo sottoposti), a quanto siamo esigenti con noi stessi e alla sensazione di essere persi e non sapere cosa fare, possiamo arrivare a trattarci con eccessive durezza e rigidità. Per questo motivo, se si desidera migliorare il proprio stato d’animo, bisogna imparare a essere gentili con se stessi.

La compassione verso se stessi è un concetto comparso per la prima volta nella religione buddista. Essere gentili con se stessi vuol dire usare i toni e la generosità con cui si tratterebbe un amico molto stretto, invece di cadere in autocritiche inutili. Senza rendercene conto, molte volte parliamo a noi stessi come se fossimo il nostro peggior nemico.

Secondo le ricerche al riguardo, per essere gentili con se stessi, si devono sviluppare tre abilità:

  • Auto bontà. Consiste nella capacità di agire in modo comprensivo e gentile verso se stessi. Ad esempio, perdonarci invece che incolparci quando commettiamo un errore.
  • Senso dell’umanità condivisa. Questo elemento, dal nome così particolare, nasconde in realtà un atteggiamento molto basilare. Consiste nel credere che nessuno è perfetto e che abbiamo tutti il diritto di sbagliare. Questo ci aiuta a comprendere che non siamo né meglio né peggio degli altri.
  • Mindfulness. La capacità di vivere nel momento presente ci aiuta a relativizzare i problemi quando si presentano. Inoltre, ci consente di essere più stoici, aumentando la pazienza nei nostri confronti.

Donna sorridente con autostima alta

Come essere gentili con se stessi?

Ora che sapete quali abilità sono coinvolte nell’auto-compassione, sicuramente vi starete chiedendo come potete svilupparle. Non si tratta di caratteristiche insite in noi sin dalla nascita (forse esiste una pre-installazione, una potenzialità favorita dalla genetica, ma niente di più). Essere gentili con se stessi richiede uno sforzo consapevole e una buona dose di lavoro.

I ricercatori hanno scoperto che una delle migliori strategie per sviluppare l’auto-compassione è curare la qualità delle domande. Porsi certi quesiti può far cambiare il nostro punto di vista e il nostro modo di agire. Questo aspetto, importante quando si interagisce con altri, diventa fondamentale nel modo in cui ci rapportiamo e trattiamo noi stessi. A seguire troverete due delle domande più potenti per imparare a essere gentili con voi stessi.

“Le domande di qualità creano una vita di qualità. Le persone di successo pongono domande migliori, e come risultato, ottengono risposte migliori.”
-Anthony Robbins-

1- Di cosa abbiamo bisogno per stare bene?

Questa domanda può sembrare estremamente semplice, ma la maggior parte di noi non se la pone di frequente. In generale, ci preoccupiamo talmente di quello che “dobbiamo fare” da dimenticare le nostre stesse necessità.

Una delle idee distorte che ci portano a fare questo errore è considerare l’egoismo in termini negativi. Se una persona dichiara di voler lavorare sulla propria felicità, non tarderà a ricevere uno sguardo di sospetto. Non dovrebbe invece sacrificarsi per gli altri? Tuttavia, come diceva Aristotele, preoccuparsi per se stessi, lungi dall’essere negativo, è necessario.

Per poterci dare agli altri, prima abbiamo bisogno di aver qualcosa da dare. Pensateci, chi può fare meglio? Una persona che è infelice perché non si preoccupa di se stessa o colui che sta benissimo con se stesso perché si occupa dei suoi bisogni?

2- Come tratteremmo una persona cara in questa situazione?

In molte occasioni possiamo diventare i nostri peggiori nemici. Nessuno ci giudica con tanta durezza, né ci chiede tanto quanto. Questo può generare gravi problemi di autostima, a pretendere una perfezione che è impossibile raggiungere. Immaginate di aver discusso con il vostro partner e che lui/lei inizi ad addossarvi la colpa. In questa situazione, è comune che si dicano cose come:

  • “Qualsiasi cosa faccia, sbaglio sempre”
  • “Come posso essere così insensibile?”
  • “Alla fine mi ritroverò da solo, come sempre”

La volta seguente che avete queste idee irrazionali che non smettono di vorticarvi in testa, immaginate di dirle a qualcuno a voi molto caro. Come lo fareste sentire? Credete che lo aiutereste davvero?

Se la risposta è no, perché trattare peggio voi che gli altri?

Ragazza con cuore in mano davanti al volto

Conclusioni

Trattarsi con auto-compassione è un’abilità molto complicata da acquisire. Nonostante essere critici con noi stessi possa aiutarci a cambiare, portare questo atteggiamento all’estremo ci provoca una grande sofferenza. Per questo motivo, vale la pena di imparare a essere gentili con se stessi.

Ponetevi queste due domande la prossima volta che vi giudicherete in modo troppo duro. Anche se all’inizio può essere difficile, a poco a poco noterete che trattarvi con gentilezza diventerà più naturale.

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