Eufemismi nel linguaggio: perché li usiamo?

27 Gennaio 2020
L'uso degli eufemismi è legato agli argomenti tabù dell'essere umano, come le realtà sessuali, fisiologiche, escatologiche e volgari, e al politicamente corretto.

Quando si verifica un licenziamento di massa, sentiamo parlare di “tagli strategici nella forza lavoro”. Se si vende la benzina a peso d’oro, si dice che “è avvenuto un adeguamento del prezzo del carburante”. Questi sono esempi per notare come siamo circondati da termini che nascondono realtà sociali che è meglio non chiamare con il loro nome originale. In una parola, si tratta di eufemismi.

Ci aiutano così ad accettare vari concetti che, in realtà, cerchiamo di evitare. Parole che possono essere dannose, inadeguate o di cattivo gusto, che rendono il nostro vocabolario pieno di eufemismi che molte volte usiamo senza nemmeno essere consapevoli dell’espressione che stiamo sapientemente evitando. Nell’articolo di oggi parliamo degli eufemismi: cosa sono, la loro origine, i loro usi e la loro utilità.

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Eufemismi: etimologia del termine

La parola “eufemismo” deriva dal verbo greco euphēmismós: ‘dire buone parole’eu, in greco, significa ‘buono’, e pheme, ‘parlare’.

Eufemismi sono pertanto i termini usati per sostituire qualcosa che vogliamo dire, ma che può essere difficile o suonare male. Queste parole sono usate per ammorbidire o ridurre connotazioni negative, dispregiative o offensive.

L’uso di eufemismi è collegato ad argomenti tabù, ad esempio, questioni sessuali, fisiologiche, escatologiche e volgari e al politicamente corretto, come problemi i razziali o etnici, di età, sociali o di disabilità. In breve, comprende l’ampio concetto del parlare bene.

Caratteristiche degli eufemismi

Affinché una parola funzioni come eufemismo, la sua interpretazione deve restare ambigua per l’ascoltatore, che lo interpreterà letteralmente o eufemisticamente.

Inoltre, un eufemismo non può essere sostituito con un altro termine e preservare pienamente gli stessi effetti cognitivi, sociali e stilistici. In particolare, in italiano non ci sono sinonimi rigorosi e assoluti di un eufemismo.

Man mano che l’uso di un eufemismo si estende, questo diventa sempre più simile a un sinonimo del termine originale che alla sua origine di eufemismo. Ed è la conoscenza, gli usi sociali e le credenze degli interlocutori che determinano il riconoscimento dell’eufemismo nel contesto in cui viene pronunciato.

Cosa sono i disfemismi?

Il disfemismo è l’antonimo dell’eufemismo. È un tipo di sarcasmo in cui espressioni peggiorative e negative sono usate per descrivere oggetti, fatti o persone. Un esempio di disfemismo sarebbe, ad esempio, l’uso di “scatola stupida” per riferirsi al televisione.

Sia il disfemismo che l’eufemismo sono figure retoriche, uno speciale gruppo di metafore studiate comunemente nell’analisi del discorso.

La lingua può cambiare la realtà?

Il filologo e direttore de la Accademia Reale Spagnola, Lázaro Carreter, sostiene che “l’eufemismo tradisce sempre la paura della realtà, un vergognoso desiderio di nasconderla, una maschera del linguaggio imposta sul suo vero volto e, in breve, l’ansia di annichilirla. Ma ciò che esiste non viene cancellato con le parole; vorrei che fosse possibile nel caso di azioni abominevoli, il terrorismo, ad esempio, mascherato da assassini e portavoce di una lotta armata”.

Una visione con la quale si può essere o meno d’accordo e che nega l’uso di eufemismi, dal momento che questi non possono cambiare la realtà a cui ci riferiamo.

D’altra parte, troviamo coloro che sostengono che, sebbene sia chiaro che l’uso di altri termini non cambierà il punto di riferimento, l’uso degli eufemismi è necessario. Ad esempio, anche se evitare di chiamare qualcuno “grasso” non lo renderà magro, è un modo per mostrare rispetto, cortesia e decoro. Difendono, quindi, l’uso degli eufemismi nel linguaggio, poiché si tratta di un’attività sociale.

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Eufemismi e politica

La politica è una delle aree in cui gli eufemismi sono più comune. Utilizzandoli, un politico può nascondere una decisione impopolare e presentare le sue proposte come qualcosa di più tollerabile per società. Ad esempio, dopo un aumento delle tasse per combattere la crisi, possiamo sentirlo chiamare “un adeguamento fiscale per garantire la crescita”.

Un altro esempio molto comune dell’uso dei termini eufemistici in politica riguarda i conflitti e le guerra. Ad esempio, l’uso dell’ormai famigerato “danno collaterale” per rendere più accettabile l’idea di morti innocenti. O il termine “operazione”, quando ci riferiamo a una invasione durante una crisi internazionale.

  • Ejemplos.co, https://www.ejemplos.co/eufemismo/
  • LeonHunter, https://www.leonhunter.com/por-que-son-necesarios-los-eufemismos/
  • Pedro J. Chamizo Domínguez, “La función social y cognitiva del eufemismo y del disfemismo” https://www.tremedica.org/wp-content/uploads/n15_tribuna-ChamizoDominguez.pdf