Ferita primaria: cicatrici latenti che vivono nel presente

· 26 maggio 2018

La ferita primaria è un trauma irrisolto. Esemplifica e sottolinea la violazione dell’attaccamento, la rottura di quel legame essenziale tra un bambino e i suoi genitori; è il tradimento dei bisogni emotivi insoddisfatti, inascoltati. Questo dolore, originato in età precoce e mai risolto, cerchiamo di anestetizzarlo in età adulta, tuttavia, continua a condizionarci.

In psicologia, e in particolare nell’approccio psicoanalitico, viene data grande importanza alla ferita e al trauma. Freud spiegava che queste lesioni psichiche vanno dall’esterno all’interno. Si verificano nel nostro ambiente più vicino, soprattutto durante l’infanzia. Così, e ben lungi dal dissolversi con il tempo, questa ferita originale sopravvive, rimane latente ed entra nel nostro essere creando numerosi strati fino a gravitare in qualsiasi area della nostra vita…

Sigmund Freud e sua figlia Anna Freud hanno rivelato per la prima volta l’influenza delle prime esperienze sullo sviluppo della personalità, e negli anni ’90 è stato pubblicato un libro decisivo in relazione a questo argomento. La ferita primaria. Comprendere il bambino adottato ci spiegava per la prima voltail trauma silenzioso, invisibile, ma permanente vissuto dai bambini adottati.

Nancy Verrier, autrice del libro, individua le idee chiave su questo vincolo interrotto,  l’affetto perinatale violato o le ferite spesso inconsce che l’essere umano tende a trascinare nella sua età adulta come risultato di un’infanzia costellata da lacune.

Bambino con espressione triste

Cos’è la ferita primaria?

L’essere umano ha un bisogno che va oltre il cibo. Quando un bambino viene al mondo, ha bisogno prima di tutto di sentirsi protetto, inondato di affetto e sostenuto dall’amore. L’amore ci dà un posto nel mondo e ci nutre. L’amore ci aiuta a svilupparci con sicurezza in un ambiente empatico, dove sappiamo di essere importanti per qualcuno.

Anche quando uno psicologo o un terapeuta ricevono il loro paziente, cercheranno a loro volta di creare un ambiente in cui l’empatia e la vicinanza siano sempre patenti e palpabili. Le persone hanno bisogno di questi nutrienti, perché se non li percepiscono, se non li vedono o non li sentono, il loro cervello reagisce quasi subito. Compaiono il sospetto, la paura e la tensione.

Questo è ciò che prova un bambino quando non riceve un attaccamento sicuro. La ferita primaria viene inflitta quando i genitori non sono accessibili a livello emotivo, psichico o fisico. A poco a poco la mente del neonato viene invasa da ansia, fame, desiderio emotivo, vuoto, solitudine, perdita e mancanza di protezione.

Neonato che afferra un dito

Possiamo vedere la ferita primaria quasi come un sacrilegio evolutivo. Il processo di “ominazione” attraverso cui ogni essere umano passa, deriva prima di tutto da uno scambio di affetto solido e da una costante vicinanza tra madre e figlio. Non possiamo dimenticare che un bambino viene al mondo con un cervello ancora immaturo e che ha bisogno di quella pelle e di quell’attaccamento sicuro per continuare a crescere e avviare una esogestazione con cui promuovere la continuità del suo sviluppo.

Se qualcosa non funziona in questo processo, se nei primi tre anni di vita vi è un’interruzione di tale iter, avviene una frattura invisibile e profonda, una ferita che nessuno vede. La stessa che (probabilmente) in futuro ci limiterà in diversi aspetti della nostra vita. Vediamoli a seguire.

Effetti della ferita primaria

Handbook of attachment, degli psicologi Jude Cassidy e Phillip R. Shaver, è un libro molto interessante considerato il manuale di riferimento nello studio dell’attaccamento. In questo lavoro ci viene ricordato che il fine proprio dell’essere umano è l’autorealizzazione. Il nostro scopo è quello promuovere la sicurezza per favorire la nostra crescita personale ed emotiva, godendo così di una vita piena con noi stessi e con gli altri.

Una delle condizioni più importanti affinché ciò accada è quella di godere nei nostri primi anni di vita di un attaccamento sicuro, maturo, vicino e intuitivo verso i nostri bisogni. Se questo non accade, si genera la ferita primaria e con essa i seguenti effetti:

  • Insicurezza e bassa autostima.
  • Impulsività, cattiva gestione emotiva.
  • Aumento del rischio di soffrire di vari disturbi psicologici.
  • Difficoltà a instaurare relazioni affettive.
  • Sviluppo di una “personalità da sopravvivenza”. Cerchiamo di mostrare autonomia e sicurezza, ma il vuoto sopravvive ed è comune passare da momenti in cui l’isolamento e la solitudine sono necessari a momenti in cui si desidera la prossimità, qualunque essa sia, sebbene sia dannosa o falsa.
Uomo triste che guarda dalla finestra

Come guarire la ferita primaria

La cosa più appropriata da fare in questi casi è chiedere aiuto a un professionista. Negli ultimi anni stanno acquisendo sempre più importanza le terapie come la EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing). È una tecnica in cui i diversi tipi di stimolazione ed elaborazione delle informazioni sono combinati in modo che la persona porti alla luce esperienze traumatiche e ferite infantili, in modo da parlarne, riconoscerle e gestirle meglio.

Vale la pena di indicare anche quelle strategie di base di cui si fa spesso uso per affrontare e guarire la ferita primaria:

  • Prendere coscienza delle proprie emozioni latenti e dare esse un nome.
  • Mettere in evidenza i propri bisogni insoddisfatti (affetto, sostegno, mancanza di protezione, vicinanza empatica…). Bisogna”legittimare” questi bisogni e non reprimerli.
  • Riflettere sulla solitudine provata durante l’infanzia. Lo faremo senza paura, senza rabbia e senza vergogna. Alcune persone evitano di pensare al vuoto vissuto nella loro infanzia, preferiscono non guardare quegli anni di sofferenza perché fanno provar loro dolore e disagio. Dobbiamo portare alla luce questo Io ferito, quella parte di noi ancora piena di rabbia perché non ha sperimentato abbastanza affetto e sicurezza.
  • Comprendere che non è stata colpa nostra. La vittima non è colpevole di nulla.
  • Permettersi di liberare la propria tristezza, le proprie emozioni. Sfogarsi.
  • Impegnarsi a cambiare, ad assumersi la responsabilità di un cambiamento verso il benessere interiore.
Donna che piange

Infine, gli esperti di gestione della ferita primaria e del trauma ci invitano a perdonare. Concedere il perdono ai nostri genitori non li esenta dalla colpa, ma ci permette di liberarci dalle loro figure. Significa accettare quello che è successo, assumere la realtà di tutto quello che abbiamo sofferto, ma essere in grado di offrire un perdono che ci permette di chiudere il ciclo del dolore per andare avanti molto più alleggeriti. Liberi da dolore, rabbia e ricordi di ieri.

Riflettiamoci. Vale certamente la pena di comprendere la complessa realtà psicologica rappresentata dalla ferita primaria.