Felix Boehm, uno psicanalista controverso

Felix Boehm fu uno degli psicanalisti che si unirono al regime nazista tedesco e fu coinvolto nello sterminio degli omosessuali. Nonostante ciò, continuò a praticare la psicoanalisi (pur non seguendo la corrente freudiana) fino alla morte.
Felix Boehm, uno psicanalista controverso

Ultimo aggiornamento: 13 gennaio, 2021

Il nome di Felix Boehm compare più volte nella storia della psicoanalisi. In realtà, la sua notorietà non si deve ai contributi in questa disciplina che, a dire il vero, sono stati pochissimi. È diventato una delle figure più iconiche del periodo conosciuto come “il tragico decennio della psicoanalisi”, segnato da contraddizioni e ambiguità.

Ci riferiamo agli anni in cui il nazionalsocialismo salì al potere e bandì gli psicoanalisti ebrei, che allora erano la maggioranza. Il nazismo metteva in discussione la validità concettuale della psicoanalisi e il fatto che questa disciplina fosse praticata soprattutto da ebrei.

“La psicoanalisi, essendo considerata dai sostenitori del nazionalsocialismo una “scienza ebraica”, ha dovuto sopportare per più di dieci anni innumerevoli battute d’arresto e calamità che si sono concluse per molti dei suoi sostenitori con l’esilio, la prigionia, la tortura e la morte”.

-Iturbide & Sánchez de Miguel-

Molti psicoanalisti si ritrovarono quindi a dover conciliare la loro professione con il nazismo. Felix Boehm fu l’esempio emblematico di questa contraddizione. Insieme a Werner Kemper, Harald Schultz-Hencke e Karl Müller-Braunschweig, decise di collaborare con il regime nazista.

Biografia di Felix Boehm

Felix Boehm nacque il 25 giugno 1881 a Riga. Studiò in Svizzera e si laureò nel 1906. In seguito, studiò ingegneria meccanica all’Università tecnica di Riga. In quegli anni, aveva già familiarizzato con la psicoanalisi. Nel 1901 aveva letto Psicopatologia della vita quotidiana di Sigmund Freud e da allora si interessò alla psicoanalisi.

Teste di uomini con dentro una costellazione.

Nel 1912 iniziò a studiare medicina all’Università di Ginevra concludendo gli studi all’Università Ludwig-Maximilian di Monaco. Qui ebbe l’opportunità di lavorare con Emil Kraepelin, considerato il padre della psichiatria moderna, e si specializzò in psichiatria e neurologia.

Felix Boehm perfezionò la sua formazione con Eugénie Sokolnicka e in seguito con lo stesso Freud. Riprese poi gli studi con Karl Abraham, che incontrò a Berlino. Si sposò due volte, la prima nel 1904 e la seconda nel 1914. Ebbe due figlie che fece psicoanalizzare dalla prestigiosa psicoanalista Melanie Klein.

Il tragico decennio della psicoanalisi

A partire dal 1922, Felix Boehm entrò a far parte della Società Psicoanalitica Tedesca (DPG, l’acronimo tedesco). Fu coinvolto in uno scandalo e accusato di appropriazione indebita di fondi destinati alle borse di studio accademiche.

Con l’arrivo del nazismo, la DPG adottò le misure necessarie per impedire che l’insegnamento della psicoanalisi venisse bandito. Per raggiungere questo obiettivo, venne elaborata una dichiarazione di principi che mirava a una conciliazione con i principi del regime nazista.

La DPG costrinse gli analisti ebrei ad abbandonare l’associazione ed espulse i militanti di sinistra. Oltre a ciò, ruppe i rapporti con l’International Psychoanalytic Association (IPA). Felix Boehm fu in prima linea in tutte queste azioni.

Espresse apertamente il suo impegno per il nazionalsocialismo. Non fu l’unico, di fatto lo affiancarono altri prestigiosi psicoanalisti come Carl Gustav Jung ed Ernest Jones. Il suo scopo principale, o almeno quello di molti psicoanalisti dell’epoca, era preservare la pratica della psicoanalisi in Germania, a qualunque costo.

Mente a forma di puzzle con un pezzo mancante.

Felix Boehm e il nazismo

Boehm era da tempo interessato allo studio dell’omosessualità. Durante la dittatura nazista la DPG fu ribattezzata “Gruppo di lavoro A” e operava sotto l’egida dell’Istituto tedesco per la ricerca psicologica e la psicoterapia. Lì Boehm continuò le sue ricerche come “esperto” di omosessualità.

Egli in persona sollecitò il Reich ad adottare le necessarie misure di sorveglianza sull’omosessualità per rendere possibile una “diagnosi precoce” della stessa. La politica nazista non consisteva solamente nell’individuare gli omosessuali, ma anche di perseguitarli, sterilizzarli e/o eliminarli. Boehm sosteneva che la sua proposta aveva il fine ultimo di proteggere la popolazione. Tuttavia, anni dopo emise egli stesso diverse condanne a morte.

Terminata la guerra, Felix Boehm non mostrò alcun segno di pentimento per quanto accaduto. Uno specialista della linea freudiana, che valutò la competenza e l’idoneità degli psicoanalisti tedeschi a esercitare il loro mestiere, dichiarò che Felix Boehm era mentalmente inadatto al lavoro. Pur così, rimase nella DPG fino alla sua morte avvenuta il 20 dicembre 1958 a Berlino.

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  • Luquin, L. M. I., & de Miguel, M. S. (2010). La década trágica del Psicoanálisis: 1935-1945. Revista de historia de la psicología, 31(2), 89-102.