Essere troppo autocritici: 11 segnali

· 28 aprile 2018

La maggior parte di noi aspira in modo consapevole a raggiungere la migliore versione di se stesso, intraprendendo la via corretta. Un buono strumento per misurare i propri successi e i propri sforzi è l’autoanalisi. È indubbiamente ammirevole preoccuparsi di fare le cose nel miglior modo possibile e cercare di dare il meglio di sé. Risulta fondamentale, dunque, analizzare i risultati negativi per tentare di fare le cose in modo migliore in un secondo momento.

Tuttavia, nonostante l’autoanalisi sia un mezzo eccellente per osservare il proprio comportamento e  imparare a superare le proprie debolezze e le cattive abitudini, spesso ci sottovalutiamo perché siamo troppo autocritici. In questo senso, un alto livello di autocritica nel tempo può essere dannoso per quanto riguarda il successo e una buona salute mentale. Essere troppo autocritici nuoce alla nostra autostima e alla fiducia che riponiamo in noi stessi. Di fatto, è strettamente connesso a un’autostima bassa e al perfezionismo.

Essere troppo autocritici condiziona in modo negativo la nostra autostima.
Uomo che guarda verso il basso

Essere troppo autocritici

Il problema si presenta quando ci sintonizziamo sul “pilota automatico” per addentrarci nel terreno dell’autocritica. È necessario svegliarci e accorgerci del danno che, involontariamente,  stiamo arrecando a noi stessi. Per capire se si è troppo autocritici, verifichiamo la seguente lista. Se in essa troviamo molte situazioni quotidiane e tipiche della nostra vita, è il momento di cambiare la situazione e iniziare a prenderci più cura della nostra persona, mentalmente parlando:

  • Nulla va abbastanza bene o non ci reputiamo mai abbastanza bravi: Sentiamo di non fare mai abbastanza? Crediamo che le cose non sono come dovrebbero essere? Ci sembra che tutto quello che ci circonda non sia abbastanza, inclusi noi stessi?
  • Ci incolpiamo per ogni situazione negativa: Ci sentiamo personalmente responsabili quando succede qualcosa di brutto? Ci diamo  subito la colpa, ignorando altri fattori che, sebbene esterni e incontrollabili, possono essere relazionati a quanto successo?
  • Siamo delusi di noi stessi, anche se i nostri sbagli sono concreti e specifici: Ci sentiamo dei falliti ogni volta che facciamo male qualcosa? Pensiamo di essere un fallimento totale in ogni occasione in cui commettiamo un errore o qualcosa non va come avremmo voluto, qualcosa di concreto e specifico, che non condiziona la nostra persona? Siamo incapaci di focalizzarci sul comportamento che ha causato il problema e, al contrario, generalizziamo?
  • Evitiamo di correre dei rischi: Non osiamo mai fare qualcosa di diverso perché sentiamo che falliremo? Crediamo che le cose continueranno ad andare male come è successo in altre occasioni? Siamo convinti che la cosa migliore, più sicura, sia non fare niente?
  •  Evitiamo di esprimere la nostra opinione: Abbiamo paura di dire qualcosa di stupido, di assurdo, di fuori luogo? Pensiamo che quello che abbiamo da dire non interessi agli altri? Crediamo che quello che pensiamo non sarà accolto in modo positivo o che risulterà noioso?
Donna che si copre volto per vergogna

  • Non siamo mai soddisfatti dei nostri successi: Identifichiamo tutto quello che facciamo con un fallimento? Crediamo che, se non possiamo fare qualcosa in modo eccellente, sia meglio non farlo? Siamo propensi a insistere su errori o imperfezioni inevitabili, anche quando i risultati sono positivi?
  • In qualsiasi scenario possibile vediamo dei fantasmi: Prevediamo sempre i peggiori scenari possibili? È il “e se…” il modo in cui esponiamo qualsiasi opzione, mettendo degli ostacoli e vedendo sempre il peggio? È il fallimento personale il filtro attraverso il quale passiamo tutte le nostre azioni future? Temiamo l’umiliazione e il fallimento e diamo essi un peso maggiore rispetto al trionfo e al successo?
  • Non accettiamo la nostra immagine personale: Abbiamo dei complessi che non riusciamo a risolvere? Crediamo che quello che consideriamo negativo possa avere un impatto sugli altri, su come ci valutano, sulla stima che hanno nei nostri confronti? Crediamo che la nostra immagine personale ci impedisca o possa impedirci di avanzare da un punto di vista professionale e sociale?
  • Analizziamo sempre i nostri errori, affondandoci nella colpa: Investiamo molto tempo ed energie ad analizzare ciò che è andato male e come ne siamo responsabili, ma senza mai trarre delle conclusioni che ci permettano di guardare al passato con ottimismo? Rimuginiamo sui sensi di colpa e su quello che ci è mancato, su quello che non abbiamo fatto, invece di analizzare delle possibili alternative per una prossima volta?
  • Ci mettiamo sulla difensiva in caso di osservazioni: Tendiamo a infastidirci quando la gente ci rivolge una critica giustificata o costruttiva? Reagiamo in modo esagerato alle osservazioni altrui? Prendiamo queste osservazioni sul personale?

Essere troppo autocritici e autosabotaggio

L’autocritica intensa e frequente è un modo per autosabotarsi. In altre parole, quando ci autocritichiamo, facciamo l’esatto opposto di quello che sarebbe salutare per noi stessi. Perché lo facciamo, allora? Perché fa parte di un territorio psicologico familiare più ampio, dove il rifiuto, la paura o l’oppressione diventano un vestito abituale, un peso che siamo soliti portare.

Cuore disegnato su un vetro

La negatività, dunque, diventa un difetto emotivo dal quale è difficile scappare. E, dato che ci è familiare, che ci appartiene, ci aggrappiamo a essa, cercandola persino in modalità “pilota automatico”, perché senza ci sentiamo nudi. In questo senso, superare l’autocritica e, con essa, l’autosabotaggio richiede una maggiore consapevolezza di se stessi. Richiede anche di riformulare il proprio dialogo interiore, su quello che succede dentro e intorno a sé.