Etichettare è pericoloso: il lupo è cattivo?

21 Luglio 2019
Spesso si etichettano i bambini come buoni o cattivi a seconda del loro comportamento. La questione è che le azioni non rappresentano completamente una persona. L'esempio del lupo della favola di Cappuccetto rosso ci aiuta a capirlo.

La società ci cattura con il suo ritmo vertiginoso e ci impedisce di fermarci a riflettere su quello che facciamo e diciamo ai nostri figli. Quante volte abbiamo detto o sentito la seguente frase o una simile? «Andrea! Cattivo! Non si picchia tua sorella». Vi suona familiare? A noi sì. L’abbiamo sentita un’infinità di volte e, probabilmente, l’abbiamo pronunciata. Etichettare qualcuno è molto facile.

Sicuramente si è comportato male, ma da qui a definirlo “cattivo”, c’è una grande differenza. Uno degli aspetti più rilevanti per prendere coscienza di questo aspetto è distinguere fra l’atto in sé, il comportamento del bambino e, dall’altra parte, il bambino. Dobbiamo distinguere fra atto e persona e, soprattutto, fare molta attenzione alle etichette. Vediamolo meglio con la favola di Cappuccetto rosso e il lupo cattivo.

Padre arrabbiato con suo figlio

Etichettare la gente è molto pericoloso

Se il padre di Andrea dice una frase del genere, è perché suo figlio ha fatto una cosa sbagliata e il suo comportamento non è adeguato. Ora, ciò che è sbagliato e scorretto è il comportamento in sé, non Andrea. Se confondiamo sempre i comportamenti e le azioni dei nostri figli con loro stessi, probabilmente stiamo indebolendo, a poco a poco e senza rendercene conto, la loro autostima.

Non è uguale dire “sei distratto” (come variabile della personalità) che dire “ti sei distratto” (comportamento). Per questo, è particolarmente interessante il fatto che i bambini dicano che il lupo di Cappuccetto rosso è cattivo. Gli attribuiscono una caratteristica di personalità (“è cattivo”), perché voleva mangiare Cappuccetto rosso.

La conclusione è presto fatta: la vuole mangiare perché è cattivo. E solo i cattivi fanno questo genere di cose. E, ovviamente, dopo aver letto tante favole con il lupo (Cappuccetto rosso, I tre porcellini, Il lupo e i sette capretti, Pierino e il lupo, ecc.) e che noi genitori abbiamo detto loro che sono cattivi perché vogliono fare del male ai protagonisti, ai lupi è stata affibbiata l’etichetta di cattivi. Ma non è vero.

Il lupo, ovviamente, non è cattivo. Il lupo vuole mangiare Cappuccetto rosso perché ha fame, non perché è cattivo. Se diamo ai nostri figli questa spiegazione, avranno aspettative più realiste, sane e positive. Poveri lupi, hanno una pessima reputazione! In questo modo cambieremo i nostri giudizi.

L’arte di descrivere i comportamenti: il lupo non è cattivo

Luis Cencillo, filosofo e psicologo, usava un concetto molto pratico: la risemantizzazione. La risemantizzazione consiste nel cambiare un’attribuzione per un’altra più adattativa. Ad esempio, invece di dire che un bambino è strano e sfuggente, si può ri-semantizzare (ri-etichettare) e chiamarlo timido.

Ma quant’è difficile togliere un’etichetta una volta che è stata messa, vero? Un’etichetta è molto facile da applicare, ma difficilissima da togliere. Per questo, lo psicologo Alberto Soler usa il paragone delle etichette dei barattoli. Un volta che abbiamo etichettato un bambino (nervoso, cattivo, sveglio, collaboratore, agitato, ecc.), è difficilissimo cambiare questa etichetta, nonostante l’evidenza dica il contrario. Per questo è fondamentale fare moltissima attenzione.

L’essere umano tende a etichettare chi incontra o i giudizi che sente. E, in genere, abbiamo la tendenza a rispettare queste etichette. Diceva Henry Ford “che tu creda di farcela o no, avrai comunque ragione”.

Madre che parla al figlio etichettare

La storia di Galton: le conseguenze di avere un’etichetta

Una classica storia che si usa per spiegare le conseguenze di assumere un’etichetta o un ruolo è La passeggiata di Galton. Francis Galton era il cugino di Charles Darwin. Una mattina, decise di entrare in un parco, pensando di se stesso che era la peggior persona del mondo.

Non parlò con nessuno, pensava solo a sé come un essere spregevole. Cosa osservò Galton nelle persone che incontrava lungo il suo cammino? La maggior parte della gente si allontanava da lui e lo guardava con un’espressione terrorizzata. Sorprendente, vero? Questo è il potere delle etichette.

Tornando alla spiegazione di prima, del perché il lupo non è cattivo, allo stesso modo non esistono “bambini cattivi”. Ciononostante, è frequente sentire “Tizio è cattivo”. Ricordiamo che quando siamo davanti a un comportamento sbagliato, c’è sempre una ragione che va ascoltata e un’esigenza che va rispettata.

Questo non significa che bisogna giustificare tale atteggiamento, tutt’altro, ma cercare di capire perché il bambino si sta comportando in un certo modo. A tale scopo, la cosa migliore che possiamo fare con i nostri figli e alunni è descrivere il loro comportamento invece di qualificarli.

Riflettiamo sulle spiegazioni e le etichette che attribuiamo ai nostri figli e alle loro conseguenze. La nostra visione delle cose può rendere la loro visione più flessibile, sana e adattativa.