Essere sinceri è uno stile di vita

31 Ottobre 2019
Per mettere in pratica la sincerità verso gli altri è necessario esserlo innanzitutto con noi stessi. Avere chiaro ciò che vogliamo o meno ci farà risparmiare tempo, evitandoci di cadere in situazioni fortemente logoranti ed emotivamente costose. L'onestà, dunque, dovrebbe essere uno stile di vita.

Essere sinceri ci fa risparmiare tempo e ripulisce le relazioni. Fare un buon uso dell’onestà e dell’integrità verso se stessi, mettendo in chiaro ciò che permettiamo e ciò che invece non vogliamo accada, ciò che è corretto e ciò che non lo è, rende più facile la convivenza ed evita situazioni imbarazzanti e affatto positive. Tuttavia, non è così semplice fare uso della sincerità.

Confucio diceva che la persona sincera e che dice sempre la verità ha già costruito il cammino verso il cielo. Eppure, ammettiamolo: molti di noi sono stati educati per essere corretti in ogni circostanza, per mantenere quell’attento rispetto verso gli altri. Spesso facciamo delle piccole bugie le nostre ancore di salvezza, per paura di essere rifiutati o additati.

Diciamo di sì a quella festa con i colleghi di lavoro per non essere da meno. Manteniamo amicizie che sono ormai scadute emotivamente da anni per paura di ferire l’altra persona. Sosteniamo il nostro partner in determinate decisioni pur sapendo che non sono quelle giuste e lo facciamo per non spegnere l’entusiasmo di qualcuno che amiamo.

Sono numerose le situazioni che si presentano in cui scegliamo di dire una mezza bugia o quella mezza verità che -seppur mossa da buone intenzioni- può attrarre, a lungo andare, situazioni tutt’altro che vantaggiose. Essere sinceri (ma senza mettere in pratica il sincericidio) dovrebbe essere quell’ingranaggio ricorrente nel nostro stesso Io con cui costruire una realtà più sana per tutti.

La sincerità può essere umile, ma non può essere servile.

-Lord Byron-

Gruppo che discute

Essere sinceri con noi stessi

Niente può racchiudere tanta armonia come mettere in pratica quella forma di comunicazione trasparente in cui lasciar cadere corazze, falsità, paure e condiscendenze. C’è chi si vanta di essere sempre corretto e rispettoso, quando in realtà è un esperto nell’arte dell’ipocrisia: finge cioè sentimenti, comportamenti o idee contrarie a quelli che pensa o prova davvero.

Sono in tanti ad andare in giro per il mondo senza una linea da seguire. Coloro che pensano una cosa e ne dicono un’altra, coloro che sentono una specifica realtà e finiscono per comportarsi in modo opposto. Vivere dimenticando certi pensieri, desideri, azioni e comunicazione genera un profondo malessere e può favorire alla lunga situazioni che causano profonda infelicità.

Studi di ricerca come quello condotto dall’Università del Sud della Danimarca, guidato dal dottor Stephen Rosenbaum, fanno chiarezza: l’onestà dovrebbe essere una regola nella nostra società. Fare uso della sincerità fa risparmiare in costi di tutti i tipi: emotivi, relazionali, lavorativi, e così via. Si tratta di un principio di benessere per noi stessi e per gli altri. Ma come si fa a praticare l’onestà? Come si inizia a farne un buon uso? Ecco alcuni trucchi.

Iniziare a essere sinceri con se stessi

Ci sono voci interiori che rafforzano le nostre paure (di’ questo al tuo capo, alla tua amica, a tuo padre o si arrabbieranno con te). Esistono difese che ergono vere e proprie barricate che ci impediscono di dire e di fare ciò che vogliamo davvero. Tutti questi universi psicologici interiori non solo ci impediscono di essere autentici, ma rendono anche difficile la nostra crescita.

Dobbiamo averlo ben chiaro in mente: chiunque voglia essere sincero con gli altri deve prima esserlo con se stesso. E questo richiede di allenare il dialogo interiore, in modo sincero e coraggioso, laddove ci chiediamo cosa vogliamo e di cosa abbiamo bisogno.

Donna si specchia

Le bugie o la mancanza di onestà rendono prigionieri dell’infelicità

Essere sinceri ci fa risparmiare tempo prezioso. Ci evita, per esempio, di dedicare tempo e sforzi a persone, attività o dimensioni che ci allontanano dai nostri desideri o valori. Se fossimo capaci di mettere in pratica la vera onestà, guadagneremmo in termini di fiducia gli uni negli altri, perché nulla fa bene quanto poter contare su quel consiglio o su quel commento da parte di qualcuno che, lungi dal cercare di essere accondiscendente o fare una buona impressione, rischia parlandoci dal profondo del cuore.

Ma c’è un altro aspetto da tenere a mente. La mancanza di sincerità ci porta a pronunciare bugie che in poco tempo ne richiedono altre più grandi affinché il castello di sabbia si regga in piedi. Lo sforzo psicologico per evitare il crollo di tanta falsità è immenso e, in poco tempo, ci accorgiamo che quella pratica non è utile, né logica, né sana.

Essere sinceri è un atto di coraggio con grandi benefici: mettetela in pratica e il vostro mondo cambierà!

Po Bronson e Ashley Merryman, due psicologi esperti in educazione infantile, indicano nel loro libro che i bambini mentono ai propri genitori più spesso di quanto non si pensi, per un motivo molto elementare: scelgono di ricorrere alle bugie per far felici i propri genitori e per non deludere le aspettative che hanno su di loro. Pensano che potrebbero deluderli se dicessero loro quello che provano davvero.

In un certo senso, è in questo modo che ha inizio quel bisogno frequente di non essere sempre del tutto sinceri. Temiamo di poter deludere, ci fa paura non essere come gli altri pensano, ci spaventa mettere delle distanze o perdere determinati rapporti. Tuttavia, è bene tenere a mente che agendo in questo modo in realtà tradiamo noi stessi.

Essere sinceri può avere sull’altro un certo impatto o generare sorpresa. Tuttavia, alla lunga impedisce di creare contesti più limpidi, felici e significativi, condividendo la vita con qualcuno a cui teniamo. Pratichiamo, dunque, l’onestà.

  • Rosenbaum. Mark, Billinger. Stephan (2014) Let’s be honest: A review of experimental evidence of honesty and truth-telling. Journal of Economic Psychology Volume 45, December 2014, Pages 181-196. https://doi.org/10.1016/j.joep.2014.10.002