Harald Schultz-Hencke, psicanalista dissidente

· 19 Aprile 2019
La tendenza di Harald Schultz-Hencke a porsi al servizio del potere è l'aspetto più curioso della sua vita. Aiutò a definire una psicoterapia che si adattasse al nazionalsocialismo e, in seguito, fu artefice di un modello che compiaceva lo stalinismo.

Harald Schultz-Hencke è stato uno psichiatra e psicoterapeuta tedesco, nato a Berlino il 18 agosto del 1892. Della sua infanzia sappiamo poco; sua madre era grafologa e suo padre un fisico-chimico. La famiglia godeva di una buona situazione economica e, all’apparenza, i suoi primi anni di vita furono felici e senza particolari problemi.

Sappiamo anche che Harald Schultz-Hencke prese parte alla Prima Guerra Mondiale, partecipando al fronte di combattimento. Dopo questa esperienza che sembra essere stata traumatica per lui, fece ritorno alla sua città natale, dove iniziò gli studi di medicina.

Mentre frequentava l’università, iniziò a familiarizzare con le tesi di Sigmund Freud che attirarono subito la sua attenzione. In questo articolo osserviamo un po’ più da vicino questa ambigua figura della psicoanalisi, la sua vita e la sua opera.

Non cercare di diventare un uomo di successo, ma un uomo di valore.

-Albert Einstein-

Harald Schultz-Hencke e il suo contributo alla psicoanalisi

A seguito di un percorso di psicoanalisi con Sandor Rado, Schultz-Hencke decise di indirizzare la sua professione verso la psicoterapia. Tuttavia, in modo prematuro, iniziò a esprimere un certo disaccordo rispetto alla teoria della sessualità e dell’inconscio di Freud.

Per questo motivo, sarebbe stato presto escluso dalla Società Psicoanalitica Tedesca. Harald Schultz-Hencke iniziò quindi ad avvicinarsi alle tesi di Alfred Adler, che all’epoca si definiva socialista.

I suoi contrasti con Freud lo indussero a formulare una nuova teoria, sulla base della quale fondò una nuova scuola di psicoanalisi, sebbene in un primo momento non le diede un nome.

Nel 1926 fondò l’Allgemeine Arzliche Gesefischaft fur Psychotherapie (AAGP), un’associazione che riuniva diversi psichiatri e psicoanalisti poco ortodossi. Schultz-Hencke cercava in questa organizzazione seguaci per la sua nuova corrente.

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Gli aspetti più controversi del suo percorso si rivelarono poco dopo. Harald Schultz-Hencke fu uno dei principali artefici di quella che venne definita “nazificazione” della psicoanalisi in Germania.

Con l’ascesa del nazionalsocialismo, questo psicoanalista dissidente si trasformò in uno dei grandi collaboratori di Matthias Heinrich Göring. Insieme a lui e ad altri psicoanalisti, fondò il famoso Istituto Tedesco di Ricerca Psicologica e Psicoterapia, meglio conosciuto come Istituto Göring.

Contemporaneamente fondò la Società dei Medici Generalisti per la Psicoterapia. L’obiettivo principale di questo ente era quella di promuovere l’insegnamento della psicoterapia, adattandola al catalogo dei principi del nazionalsocialismo

Alcuni dei suoi contemporanei videro in quel gesto un segnale di opportunismo e di debolezza. E non c’è da stupirsi, visto che questa posizione emerse mentre venivano bruciati i libri di Freud e mentre altri psicoanalisti venivano espulsi o perseguitati.

La neopsicoanalisi

Harald Schultz-Hencke viene considerato, insieme a Felix Boehm, Carl Mueller-Braunschweig e Werner Kemper, uno degli artefici della “nuova medicina dell’anima tedesca”, promossa dei nazisti. In altre parole, si trovava nell’asse della cosiddetta “psicoterapia per il Germanborn”.

Sono in molti ad affermare che lo fece più per adulazione al regime che per vera convinzione. Nonostante ciò, sappiamo che in quegli anni diede forma alla sua corrente di pensiero cui diede il nome di neopsicoanalisi o neoanalisi.

L’obiettivo di Harald Schultz-Hencke era quello di creare una specie di sintesi tra la psicoanalisi classica, parte delle idee marxiste e parte dei principi di Pavlov. Quando la Germania si arrese, Schultz-Hencke organizzò una riunione di psichiatri nella Berlino Est, in quel momento occupata dalle truppe sovietiche.

Durante questa riunione, espose per la prima volta tutti i principi della neopsicoanalisi. Assicurò che si trattava di una nuova scuola, in grado di superare tutte le contraddizioni in seno alla psicoanalisi classica, integrando, inoltre, il meglio dei principi comunisti.

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Un ruolo controverso

Così come aveva collaborato con singolare dedizione con il regime nazista, allo stesso modo iniziò l’esercizio militante della sua professione per i sovietici. Schultz-Hencke divenne, quindi, uno dei collaboratori della costruzione della Repubblica Democratica Tedesca e contribuì attivamente alla persecuzione delle idee freudiane nell’era stalinista. Probabilmente fu per questo che diede particolare risalto alle idee di Pavlov.

Gli psicanalisti dell’Associazione Psicoanalitica Internazionale (IPA, dall’acronimo inglese) rivolsero forti critiche a Schultz-Hencke. Non misero tanto in discussione, tuttavia, il suo evidente opportunismo politico, quanto piuttosto le basi su cui aveva eretto la sua nuova teoria. Erano infastiditi dall’uso che egli faceva del termine psicoanalisi applicato a una teoria ben lontana dalle idee promosse dalla suddetta scuola.

Nonostante le critiche, Schultz-Hencke ebbe un ruolo di spicco nella Germania comunista. Il suo testo più rinomato porta il titolo di  La persona inibita. Morì il 23 maggio del 1953 nella Berlino est. Sebbene le sue tesi godettero di un certo riconoscimento in tutto l’asse socialista di allora, dopo la caduta del Muro di Berlino non hanno riscosso grande fama nel mondo.

  • Schultz-Hencke, H. (1951). Sobre el desarrollo y el futuro de los conceptos psicoanalíticos. Revista de psicoanálisis, 8(2), 283-284.