Ostracismo ed esclusione sociale

8 Luglio 2019
Si possono subire ostracismo ed esclusione sociale sul posto di lavoro o nelle relazioni interpersonali.

L’ostracismo è una forma di punizione sociale. Si esplicita attraverso i pregiudizi, la discriminazione razziale o sessuale, le credenze o i valori personali. Si possono subire ostracismo ed esclusione sociale sul posto di lavoro o nelle relazioni interpersonali. Qualsiasi rifiuto, provato in una di queste situazioni, può avere gravi conseguenze per chi lo subisce.

Il termine ostracismo deriva dal greco ostrakon, una pratica che, tramite un voto, condannava all’esilio quei cittadini che rappresentavano una minaccia per la comunità. Oggi si tratta di un fenomeno che si verifica a seguito di un tacito consenso e che può essere mostrato in maniera velata o in modo aperto ed esplicito.

La necessità di appartenere a un gruppo

Gli esseri umani hanno un grande bisogno di appartenere e di identificarsi con un gruppo, anche se piccolo. L’affiliazione con altre persone apporta molti benefici psicologici e rafforza la nostra identità, sia individuale che di gruppo.

L’essere umano ha una natura sociale e il bisogno di appartenenza trova le sue radici nell’evoluzione e nell’istinto di sopravvivenza. L’ostracismo e l’esclusione sociale sono delle minacce per il senso di appartenenza e innescano dei processi il cui studio ci sta fornendo sorprendenti informazioni.

Amici seduti che guardano il tramonto

Relazione tra l’appartenenza sociale e l’Io

In psicologia il concetto dell’Io è stato oggetto di numerose indagini e altrettante congetture. Nell’ampia gamma di significati che gli vengono attribuiti, due delle proposte fatte da Leary e Tangney sembrano riferirsi all’appartenenza sociale:

  • Autocoscienza o l’Io autocosciente. È quello che registra le nostre esperienze, sente i nostri sentimenti e pensa i nostri pensieri. È l’Io grazie al quale siamo consapevoli di noi stessi: l’Io cosciente.
  • Autoregolazione. È l’Io che esegue e agisce. Riguarda la capacità di adattare il nostro comportamento per trovare nel mondo il posto in cui vogliamo essere. È il regolatore che permette di controllarci e dirigerci consapevolmente verso il nostro Io ideale.

Dalle riflessioni su noi stessi e le nostre esperienze (autocoscienza) possiamo regolare e adattare il nostro comportamento verso la direzione desiderata (autoregolazione). Questo è il processo attraverso il quale possiamo avvicinarci alla persona che vogliamo essere.

Quando ci sentiamo rifiutati e siamo vittime di ostracismo o esclusione sociale, guardare dentro di noi e riflettere su noi stessi (autocoscienza) diventa qualcosa di estremamente spiacevole che preferiamo evitare. Senza queste riflessioni, l’autoregolazione non è possibile. Questo implica un distacco tra il Sé e l’Io ideale.

Effetti dell’ostracismo e dell’esclusione sociale

Gli effetti e le conseguenze dell’ostracismo e dell’esclusione sociale sugli individui sono molteplici e si riflettono sia sul piano fisico che su quello psicologico. Probabilmente ognuno di essi meriterebbe un articolo a parte.

Nel 2009, l’Università della California ha scoperto il legame tra rifiuto sociale e dolore fisico: il gene OPRM1. Si era a conoscenza che l’esclusione sociale attivava le aree del cervello legate allo stress, ma studi recenti hanno dimostrato che l’ostracismo attiva anche alcune aree associate al dolore fisico. In particolare, la porzione posteriore dell’insula. Si ritiene che questi risultati possano aiutare a spiegare malattie come la fibromialgia.

Oltre alle conseguenze negative per la salute fisica, l’esclusione sociale provoca nel soggetto una diminuzione del comportamento prosociale che gli impedisce di provare empatia. Anche le abilità cognitive e le prestazioni intellettuali ne risentono, specialmente le operazioni cognitive che richiedono attenzione e controllo cosciente. L’esclusione sociale può anche influire sul comportamento emotivo e sui livelli di aggressività dell’individuo.

Donna da sola per esclusione sociale

Violenza, esclusione sociale e autoregolazione dell’Io

Anni fa, le teorie che cercavano di spiegare la relazione tra violenza ed esclusione sociale sostenevano che le persone con bassi livelli intellettuali avevano difficoltà ad adattarsi alla vita sociale. Questa mancanza di adattamento avrebbe aumentato i livelli di aggressività provocando dei comportamenti violenti. Secondo gli studiosi passati questa era una delle cause che portava all’esclusione sociale.

Oggi, sappiamo che il processo è differente. Gli studi di Baumeister e Leary hanno dimostrato che è l’alterazione dell’autoregolazione dell’Io, causata dall’ostracismo e dall’esclusione sociale, uno dei fattori che provocano i comportamenti violenti e non il livello culturale di un individuo.

Come affrontare il rifiuto sociale?

Le persone con un forte bisogno di appartenenza sviluppano spesso dei comportamenti antisociali dopo aver subito il rifiuto. Se lo considerano un atto ingiusto nei loro confronti, possono sviluppare dei comportamenti riparatori che tendono a evitare il contatto sociale. Oppure, al contrario, potrebbero assumere dei comportamenti prosociali e avere interesse a creare nuove relazioni.

Le persone che hanno un Io cosciente più indipendente tendono a dare la priorità ai loro obiettivi individuali e a considerare meno gli obiettivi di gruppo. Il rifiuto sociale provato da queste persone può produrre un aumento della loro creatività.

L’ostracismo e l’esclusione sociale hanno delle conseguenze negative e influenzano gli aspetti fondamentali dell’Io. Quando si è vittime di un rifiuto, è importante avviare un processo di autocoscienza e riflettere sulle nostre esperienze e sui nostri comportamenti. Fatto questo, bisogna autoregolare i comportamenti in modo da creare delle opportunità per instaurare nuove relazioni.